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Istrionico 46% 43%
Narcisistico 41% 41%
Evitante 62% 39%
Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
*scores in gray are the average web score

Credits



martedì, 03 novembre 2009 ore 14:53

Due mesi tondi tondi di silenzio necessitavano di un buon motivo per essere rotti.

Oltre che un buon motivo, una buona notizia.

Diciamo che mi piacerebbe intavolare qualche discussione con i sostenitori della tesi "il crocifisso è simbolo delle nostre tradizioni".

Beh, allora perché non inchiodare una pizza?

O una lupara.

(by deceptionisland)
Categorie: politica religione società

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giovedì, 03 settembre 2009 ore 10:29
Ho cercato casa così tante volte che ormai ho la possibilità di redigere una sommaria tassonomia degli annunci, specie degli annunci per così dire non conformi alle aspettative.
Andiamo in ordine rigorosamente sparso:

- Quelli che nella sezione annunci di Genova mettono le case in provincia di Cuneo. Originali.

- Quelli che non hanno ben presente la differenza tra residenziale e casa vacanza.

- Quelli che ti affittano case con prezzi variabili a seconda del mese: 600 a maggio, 1600 a giugno. Ovvero, quando la confusione tra casa e casa vacanza è quanto mai concreta.

- Quelli che scrivono "centrale" salvo poi specificare che è il centro di qualche quartiere tipo Sampierdarena, Sestri ponente o addirittura Arenzano. Insomma, il centro della periferia.

- Quelli che ti affittano un appartamento chiedendoti di non portare ospiti. Già che ci siamo potrebbero chiederti se gli fai la cortesia, di non entrarci manco tu.

- Quelli che pubblicano gli annunci il 2 agosto per case disponibili dal 1 agosto. Chiaramente, i periodi di preavviso per la disdetta, per queste persone non esistono.

- Quelli che non chiedono soldi ma altri tipi di compensi. E sì, è capitato.

- Quelli che addirittura offrono compensi. Disorientante.

- Quelli di Casa Veloce. Pubblicano tre, quattro annunci di monolocale centrale adatto single o coppia con giardinetto e vasca idromassaggio a 350 euri al mese, poi vai lì e per darti il numero del proprietario ti chiedono 180 euro anticipati; dopo che tu, che magari sei un po' ingenuo, hai pagato e telefoni, succede che il numero non risponde, che quelle case non sono esattamente a quel prezzo, che un trilocale magicamente diventa un monolocale, che sono già state affittate...

- Quelli che fanno un po' i vaghi sulle spese condominiali, ovvero ti dicono "tutto incluso" ma poi di incluso c'è solo l'affitto.

- Quelli che chiedono di essere "referenziatissimi". Cioè, una dichiarazione di Gesù Cristo è appena sufficiente.

- Quelli che ripetono compulsivamente lo stesso annuncio in caps lock almeno 4 volte di seguito (a Genova, abbiamo Rosalia e Riccardo). E dopo che tu li hai chiamati, ti rimandano tre volte lo stesso annuncio via sms.

- Quelli che rispondono ai tuoi annunci proponendoti una soluzione a un prezzo di almeno 200 euro/mese superiore a quello che avevi proposto, perché si sa, l'appetito vien mangiando.

- Quelli che gli spedisci una mail con richiesta di informazioni ben precise (tipo: da quando è disponibile l'appartamento? perché se è disponibile da ieri non m'interessa), e ti dicono di chiamarli per avere informazioni. Forse hanno l'autoricarica.

- Quelli che quando tu gli chiedi il prezzo ti rispondono "no, guarda, il prezzo non te lo dico, devi prima vedere la casa, centralissima, luminosa, ben arredata, condominio signorile, portiere e giardini... se ti dico il prezzo, così, magari ti sembra eccessivo". E sì, perché non esiste che tu abbia un budget limitato.

- Quelli che siccome il pagamento una volta al mese è una cosa troppo banale, ti propongono cose del tipo: mi dai trecento al mese regolarmente, più centocinquanta in nero anticipati una volta ogni tre mesi, e le spese condominiali una volta l'anno. Glom.

(seguono eventuali integrazioni successive)
(by deceptionisland)
Categorie: casa

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venerdì, 21 agosto 2009 ore 20:43
Oggi inizia il Ramadan.
Per cinque minuti ho pensato di provare a farlo pure io, prima di darmi dell'imbecille.
Non perché pensi che fare il Ramadan sia un'idea idiota in sé (i non musulmani che l'hanno provato ne dicono un gran bene), ma inaugurarlo in questo periodo, in pieno palleggio lavoro-scuola-caseditrici-ripetizioni-ricercaimmobile-querellesdamour è un'idea idiota.

Però mi sorge un dubbio: ma un musulmano che vive, che ne so, a Tromsø o a Murmansk*, come pensa di cavarsela in questo mese?
Attendo ragguagli.

