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Istrionico 46% 43%
Narcisistico 41% 41%
Evitante 62% 39%
Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
*scores in gray are the average web score

Credits



venerdì, 31 agosto 2007 ore 02:25
Sfigato sei tu che non hai il tempo per vedere quella staltra che è tanto spiantata che non ti viene mai a trovare... Io la mia ragazza la vedo tutti i giorni [...] e me la rido anche alla faccia tua... SFIGATO!

Ora, sarebbe interessante capire cos'è una staltra. Suggestions are welcome.
Comunque non so bene. Forse dovrei incazzarmi. Fatto sta che più leggo sta frase e più tendo ad avere una reazione come questa...

(by deceptionisland)
Categorie: idiozia umana

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mercoledì, 29 agosto 2007 ore 18:27
È finalmente giunto il momento (perché mi gira così, mica per altro) di esporre la mia opinione riguardo alla presunta inutilità® dell'inglese.

Io parto dal presupposto che se una lingua ha delle espressioni che non possono essere tradotte senza che si perda grandemente in efficacia e sinteticità, allora quella lingua non può essere definita più povera di quella in cui viene tradotta.

Ora, provatemi a tradurre in italiano l'espressione "my bra popped open".

Come spiegavo tempo fa a determinati utenti di TN, ci sono ambiti diversi, determinati da una serie di fattori (clima, cultura, struttura sociale, tradizioni e chi più ne ha più ne metta) in cui una lingua può essere più ricca ed efficace di altre.

Avendo studiato russo (o meglio... avendo ciondolato ai corsi di russo) per un paio d'anni, mi sono resa conto che il russo è assolutamente insuperabile rispetto alle lingue che conosco quando si vogliono descrivere gli stati d'animo turbolenti, dare una precisa sfumatura di intenzionalità e/o di livello di compimento delle azioni, per non parlare della specificità quasi parossistica dei loro verbi di moto, per cui un viaggio o un tragitto vengono tratteggiati con poche pennellate essenziali, vigorose ma che dicono proprio tutto.

L'italiano e il francese hanno una base comune, essendo lingue neolatine, e infatti la loro espressività in diversi campi, come quello della descrizione di ambienti, si sovrappone, sebbene la prima sia in qualche modo più efficace per gli esterni, la seconda per gli interni. Entrambe sono ottime per parlare di cucina, sebbene io abbia trovato più dovizia e raffinatezza nella seconda, ma molta più "concretezza palatale" nella prima.
L'italiano primeggia nei sentimenti affettivi, amorosi, di pietà, di ammirazione per le gesta eroiche e di indignazione per le ingiustizie, che effettivamente non trovano altrove (ripeto, limitatamente alle lingue che ho studiato) un'espressione più coinvolgente e toccante, anche quando tutto ciò viene lasciato sottinteso. Sebbene la letteratura francese si sia occupata spesso e volentieri di queste cose, sembra non riesca a trovare un solido equilibrio tra pomposità retorica e freddezza.
Tuttavia è più efficace, se vogliamo, ad esprimere lo sberleffo e il sarcasmo, anche amaro.
Naturalmente, tutti questi sono solo esempi.

E ora veniamo all'inglese....

Vero è che per natura degli anglosassoni (pragmaticità e attenzione all'avanzamento tecnologico) l'inglese si è accaparrato una quantità di termini tecnico-scientifici che è molto difficile rendere con la stessa immediatezza in altre lingue. Ed è più per questo motivo per altro che le riviste specializzate internazionali sono in inglese, non per una presunta supremazia economica degli USA o chissà che.
Ma anche senza questo l'inglese resta una lingua pratica intesa come di prassi. Tuttavia per chi la sa usare questo non significa che sia anche una lingua fredda.

Innanzitutto è onomatopeica, il che è come dire che è fumettistica. La descrizione di un aneddoto in inglese è decisamente spassosa, perché non c'è bisogno di ricorrere a strumenti retorici raffinati e di scegliere accuratamente le parole per dare un'idea vivida degli eventi, dato che praticamente il sonoro va di pari passo con la narrazione.
Nella letteratura ha dato il suo meglio secondo me nel romanzo gotico, nella descrizione di atmosfere lugubri condite da cigolii, scricchiolii e ululati del vento.
Inoltre permette ad un buon conoscitore delle sue potenzialità di lanciare frasi come stoccate, perché è molto sintetica, fatta perlopiù di parole brevi e tronche, molto adatte al rock e ai duri dei film.

Infine, è vero che è basilarmente semplice, ma possiede un grande strumento: le particelle up, down, away, on, off, in, e via dicendo, insieme alla possibilità di accostare determinati verbi a determinati aggettivi con una flessibilità molto maggiore che in italiano (vedi esempio sopra). Il ruolo è analogo a quello degli innumerevoli prefissi russi: aggiungere sfumature di significato e/o dinamicità all'azione espressa, sempre nel modo più sintetico possibile.
Non essendo poi la lingua parlata codificata, permette un'evoluzione e un adattamento alle necessità descrittive molto maggiore rispetto ad altre lingue.

