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Borderline 82% 47%
Istrionico 46% 43%
Narcisistico 41% 41%
Evitante 62% 39%
Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
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Credits



giovedì, 21 dicembre 2006 ore 18:26
Non è troppo facile scegliere 31 film che segnino il passo della tua vita quando hai 27 anni e i primi 4 li hai passati nell’incoscienza cinematografica. Ma val la pena tentare. Sicuramente avrò omesso qualche capolavoro e, per contro, incluso qualche cagata pazzesca. Però tant'è, sono questi i film a cui devo qualcosa.

1.    Tron, di Steven Lisberger (1982)
2.    La storia infinita, di Wolfgang Petersen (1984)
3.    I goonies, di Richard Donner (1985)
4.    Labyrinth, di Jim Henson (1986)
5.    Grosso guaio a Chinatown, di John Carpenter (1986)

Questi sono cinque film che, insieme ai libri La storia infinita di Michael Ende e La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea, hanno irrimediabilmente plasmato la mia mente di bambina verso un orientamento fantasy e hanno collocato la mia testa perennemente tra le nuvole. Ciascuno di questi, l’avrò visto almeno cinque volte (I Goonies almeno trenta).

6.    Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, di Mel Stuart (1971)

A questo film, con uno strepitoso e stralunato Gene Wilder, è invece da imputare interamente la mia cattiva alimentazione. E, naturalmente, si aggiunge ai cinque precedenti nell’alimentare la mia irrazionalità.

7.    Chi ha incastrato Roger Rabbit?, di Robert Zemeckis (1988)

Questo film mi ha portato a un litigio… ebbene sì, non sono riuscita a far capire al fidanzato di turno che avevo proprio intenzione di guardarlo e non di farmi molestare da lui. L’avevo già visto da piccola, è vero; il fatto è che, quando si è piccoli, vabbé, si ride come a un qualsiasi altro film di animazione, ma visto da grandi è tutta un’altra cosa: semplicemente geniale. Per cui, se l’avete classificato come la solita cagata avendolo visto da piccolo, vi consiglio di riguardarlo.

8.    Batman Returns, di Tim Burton (1992)

Il film che mi ha fatto innamorare di Burton, nonché di Michelle Pfeiffer. L’atmosfera di Gotham City, ancora più cupa che nel primo episodio, sembra tagliata su misura per l’indimenticabile personaggio di Catwoman, davvero felina fino all’osso. Menzione speciale per la splendida colonna sonora di Siouxie and the Banshees.

9.    Terminator 2: il giorno del giudizio, di James Cameron (1991)

Uno di quelli che rivedi anche se è la trecentesima volta che lo passano in televisione. Sebbene forse non si possa definire un film globalmente profondo (e anche per questo è così godibile), ha qua e là dei tentacoli che si protendono a solleticare le angosce dello spettatore, principalmente nella raffigurazione del futuro apocalittico. Il sogno di Sarah Connor è esemplare in questo senso.

10.    A prova di errore, di Sidney Lumet (1964)

Un altro film sulle inquietudini della guerra nucleare, molto simile come idea al Dottor Stranamore di Kubrick; tuttavia, ho preferito citare questo innanzitutto perché l’ho visto prima, e poi perché mi ha lasciato un senso di amarezza molto maggiore, non stemperato dall’ironia. Il che può essere un difetto se vogliamo, largamente compensato comunque dal realismo e dal bellissimo contrasto tra l’assurda tragicità della situazione con la calma e la compostezza quasi claustrofobiche dei diplomatici.

11.    Il silenzio degli innocenti, di Jonathan Demme (1991)

Tutte le volte che veniva passato in TV, ecco che agiva la censura parentale. Mia madre girava sempre nel momento in cui Hannibal Lecter staccava a morsi la faccia del carceriere. Quando ho visto la scena interamente per la prima volta, è stata una specie di liberazione del corpo e della mente.