(*località poste all'interno della calotta polare artica, zona nella quale in questo periodo si registra una certa carenza di ore notturne)
(by deceptionisland)
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lunedì, 17 agosto 2009 ore 19:22

AZERTY. Ho provato a giovarmi di una connessione internet locale, ma a parte l’essere abbastanza instabile, quantunque non lenta, occorre sapere che le tastiere in Marocco non sono QWERTY né QZERTY, bensì AZERTY . Chiaramente ciò implica una permutazione non banale di tutti i tasti. Insomma, se si vuole usare internet a pagamento negli hotel senza stare due ore a trovare i tasti giusti e pertanto spendere una fucilata, occorre un training specifico.

BEE SWEET. In Marocco vanno forti i dolci al miele. Api comprese. E sì, perché quando ho scovato le prime zlabia dal 2007, ho dovuto fare i conti con questo piccolo inconveniente: le pile di dolcetti al miele nei mercati sono completamente ricoperte di api. Ma ce l’ho fatta, sia messo agli atti. Anche perché come ho scoperto dopo si tratta di una varietà di api che, bontà loro, o non pungono oppure non hanno particolare interesse a farlo.

CHERCHEZ LA FEMME. Se siete una donna europea e volete andare in giro da sola, troverete molti corteggiatori, il che non è particolarmente lusinghiero, anzi è una seccatura dato che il marocchino di turno vi seguirà come un pezzo di chewingum attaccato alla suola. Se i vostri lineamenti lo permettono, potrete cercare di mimetizzarvi con un abbigliamento adeguato, purché abbiate la complicità di una donna locale che vi insegni  come acconciare correttamente il velo (il che è complicato quasi quanto indossare un sari indiano senza sembrare una caramella). Ma c’è il rischio che vi sgamino lo stesso perché, a differenza delle autoctone, con l’abbigliamento adeguato suderete come forme di pecorino messe a stagionare.

DOLENTI NOTE. È garantito che vi ammalerete. L’alimentazione è diversa, più speziata, e se già il caldo non aiuta, l’aria condizionata – solitamente usata in modo del tutto irresponsabile(vedasi più avanti) – vi darà il colpo di grazia. Non ve ne accorgerete subito, ma le coliche e la nausea vi assaliranno tipicamente il giorno in cui dovrete fare il tragitto più lungo in autobus, oppure il giorno in cui dovrete formicolare per qualche medina incasinatissima. Rassegnatevi a fare scorta di antispastici e a prenderne una razione doppia subito dopo colazione.

FES. Prendete il centro storico di Genova, quintuplicatelo in estensione, triplicate il numero di attività commerciali, quadruplicate la densità di popolazione, metteteci un asino ogni due abitanti e infine dimezzate la larghezza dei vicoli: avrete una vaga idea di cos’è la Medina di Fes. Roba che col filo di Arianna ci facevi giusto uno o due isolati.

GATTI. In Marocco ci sono tanti tanti gatti. Nella casa berbera che abbiamo visitato sono stata scelta come sofà dal gatto di casa, cosa che ha ovviamente giovato al mio orgoglio, salvo scoprire che non si sa come il pelo di quel gatto conteneva allergeni di razza sconosciuta e ferocissima. Ecciù.

HOLA. Non si capisce perché, ma i gruppi di italiani li riconoscono subito (ma questo non solo in Marocco). Ma se andavo in giro da sola lì per lì mi prendevano per spagnola o, un paio di volte, per inglese (?).

INSCIALLAH. Una parentesi va dedicata all’Insciallah, termine di cui per loro ammissione i marocchini (e gli arabi in generale) fanno uso abbondante tutto il giorno. Tecnicamente, significa “se dio vuole” ed è espressione del tipico fatalismo dei paesi caldi. Ma spiegarla in questo modo è abbastanza riduttivo; in realtà è un modo abbastanza polivalente di rispondere, che non vuol dire né sì né no. Ad esempio, ho sentito la nostra guida dire alla signora cui avevano perso i bagagli “le valigie, insciallah, dovrebbero arrivare stasera” (cosa che chiaramente non è successa, by the way), ma si può anche dire ad esempio “ci vediamo stasera alle sei?” “insciallah!”, con questo sottintendendo “metti che mi capiti qualcosa, che mi addormenti, che mi scordi? Io ci provo, ma non ti prometto nulla…”. Pertanto, oltre al fatalismo, rappresenta anche quel pizzico di giocosa inaffidabilità araba.

LA SPEZIA. Il cibo non è, generalmente, piccante, ma comunque l’uso molto più variegato di spezie mi ha permesso di apprezzare alcune verdure che in Italia solitamente non degno di considerazione. Ciò peraltro, combinato probabilmente alla sudorazione tropicale, ha contribuito a debellare quella piantagione di brufolini che avevo in faccia prima di partire.

MONKEY PEE, MONKEY POO. Se vi viene in mente di fare una foto con un macaco, fate in modo di indossare capi altamente sacrificabili o, ancora meglio, munite il vostro braccio di qualcosa di impermeabile. Non è così raro che i macachi facciano i propri bisogni addosso ai turisti, i quali vengono rabboniti dicendo che porterà loro fortuna. Considerando che nella stessa giornata un uccello mi ha cacato sulla mano, forse dovrei cominciare a distribuire un po’ di numeri.