A chiosa di tutta questa pappardella, che qua e là avrò sicuramente condito di qualche stronzata, vi invito a guardarvi una puntata di House MD in lingua originale coi sottotitoli, e poi ditemi quale vi sembra la versione più colorita.
(by deceptionisland)
Categorie: lingue

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lunedì, 27 agosto 2007 ore 14:12
Dunque, ho fatto questo test percentile.

Mi piacerebbe ricevere qualche opinione, dalle persone che più o meno mi conoscono: i risultati c'azzeccano o no?

(Forse dovrei tradurlo in italiano, a beneficio di qualche avvocato particolarmente pigro e boriosamente convinto che l'inglese sia una lingua inutile. A breve scriverò un pistolotto in proposito, ora mi limito a mandarlo cortesemente a studiarselo)

Una domanda su tutte: cosa vorrà dire che io sono "31% chubby"?

 
1.    I am embarrassed to have people see my home. 98%
  2.    I am not embarrassed easily. 96%
  3.    I like science fiction. 93%
  4.    I am one of the most curious and inquiring persons I know. 91%
  5.    I am easily distracted.  90%
  6.    I fear confinement. 89%
  7.    I am hard to understand. 89%
  8.    I have a talent for making people feel loved. 88%
  9.    I like bizarre things that most people don't know about. 87%
10.    I acquire skills quickly. 85%
11.    Other people say I am more attractive than I think I am. 84%
12.    I am seldom concerned about the possibility of failing when trying  something new. 82%
13.    I am aggressively opinionated. 76%
14.    I am easily annoyed. 71%
15.    I am good at getting people to have fun. 70%
16.    I act like people younger than me. 70%
17.    I am often puzzled by sensations in my body. 66%

18.    I am inclined to forgive others. 61%
19.    I prefer good engineering over attractive design. 60%
20.    I am not easily annoyed. 58%
21.    I don't like happy people. 58%
22.    I obsess over things that interest me. 55%
23.    I am indifferent to the feelings of others. 45%
24.    I am more dutiful than most people. 38%
25.    I would rather lead others than follow. 34%

26.    I am chubby. 31%
27.    I long for a relationship which will stabilize my messed up life. 30%
28.    I am analytical. 28%
29.    I am rarely scared by loud noises. 25%
30.    I always know what I am doing. 22%
31.    I am controlling. 20%
32.    I am emotionally numb. 17%
33.    I acknowledge others' accomplishments. 12%
34.    I am true to myself in all circumstances. 11%
35.    I never show my anger. 11%
36.    I am concerned about others. 10%
37.    I have a lot of energy.10%
38.    I worry about being judged negatively by others. 8%
39.    I dress in such a way that I won't stand out. 6%
40.    I envy people who have what I want. 5%
41.    My desire for acclaim motivates me. 5%
42.    It's because I'm so aware of how others look that I'm also attentive to my own appearance. 5%
43.    I see friendships as alliances which increase my sense of security. 3%
44.    I don't want to draw attention in a way that would arouse the envy/jealousy of others. 3%
45.    I am good at getting others to do things for me. 2%
46.    I am good at taking advice. 2%
47.    I have a calming effect on others due to my inherent laid back nature. 2%
48.    I am always aware of how I am presenting myself. 1%
49.    I am on good terms with nearly everyone. 0%
50.    I use acts of kindness to get closer to people. 0%

(by deceptionisland)
Categorie: test, deliri e sogni

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venerdì, 24 agosto 2007 ore 13:17
Come disse qualcuno - ma ora non vorrei perdermi -
La vita è bella, e il sole caldo e io
Ecco io, veramente non vorrei - io non voglio morire
Comunque oggi è un giorno speciale, oh sì
Ce ne devono essere stati tanti
Ma non li ricordo, non oso concentrarmi

Perché oggi tutto parla ad alta voce

Non sento né voi né i miei ricordi
Ed è come se non esistessero più.
Rido, perché oggi è un'eruzione di gioia
Che si gonfia in me, aderisce
Capillare - su e giù! E non me lo potete spiegare, no
O quanto devo aver pianto
Prima di capire, e non piango ora per farvi capire
Non sono disperata e non sarebbe giusto
Pur se dicessi, ecco: sono felice, non è così semplice
Sono caduta a lungo, lungamente mi sono proiettata giù
E poi qualcuno mi ha spinto con forza in alto forte su
Ma quando mi fermerò
Anzi lo vedo già chi si è sporto per farlo e
No, non voglio.
Le cose che tengo in mano le ho studiate attentamente
Mi parlano di cose che non c'entrano niente
Mi avete distratto ma non è più possibile distrarmi
Da questa confusione stupenda
E dalla finestra aperta che mi stringe forte forte
Non guardo più dal vetro
Ma ecco le mie scarpe onnipotenti
E due braccia perpendicolari
Meglio di due ali
Due vettori
Oscillanti che storditi come lampi si arrotolano
Eccomi! Ascoltatemi perché dovete sapere
Che sono vicina, vicina, vicinissima a voi.
Il mondo della materia prima ruota ed è vivo
E voi, pietre, ecco: guardate
Cosa siete diventati
Comunque vedo che sorridete, e vi ringrazio, forse
Che non è così? No, essi sono gli unici
Aspettano.
Qualcuno è matto di paura, l'ho immaginato
E grida e si butta e si strazia ma non capisce
E ora io insomma ora non gli potrei spiegare
Perché, sono in una situazione come dire
Scomoda, e poi adesso non appartengo più
Adesso sì posso e debbo divagare
Sulle carnose dolcissime ultime sensazioni
Atomi vischiosi dell'aria sparati su su
Su dal terreno, sparano le foglie che respirano
Con me e come me, sì, ecco come lo dicevano
Il sole e il mondo mi ruotano attorno
Ma sarà solo per un millesimo di secondo
(by deceptionisland)
Categorie: deliri e sogni, poesie libri fumetti