12.    Le età di Lulù, di JJ. Bigas Luna (1990)
13.    L’amante, di Jean-Jacques Annaud (1992)

Per quanto siano stati criticati come eccessivamente patinati e fondamentalmente ipocriti, questi due film sono stati per me il benvenuto perfetto nel mondo della sessualità. Ricordo che – avrò avuto quattordici anni – ad un certo punto ho deciso di esplorare la collezione di videocassette erotiche dell’Espresso, che i miei compravano. Le età di Lulù è stato forse non il migliore, ma il primo e quindi fondamentale. L’amante
invece l’ho visto a spizzichi e mozzichi, qualche anno più tardi, una sera mentre mio padre stava facendo la spola per stendere dalla finestra di camera mia. Da lì in poi ha cominciato a chiarirsi nella mia mente il concetto di privacy.

14.    L’armata delle tenebre, di Sam Raimi (1992)

Il film che mi ha introdotta allo splatter e a Sam Raimi. Dopo la visione dei due Evil Dead, avvenuta molto tempo dopo, ho potuto finalmente apprezzare la metamorfosi da eroe umano e tremebondo a spaccone volgare e casinista, una specie di Dottor House del soprannaturale. Dammi un po’ di zucchero, baby.

15.    Il cacciatore, di Michael Cimino (1978)
16.    Full Metal Jacket, di Stanley Kubrick (1987)

Se tu dovessi salvare due film sul Vietnam dall’imminente distruzione della Terra, quali sceglieresti? La risposta è questa. Nonostante ci siano molte altre pellicole degne di nota sull’argomento, queste due lo raccontano tutto, e lasciano una cicatrice in chi li vede.

17.    Misery non deve morire, di Rob Reiner (1990)
18.    The Hitcher, di Robert Harmon (1986)
19.    L’inquilino del terzo piano, di Roman Polanski (1976)

Ottimi esempi di horror psicologico a vari livelli: il nemico si sposta via via, da un essere “altro da sé” nel primo film, a qualcosa che ha uno stretto legame con la propria mente nel secondo, alla propria psiche nell’ultimo. In ognuno di questi casi, giunto alla fine, lo spettatore non si sente propriamente al sicuro.

20.    Scanners, di David Cronenberg (1981)
21.    La mosca, di David Cronenberg (1986)

Qui, invece abbiamo a che fare con l’horror fisico e corporale di Cronenberg (fisicità che sarà poi portata all’estremo, ad esempio, in Crash). Due film di rara e inquietante visionarietà, che riescono a fondere una prospettiva allucinata e una disperata lucidità (esattamente come ne La mosca si fondono l’uomo e l’insetto), dove l’esplosione di orrore non è mai banalmente preceduta dalla costruzione artificiosa di un’atmosfera angosciante, ma coglie sempre disarmati.

22.    American Beauty, di Sam Mendes (1999)

Il caro signor Mereghetti ha dato il suo punto di vista e io lo accetto. D’accordo, in effetti questo film è ruffiano sotto molti aspetti, e non manca di una certa supponenza. Ma secondo me non è riuscito a vedere oltre e calarvisi, e me ne dolgo per lui. Ogni volta che lo rivedo è come se al mio sangue si mischiasse qualcosa di denso e profumato, è come se il mio stomaco venisse rivestito da un drappo di velluto cremisi che lo stringe in modo morbido ma inesorabile. Un film che non solo mi tocca, ma che riesco a toccare con ogni senso. E che ha dato la stura al mio amore per Kevin Spacey (che rappresenta il mio ideale di preda) e per le colonne sonore di Thomas Newman.

23.    Le ali della libertà, di Frank Darabont (1994)

Una storia virile (l’unica donna con un ruolo significativo muore prima dei titoli d’inizio), ma lo spettatore non se ne accorge. Era difficile girare un film del genere, ma Darabont è riuscito a emozionare senza scadere nel patetico né nel ricattatorio. L’inquadratura finale, da molti criticata, rappresenta invece per me in modo perfetto il necessario respiro di vita trattenuto lungo tutto il film, l’abbraccio caldo e confortante che si riceve quando la speranza si materializza. Raramente apprezzo così un lieto fine. Perfetti Freeman e Robbins, ma in generale le sbavature sono davvero minime. Anche questo film è stato musicato – e si sente – da Thomas Newman.

24.    The rocky horror picture show, di Jim Sharman (1975)

Guardato faticosamente alle quattro di notte. La sensazione che ho avuto è stata: Ma cosa cazzo stavo aspettando, prima di vedere questo film? Dove vivevo? Che facevo? Peccato che Tim Curry dopo questo non ne abbia più azzeccata una.