NOTTI CALIENTI. Devo ancora capire perché nelle camere d’albergo, tra il lenzuolo e il copriletto, ci fosse un plaid spesso due centimetri. L’ho già detto che non faceva proprio freschino, sì?

PAESE CHE VAI. Ogni paese ha le sue specialità artigiane: Meknes il damaschinato e il ricamo a punto doppio, Fes le concerie, i tappeti, la lavorazione della ceramica e quella dell’ottone, Marrakech l’argento, la seta e le spezie, ivi incluse le erbe officinali. Gli oggetti artigianali marocchini non sono così a buon mercato come si può credere, ma sono interamente fatti a mano (e parlo ad esempio, tra le altre cose, sia dei singoli pezzi, sia dell’assemblaggio dei mosaici che vanno a formare tavolini, fontane o superfici ampie come pareti) e di un materiale di qualità e resistenza decisamente superiore rispetto a quello che possiamo trovare allo stesso prezzo in Italia. Avendo soldi da spendere e spazio in valigia, è veramente un bonheur des dames, purché siate pronti alla più estenuante delle trattative. Infatti è una tradizione berbera saldamente radicata quella di trattare il prezzo su qualsiasi cosa, e di rimanerci male se vi fermate al primo prezzo. Tanto più che solitamente il primo prezzo è ridicolmente alto anche in base agli standard europei,  e quindi voi dovrete tirare ridicolmente in basso, tanto “un berbero non si offende mai”. Guardate gli italiani, tanto tempo fa: non hanno trattato e si sono trovati a scambiare un chilo di marmo di Carrara per ogni chilo di zucchero. Comunque sarete incentivati a “sostenere l’artigianato tradizionale” lasciando, in pratica, mezzo stipendio a ogni bottega. Cosa che voi non solo farete, ma farete con una certa ebbrezza.

ROAD TRIPPIN. I marocchini si vantano di avere un traffico turbolento e un codice della strada quanto mai vago. Diciamo che la maggior parte dei marocchini non è mai stata a Bombay; ma anche senza spingersi così a est, anche considerando il fatto che il casco è un optional, i segnali di stop sono giusto un ornamento per turisti, qui e là c'è un po' di congestione e spesso si fanno mosse azzardate, onestamente a Napoli ho visto molto di peggio.

SALAMELECCHI. Un marocchino si dimostrerà sempre esageratamente contento e compiaciuto se al saluto “Salam aleik” tu rispondi “aleik salam”. Inoltre è dimostrato empiricamente che un “lâ, sħukrân” fa desistere i venditori ambulanti con maggior efficacia di un “non, merci” o qualsiasi altra forma di rifiuto, anche se la capiscono benissimo.

TEATIME. Anche se non vi piace la menta, amerete il tè alla menta, la cui preparazione segue un cerimoniale ben preciso. Il tè alla menta viene consumato in quantità industriali dai marocchini e, a sentir loro, ha una miriade di proprietà officinali che lo rendono praticamente un elisir senza controindicazione alcuna.

USANZE CHE TROVI. Mi stupisce sempre (ma sempre di meno) come un paese che consideriamo di secondo mondo sia più libero e più avanti di noi su diverse cose. Infatti ricordo che nel tragitto albergo-Suq si trovava una clinica per la riproduzione assistita dall’insegna che pur non essendo né particolarmente vivace né pacchiana, riusciva a farsi notare; e mi rendevo conto che in Italia una clinica per la riproduzione assistita avrebbe dovuto inserirsi nell’architettura cittadina in punta di piedi, se non con vergogna. Inoltre il Marocco, pur essendo a maggioranza musulmana, non è uno stato confessionale, e infatti chiese e moschee convivono tranquillamente, in alcuni casi porta a porta. Questo la dice lunga sulla profonda ignoranza di coloro che fanno un pastrocchio tra Islam e integralismo islamico e si oppongono alla costruzione di moschee in Italia in nome di una travisata difesa delle tradizioni (qualcuno può forse dire che il Marocco non sia fedele alle proprie tradizioni?) o ribadendo che siccome *loro* non ci permettono di costruire chiese nei *loro* paesi, noi non dobbiamo permettere *loro* di costruire moschee. Poco importa che questi *loro* non rappresentino affatto la totalità dei paesi a maggioranza islamica, e con la fondamentale differenza che mentre da una parte abbiamo stati confessionali, l’Italia è uno stato laico, che può e dovrebbe garantire la pluralità religiosa. O almeno così avevo letto sulla Costituzione un po’ di tempo fa. Detto per inciso, la proibizione, vigente in Marocco, di entrare nelle moschee per i non musulmani è una legge coloniale, istituita dai francesi per tutelare la tranquillità delle funzioni religiose del popolo soggetto (o meglio, per non farlo troppo incazzare).

VENTICELLO. Per dare un’idea di come venga usata l’aria condizionata in paesi come questo, racconterò la mia esperienza con la ceretta berbera. Ossia, la ceretta berbera in sé è tale e quale a una ceretta ligure; ma andiamo per ordine. Avendo il pomeriggio libero, la più parte delle donne del gruppo espresse l’intenzione di provare l’hammam, cosa che avrei gradito anche io, ma la mia pressione sanguigna mi stava dando segnali a dir poco preoccupanti da un paio di giorni. Così, avendo adocchiato un salone di estetica affacciato sulla piazza del Suq di Marrakech, decido di approfittarne, anche perché la mia estetista è in vacanza e sto seriamente cominciando a valutare l’acquisto di una fornitura di napalm. Comunque, con un gesto tanto ammirevole quanto stupido, decido di andare a piedi dall’albergo al Suq. Alle quattro del pomeriggio. Per un tragitto di 45 minuti solo parzialmente ombreggiato. Con una temperatura che, scoprirò dopo, si aggira sui 50 gradi. Non ci sono adeguati paragoni acquatici per descrivere il mio aspetto all’arrivo. Magari potrei dire che aspiravo al titolo di miss Caffetano Bagnato, ma sarebbe riduttivo. Comunque, una volta che son lì, mi scuso per la profusione di liquidi. Senza scomporsi l’estetista, una volta che mi son stesa sul lettino, mi fa “non ti preoccupare” e mi piazza addosso il getto del condizionatore dicendo “così ti asciughi!” con un candore tale che non ho avuto il coraggio di dirle nulla. Pazienza che poi mi si sono asciugati anche i polmoni.

ZENA. Vengo a sapere che genovesi e marocchini sono stati a lungo in contatto nei secoli passati. Ecco perché i genovesi sono così diffidenti in generale.

Una parentesi per il raffinato sadismo dei tedeschi. Che c’entrano i tedeschi, direte voi? Beh, il volo di ritorno era così strutturato: partenza tonica all’1.45 ora di Casablanca (cioè 2.45 CET) e scalo a Francoforte. Soprassedendo sul delirio che si è impossessato dell’aeroporto di Casablanca a causa dello sciopero della Royal Air Maroc, che gestisce i voli in code share con tutte le compagnie ad eccezione di Lufthansa e Jet4you (e, vivaddio, noi avevamo il volo Lufthansa), siamo arrivati a Francoforte al gate A24. Guardo il mio biglietto e, considerata la ragguardevole estensione dell’aeroporto di Francoforte, penso: che culo, ho il volo per Milano al gate A21. Frattanto ci annunciano che devono farci il controllo passaporti (ma non ce l’avevano già fatto a Casablanca? no? e quella mezzoretta di coda che era?), e indovina? Arriva un pullman che ci porta precisi precisi all’altra estremità dell’aeroporto. Fuck!

(by deceptionisland)
Categorie: viaggi

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giovedì, 30 luglio 2009 ore 02:09
A distanza di un mese e passa, è difficile gestire i sentimenti scatenati dalla tua morte.
Il tam-tam mediatico è insopportabile. Una volta guardavo tutto e poi m'incazzavo, ora non voglio guardare. Mi sembra di conoscere cose che non sanno, di quella conoscenza soprannaturale che gli altri non potranno mai capire, che invece di essere distorta dall'amore ne è avvalorata, perché ad alcune persone l'amore permette di aprire gli occhi sull'abisso senza paura.
E' difficile capire se sto seguendo la mia onda emotiva o quella di tutti gli altri, e brucia quando sento parole come "adesso che è morto lo amano tutti". Mi sento colpevole per aver messo da parte quest'amore per tanti anni, senza degnarlo di uno sguardo, anche se so che, per preservare la mia salute mentale, non ho potuto far altro che dire addio.
Vorrei dirti che non ti ho abbandonato, che se tu fossi tornato da me a chiedere aiuto io ci sarei stata ma tu eri nella terra del mai e io finalmente stavo riuscendo a dare un senso alla mia vita reale. Quindi non è stata colpa mia se sei rimasto senza di me.
Me lo ripeto, ma non funziona, anche se un po' mi calma.
Vorrei tanto che mi tornassi a trovare con la stessa forza con cui ti immaginavo sempre lì intorno. Vorrei riuscire a materializzarti lì con la mia immaginazione come facevo allora. Adesso parlo un inglese più che decente e non ci sarebbe nemmeno quella forzatura di far finta che ci sia una specie di pesce babele a farci capire.
E' difficile avere a che fare con le persone sedicenti vicine a me, che non riescono, non riescono a capire come mai per me è un lutto personale che ho bisogno di elaborare come tale, e non fanno che ricordarmi che tu non sapevi manco chi ero, e che eri una cosa finta.
Non riescono a capire come la potenza evocativa di una tredicenne potesse renderti così reale, così vicino, da darti più concretezza di tutto ciò che succedeva veramente. Per due anni abbiamo passeggiato, dormito, parlato, fatto progetti assieme. Non era vero, ma per me era più reale del reale. Nel modo in cui si radica in una persona il sentimento anche quando è finito, questo dovrebbe contare.
Non che fossi proprio tu in quella zona di spazio dove la mia mente ti vedeva.
Forse più di tutti c'ha azzeccato mio padre quando scherzosamente ha chiesto cosa ci avevi lasciato.
In fondo io non chiedevo che di ricordarti, di parlare di te per un po', di versare due lacrime, di trovarti, benevolo e sorridente, in qualche sogno, un perfetto commiato. E così è stato, nonostante dicessero che non era normale, non era giusto così. Che stavo facendo di male? Che conseguenze poteva avere? Forse che una simil-psicosi isolata e non distruttiva danneggia qualcuno?
E mi vengono in mente cose stupide, tipo che l'unica persona in grado di capirlo saresti stato tu, di tutti i miei amori non infantili l'unico inventato.