25.    L’angelo azzurro, di Josef von Sternberg (1930)

Una delle poche cose di cui devo ringraziare un’opera altrimenti pretenziosa come The Dreamers. Marlene Dietrich all’apice del suo splendore, un corpo indimenticabile, un’indifferenza felina, una voce che spezza il cuore e riesce, cantando, a fare della lingua tedesca uno strumento sinuoso e penetrante, come un pugnale a doppio taglio. Un ideale impareggiabile di bellezza androgina.

26.    M – il mostro di Dusseldorf, di Fritz Lang (1931)

Nessun film come questo, fra quelli che ho visto, è riuscito a coniugare miracolosamente le potenzialità del cinema muto e quelle del sonoro nel costruire l’immagine di un grigio uomo qualunque perseguitato da un mostro che alberga nella sua mente. Insuperabile Peter Lorre.

27.    Mulholland Drive, di David Lynch (2001)

Al di là di tutto ciò che trasmette e di tutto ciò che viene scoperto ad ogni nuova visione, questa pellicola ha per me costituito un altro passo avanti nel riconoscimento della mia doppia sessualità, che finalmente dopo la visione di questo film è stata accettata a tutti i livelli, anche quello emotivo. Se un giorno riuscirò a fare l’amore con una donna come si deve, sarà anche grazie a Betty e Rita.

28.    Memento, di Christopher Nolan (2000)

Non si può citare questo film senza spendere qualche parola sull’uso rivoluzionario del montaggio, non  allo scopo di disorientare tout court, ma di renderci partecipi del perenne disorientamento del protagonista. Che è costretto a non fidarsi di nessuno, ma verso la fine (o l’inizio?) neanche noi ci possiamo più fidare di lui: forse la sua malattia è una maschera per ricominciare da capo ogni volta, e continuare nella ricerca di un obbiettivo da perseguire che dia un senso alla sua vita. Ma non è così che facciamo tutti?

29.    Eraserhead, di David Lynch (1977)

Opera prima di Lynch, è stato l’unico film in grado di terrorizzarmi visceralmente e di incutermi un senso di angoscia reale e indefinibile, anche a distanza di giorni. Dopo averlo visto la prima volta, sono andata al supermercato a fare la spesa. Era sabato ed era pieno di bambini. Stavo per uscire di testa.

30.    Mystic River, di Clint Eastwood (2003)
31.    Million Dollar Baby, di Clint Eastwood (2004)

Due film di Eastwood visti di recente, due pillole amarissime da mandar giù. Tanto per riproporsi, sono quelli che salverei dalla distruzione della Terra se dovessi far capire ad un alieno cosa significa “caduta delle illusioni” o “fallimento del sogno americano”. Decisamente, non ci sono sconti per nessuno dei personaggi. Due notti agitate dopo averli visti, e ancora non ho il coraggio di riprendere in mano nessuno dei due.

(by deceptionisland)
Categorie: cinema

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lunedì, 18 dicembre 2006 ore 16:10
Quest’anno per me gli auguri di buon natale avranno un certo significato.
Sarà come dirmi “in bocca al lupo”. Quest’anno le feste natalizie avranno l'interessante sapore della trincea, e ciò che mi si augurerà sarà la sopravvivenza a una rete di fuochi incrociati. Certo chi mi farà gli auguri non lo saprà, ma per me sarà comunque così.
Il bello è che tutto ciò non mi spaventa, ma lo vedo come una curiosa sfida.

(by deceptionisland)
Categorie: rapporti interpersonali

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giovedì, 14 dicembre 2006 ore 15:41
...per l'anno nuovo.

1. Prendere un gatto.
2. Iscrivermi a una palestra e rimettermi la gamba in sesto.
4. Riprendere la gestione del Journal Club in Dipartimento.
5. Smetterla di barare sul numero di buoni propositi.

(aggiornerò.)
(by deceptionisland)
Categorie: diario, gatti

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martedì, 05 dicembre 2006 ore 17:17
Dopo dieci mesi di attese e revisioni, tre referaggi negativi e una quantità non commensurabile di bestemmie al seguito, il mio articolo sul bulge è stato finalmente accettato da Astronomy & Astrophysics.

E per festeggiare offro cocacola con aspirina a tutti!!!!
(by deceptionisland)
Categorie: lavoro

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