E' anche difficile capire come devo ricordarti.
Perché qui, casca l'asino.
Credo alla malattia, credo all'innocenza, ma per esserti fatto segare le ossa a quel modo non hai scuse.
A quale dei tuoi volti devo rivolgere i miei patetici sospiri? Insomma, non sono più così pazza, e non ne ho abbastanza per tutti voi.
E che volto avrà colui che spero venga a trovarmi nuovamente, nei sogni a occhi più o meno aperti?
Mi manchi, Joe.
Se mi avessero chiesto come mi sarei sentita, avrei saputo dirlo, che mi saresti mancato.
Ma non me l'ha chiesto nessuno, Nessuno mi ci ha fatto pensare.
Mi dispiace.
(by deceptionisland)
Categorie: diario, disagio

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mercoledì, 29 luglio 2009 ore 14:58
Leggo oggi che la Lega, rappresentata dalla deputata Paola Goisis, vuole introdurre un esame per verificare la conoscenza del dialetto e delle tradizioni della regione in cui i docenti intendono insegnare.
Chiaramente è il classico provvedimento anti-sudista, ma non occorre che io vada così a Sud per trovare casi di gente che sarebbe fortemente penalizzata da certi criteri di valutazione.

Che so, ad esempio: me.

Io sono figlia di madre genovese e padre sardo trapiantato a Genova da qualcosa come 45 e passa anni.
Mia madre a sua volta è figlia di un genovese e di una toscana.
Risultato prevedibile: il genovese non s'è mai parlato a casa e non essendo materia curricolare scolastica né delle elementari, né delle medie, né del liceo, per impararlo avrei dovuto o studiarlo per conto mio come hobby, o frequentare i besagnini e i maxelâ praesi o giù di lì, dato che a Genova centro tendono a non parlarti in genovese.

La prima opzione mi manca. Mea culpa, ho sempre pensato che gli interessi personali uno se li dovesse scegliere personalmente. (Lo stesso dicasi per le tradizioni liguri che, mi pento e mi dolgo, non hanno mai suscitato il mio fervido interesse.)
La seconda, giacché abitavo in centro (cioè a 15 km da Prà), mi riusciva difficile, specie in tenera età.
Senza contare il fatto che fino a qualche lustro fa parlare in dialetto in casa veniva considerato diseducativo. A scuola si parla italiano, eccetera.

Insomma, ecco, io... io il genovese non lo so. Capisco le canzoni di De Andrè perché amo De Andrè, ma è povera cosa, mi rendo conto. Non supererei un esame linguistico.
Ma mai avrei immaginato che tali mancanze, secondo alcuni, avrebbero potuto inficiare il mio futuro da insegnante.

Ma senza scendere troppo nel melodramma personale, prendiamo alcune regioni, tipo il Friuli Venezia Giulia o la Lombardia, in cui è difficile definire "il" dialetto.

Infatti, per un triestino d.o.c.g., non solo è probabile che non sappia il friulano, ma sarebbe anzi considerato una grave onta, da lavare nel sangue, che lo conoscesse.
Non so poi quali rapporti corrano tra Milanesi, Bergamaschi e Comaschi, ma non credo che i rispettivi dialetti siano esattamente intercambiabili.

Oppure si considerino alcune minoranze linguistiche del Trentino-Alto Adige, tipo il ladino, che ha notevoli variazioni da valle a valle. Coloro che sono cresciuti in Val Gardena devono anche dimostrare la conoscenza del ladino della Val di Fassa?
E i sardi di Alghero, che parlano una variante del catalano, devono anche mettersi a studiare la lingua sarda? Credo che non la prenderebbero affatto bene.

Probabilmente è solo la classica fumata nera che si dissolverà, e in effetti vedo che il grosso è già stato ritrattato. Tuttavia si parla ancora di test propedeutici, preselettivi per consentire l'accesso agli albi regionali degli insegnanti. E la Gelmini dichiara che sull'insegnameno della cultura locale e del dialetto si può ragionare.

(Serve davvero che io mi chieda come l'insegnamento del dialetto e delle tradizioni locali possa aiutare la crescita del paese?)

Anche se tutta questa marea di cazzate non dovesse passare, mi rende profondamente inquieta e pessimista il solo fatto che sia stata proposta.
(by deceptionisland)
Categorie: lavoro, lingue, disagio, idiozia umana, politica religione società, etnicamente

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venerdì, 24 luglio 2009 ore 10:01
Ieri mattina è arrivata ai miei una lettera dalla RAI la quale dichiarava con baldanza che in base ad accertamenti eseguiti bla bla, mia madre non risulta appartenere allo stesso nucleo familiare di mio padre, ergo è necessario che ella stipuli un ulteriore contratto (o, in soldoni, che paghi un altro canone). A mo' di ulteriore persuasione, allegavano un bollettino precompilato.

Ciò è bizzarro, dato che mia madre e mio padre sono sposati, e risiedono (non solo nominalmente ma anche fisicamente) allo stesso indirizzo. Non mi viene in mente molto altro che due persone possano fare, per risultare nello stesso nucleo familiare.

Il che mi fa storcere il naso soprattutto perché alle università non importa che tu riceva uno stipendio che ti rende indipendente e sia effettivamente domiciliato altrove, basta che tu risieda nella stessa casa dei tuoi genitori e automaticamente siete un tutt'uno (o, in soldoni, più tasse).

Devo proprio metterci la morale?
(by deceptionisland)
Categorie: imprevisti

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mercoledì, 22 luglio 2009 ore 11:28
Vostro Onore, lo ammetto, sono preda di pericolose e sgradevoli derive brunettiane.
Ma vedete, Vostro Onore.
Stamattina sono andata a consegnare, già compilato in tutto, un foglio che mi aveva spedito l'INPDAP.
Mi avevano minacciato che, se non avessi portato quel foglio, non mi avrebbero dato il TFR per il Deledda.
E anche se non è proprio come vincere alla lotteria, su quelle poche decine di euri non me la sento proprio di sputarci su.
Sono arrivata lì alle 9:08, fa fede il numerino eliminacode, che mai come in questo caso ha suonato come immensa e smargiassa presa per il culo.
(Mi perdoni Vostro Onore, cercherò di moderare il linguaggio.)
Sarei arriva anche prima, ma avevo fatto il classico parcheggio acrobatico e ho dovuto tirar su quei due scooter che avevo abbattuto.
Ma torniamo all'INPDAP.
Dovevo consegnare questa dichiarazione in cui giuravo che insomma, non lavoravo più per la pubblica amministrazione.
Roba da tre minuti a volerci fare proprio tanta attenzione.
Sono arrivata, dicevo, alle 9:08 e ne avevo davanti due.
Haha!, ho pensato.
45 minuti dopo, quando mi hanno chiamata, non la pensavo più alla stessa maniera.
Ho provato a chiedere se veramente era necessario che facessi la coda per un modulo che volendo potevo giusto giusto depositare su una scrivania qualsiasi, per poi andarmene.
Niente da fare.
Quarantacinque minuti per un foglio, con due persone davanti, sono abbastanza per covare dei rancori simili a quelli del giudice di De Andrè.
Con tutto il rispetto parlando, eh, Vostro Onore.
Quando sei lì ti vengono in mente diecimila modi in cui la faccenda potrebbe essere gestita meglio.
Che ne so: avendo tre sportelli, invece di metterne due per i pensionati e uno per i non, fare il viceversa.
Dato che i pensionati, per definizione, non hanno tantissime cose da fare, o anche se le hanno, possono organizzarsi in modo da non averne per una mattinata.
O magari, invece di aprire alle nove, aprire alle otto e mezza, oppure, addirittura!, alle otto.
Non è carino dare per scontato che siccome tu non fai perlopiù una mazza, gli altri vivano la tua stessa situazione.
Quando mi son trovata davanti sta biondona vaporosa con la scollatura incartapecorita, ho capito che non avrei mai potuto prendermela con lei.
Non sembrava lavativa, solo che lo vedevi che non ci arrivava.
Nemmeno la soddisfazione di fare una sfuriatina piccola così.
Cionondimento non è che la mia pratica sia stata sbrigata in più di quattro minuti, anche contando gli handicap della signora.
E quando si è trattato di andarsene, pure gli ascensori mi hanno fatto aspettare.
Lei capisce, Vostro Onore, che è bene che la gente non si porti dietro abitualmente dei lanciafiamme...
(by deceptionisland)
Categorie: lavoro, politica religione società

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domenica, 19 luglio 2009 ore 22:48
Ho camminato un sacco. Ho anche fatto pace coi bus, ma perlopiù ho camminato. Ho camminato fino a farmi venire il mal di testa.
Solito mercatino di Brignole, solito miscuglio di banchi con motivatori in parte napoletani e in parte indiani, che proporzionati rispettivamente all'Italia e al mondo poi son la stessa cosa.
Non partivo dall'idea di comprare qualcosa, ma alla fine quando vedo tutte quelle strane mutande® accatastate lì come pesce fresco al mercato della boqueria, devo buttarmici (a pesce, appunto).
Il bottino, incentivato da un succulento 3x2, è di tre strane mutande® e tre reggiseni ordinari. Le acquirenti al banco erano spronate da un indiano che parlava napoletano. La crème de la crème, insomma.
C'è anche spazio per un paio di sandali di sughero che, per motivi logistici, ho deciso di sostituire a quelli che avevo ai piedi e che ora, a fine serata, mi hanno riempito i piedi di brillantini (oltre che di piaghe, chiaramente). Me le ha vendute l'unico sardo, che mi ha ispirato subitanea simpatia come tutte le minoranze.
L'innalzamento di umore è stato un po' smorzato dalla brillante idea di prendere il treno per andare alla Fiumara e farmi abbindolare dallo sgargiante mondo di Co.Import. Il mio entusiasmo non ha preso bene il fatto che per motivi non precisati il treno per Alessandria, un classico treno-speranza che alternava carrozze calde, carrozze pinguino e carrozze che puzzavano di piscio, abbia indugiato in silenzio dieci minuti oltre il dovuto. Cosa che su un tragitto che nei miei piani doveva essere di dieci minuti comincia a diventare seccante.
Ma Co.Import fa tornare il sorriso a tutte le casalinghe frustrate, alle adolescenti dal cuore spezzato e a me, che più o meno in un certo senso sono una via di mezzo tra le due categorie. E poi c'erano i saldi! Roba da non credere. Che se non fossi abbastanza smaliziata e pidocchiosa non mi sarei portata indietro un euro. Ma c'è scappato un dispenser (perché ho deciso che quello che già ho mi fa cagare) e un portachiavi a strascico (nel senso che è formato da una serie di pendagli di lunghezza più o meno di quindici centimetri, in modo che possa attorcigliarsi con le chiavi e le cuffie dell'ipod rendendo il tutto inservibile).
Ho valutato anche l'ipotesi di fare un salto all'Ikea, ma grazie al cielo era un po' troppo tardi (non per me che farei acquisti anche alle due di notte, ma quelli dell'Ikea non la pensano allo stesso modo). Sono ritornata in me prima di lanciarmi nell'acquisto di un ipod nuovo bello arancione da Mediaworld, ma non ho pututo evitare un ultimo sussulto di mania compereccia che mi ha deviata da King Bijoux, dove mi sono - finalmente! - decisa per una lucertola® di legno indonesiana. Che poi, in realtà, sarebbe un Jacko.
E finalmente ho abbandonato la Fiumara con un biglietto a cui mestamente restavano solo dieci minuti di vita. Abbastanza comunque per portarmi in piazza Dinegro.
E da lì ho camminato.
Ho camminato per vie che non avevo mai percorso prima, il che è sempre gradevole sia che tu sappia dove stai andando, sia che tu ne abbia solo una vaghissima idea.
Ho visto l'ingresso decadente del Byron, dove la settimana scorsa ho mandato un curriculum che accantoneranno perché, ahimé, non sono abilitata.
Sono passata per via di Fassolo, una di quelle che farebbero accapponare la pelle alla Calippa (perché è larga due metri e mezzo).
Ho infilato via Gramsci quel tanto che bastava per incunearmi, lì dalla Commenda, in via Prè sul far del tramonto, con i pantaloncini corti e una t-shirt, e  uscirne cinque minuti dopo tutta intera; e poi attraversare Porta dei Vacca e ributtarmi in Via del Campo, e uscire intera anche da lì.
A Sottoripa, giacché avevo distrutto la mia trousse di ombretto, ne ho presa un'altra al volo al negozio delle scimmie, dove se si riescono a sopportare i cinesi appollaiati sulla tua spalla a controllarti (le scimmie, appunto) si fanno buoni affari perché la cassiera si sbaglia sempre a dare il resto.
Insieme ho preso una candela alla citronella perché mi son rotta il cazzo di essere il pasto preferito delle tigri®.
E a coronamento di questa giornata abbastanza etnica (che in barba ai provvedimenti xenofobi trasversali, mi lascia ben sperare riguardo al lussureggiamento degli ibridi cui fa riferimento il Generale®), due maâqouda e un samosa alle verdure, sebbene sia rimasta un po' delusa dalla scarsità di cumino.
Anche se poi per tornare da Trilli, ho dovuto scarpinare un altro po', e nel frattempo pensare, per ogni vico che imboccavo o incrociavo, che è lì che la mia casa dovrebbe essere, perché è così che sono fatta io. Chiusa, claustrofobica.
E ora che guardo il mio gatto che manifesta apprezzamento per quello che ho comprato (o perlomeno sta leccando tutti i sacchetti e anzi tirando fuori le strane mutande®) forse - forse - sto un po' meglio.
(by deceptionisland)
Categorie: viaggi, manie, chissenefrega, etnicamente

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mercoledì, 15 luglio 2009 ore 15:19
Giacché sono disordinata, li metto qui.
  1. Io, Robot, di Isaac Asimov
  2. Neuromante, di William Gibson
  3. Cronache marziane, di Ray Bradbury
  4. L'invasione degli ultracorpi, di Jack Finney
  5. Nascita del superuomo, di Theodore Sturgeon
  6. I figli di Matusalemme, di Robert A. Heinlein
  7. Mai toccato da mani umane, di Robert Sheckley
  8. Slan, di Alfred Elton van Vogt
  9. Mirrorshades, a cura di Bruce Sterling
  10. Guerra eterna, di Joe Haldeman
  11. La casa dalle finestre nere, di Clifford D. Simak
  12. I mercanti dello spazio, di Frederik Pohl & Cyril M. Kornbluth
  13. Universo, di Robert A. Heinlein
  14. La città e le stelle, di Arthur C. Clarke
  15. Venere sulla conchiglia, di Philip José Farmer
  16. Assurdo universo, di Fredric Brown
  17. Fanteria dello spazio, di Robert A. Heinlein
  18. I figli di Medusa, di Theodore Sturgeon
  19. Quoziente 1000, di Poul Anderson
  20. Le armi di Isher, di Alfred Elton van Vogt
  21. Il secondo libro dei robot, di Isaac Asimov
  22. Guida galattica per gli autostoppisti, di Douglas Adams
  23. Venere più X, di Theodore Sturgeon
  24. Solaris, di Stanislaw Lem
  25. Galassia che vai, di Eric Frank Russell
  26. La pattuglia del tempo - vol. 1, di Poul Anderson
  27. Cittadino della galassia, di Robert A. Heinlein
  28. Cristalli sognanti, di Theodore Sturgeon
  29. Camminavano come noi, di Clifford D. Simak
  30. La pattuglia del tempo - vol. 2, di Poul Anderson
  31. Stella doppia, di Robert A. Heinlein
  32. La matrice spezzata, di Bruce Sterling
  33. Progetto Quatermass, di Nigel Kneale
  34. Gli orrori di Omega, di Robert Sheckley
  35. Il pianeta proibito, di W. J. Stuart
  36. Ed egli maledisse lo scandalo, di Mack Reynolds
  37. La Luna è una severa maestra, di Robert A. Heinlein
  38. Il pianeta dei superstiti, di Damon Knight
  39. Lo scudo del tempo, di Poul Anderson
  40. Lord Kalvan d'Altroquando, di H. Beam Piper
  41. Le grandi storie della fantascienza - vol. 1, a cura di Isaac Asimov e Martin H. Greenberg
  42. L'uomo disintegrato, di Alfred Bester
  43. Morte dell'erba, di John Christopher
  44. Eclissi 2000, di Lino Aldani
  45. Signore della luce, di Roger Zelazny
  46. Hedrock l'immortale, di Alfred Elton van Vogt
  47. Il fabbricante di universi, di Philip José Farmer
  48. Il figlio della notte, di Jack Williamson
  49. Le grandi storie della fantascienza - vol. 2, a cura di Isaac Asimov e Martin H. Greenberg
  50. Largo! Largo!, di Harry Harrison
  51. I creatori di mostri, di Roberta Rambelli
  52. Notte di luce, di Philip José Farmer
  53. Un ponte tra le stelle, di James Gunn e Jack Williamson
  54. L'anno del sole quieto, di Wilson Tucker
  55. Io, l'immortale, di Roger Zelazny
  56. Babel-17, di Samuel R. Delany
  57. Livello 7, di Mordecai Roshwald
  58. Novilunio, di Fritz Leiber
  59. Ritorno al domani, di Ron Hubbard
  60. Clone, di Theodore L. Thomas & Kate Wilhelm
  61. Ragnarok, di Tom Godwin
  62. Diluvio di fuoco, di René Barjavel
  63. Gli amanti di Siddo, di Philip José Farmer
  64. Il sistema riproduttivo, di John Sladek
  65. L'anello intorno al sole, di Clifford D. Simak
  66. L'odissea del Glystra, di Jack Vance
  67. Stanotte il cielo cadrà, di Daniel F. Galouye
  68. Gli ascoltatori, di James Gunn
  69. Il grande tempo, di Fritz Leiber
  70. Caino dello spazio, di Sandro Sandrelli
  71. Spedizione di soccorso, di Arthur C. Clarke
  72. Il grande contagio, di Charles Eric Maine
  73. Segnali dal sole, di Jacques Spitz
  74. I fabbricanti di felicità, di James Gunn
  75. Il Tenente, di Ron Hubbard
  76. Missione eterna, di Joe Haldeman
  77. Come ladro di notte, di Mauro Antonio Miglieruolo
  78. Il mondo degli showboat, di Jack Vance
  79. La fortezza di Farnham, di Robert A. Heinlein
(by deceptionisland)
Categorie: chissenefrega, poesie libri fumetti

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