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giovedì, 23 agosto 2007 ore 16:56
Che cosa bolle in pentola?

Sono giorni agitati, in cui a tratti salto su per niente e a tratti non riuscirebbe a scuotermi nemmeno un insetto gigante che esce dal mio bagno tirando la catena (e chiudendo il copriwater).

Non posso negare che l'assenza di un contatto occasionale, di una canzone o di un fumetto passati al volo, mi facciano sentire fuori da una porta invisibile rispetto alla quale dovrei stare dall'altra parte.

E poi... a volte sono io che mi barrico. Dio quanto, quanto odio il telefono.*



Iniziano così: con un non-inizio.

La mattina è surreale, una bolla che non si schiude.

Mi sveglio sempre per quelle ore, quando la luce filtra dalla veneziana. Ma non è la luce, è qualcosa d'altro, una specie di demonietto che a un certo punto viene a tirarmi i piedi.
Mi giro quattro o cinque volte, e tutte le volte Trilli si risistema addosso a me. Ne deduco che deve volermi bene.

Qualche volta viene ad annusarmi il viso col naso umido. Io resisto al solletico dei suoi baffi, poi quando si allontana l'accarezzo.

È come se al mondo, un mondo depredato della vita da una misteriosa pandemia, ci fossimo solo io e lei a testimoniare col nostro calore la reciproca esistenza.

Poi mi riaddormenterò, non so bene come dal momento che ogni volta mi sembra di non avere proprio sonno. Poco dopo che ho preso sonno, il telefono squillerà.

Forse sono più me stessa in quei momenti di ebbrezza torpida, che nelle altre occasioni. Sono contenta, rilassata, ovattata.

Poi mi riaddormento sul serio, e qualche ora dopo la giornata comincia - a fatica, ma comincia.

...ma quando arrivano a me, questi anticorpi? Uff.




(*Segue un piccolo omaggio alla difficoltà di comunicare.)

(by deceptionisland)
Categorie: diario, rapporti interpersonali, deliri e sogni

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mercoledì, 22 agosto 2007 ore 17:50
Dalla converazione dell'altro giorno con professore toscanaccio con cui sto collaborando per l'ultimo articolo del mio dottorato (e che ovviamente non sa della mia decisione di abbandonare):


[...]
- Vabbè, tu comunque con questo quanti articoli hai scritto?
- Inerenti al dottorato, quattro.
- E con quelli non inerenti?
- Sei.
- Proceedings? (Riassunti di presentazioni fatte a conferenze, NdR)
- Due o tre...
- Beh, allora stai a posto!
- (grugnito)
[...]



Sto a posto... il che vuol dire che se volessi continuare su questa strada, almeno qualche buon cristo che mi paga per i prossimi due/tre anni lo trovo.


(Magari in Germania o in Cina o in America - in Italia è escluso... i bandi di concorso post-doc, anche se virtualmente sono aperti a chiunque, in realtà servono solo a conferire un'apparenza istituzionale all'assegnazione di borse di studio che in realtà sono già state assegnate.
Ma non importa. Passare due/tre anni all'estero... non mi spaventa la cosa in sé, che per certi versi sarebbe un sacrificio, ma io non mi sono mai tirata indietro ad un'opportunità del genere... certo, mi ci avessero mandato due anni fa all'estero, quando me l'avevano prospettato, quando ancora ci credevo, e invece mi hanno tenuta in questo studiolo a Fanculo d'Italia, ad aspettare un'occasione che per distrazioni varie non è mai venuta. Se avessero mandato ME in California invece che il mio capo, che poi ha dovuto chiedere aiuto a ME... non ci sono fondi... per me no, ma per lei chissà come...)


Vallo a spiegare ai vari professori esterni, che vedono solo i sei articoli più tre proceedings, che se questa professione mi fosse realmente piaciuta, mi avesse preso nel modo in cui mi prendono le cose che mi piacciono, di articoli ne avrei scritti almeno due in più e starei già lavorando sul terzo.


Detesto sentirmi ripetere che è uno spreco, che mi sto buttando via, che è un peccato che io che bla bla brillante capacità risultati bla, molli la ricerca.
È il perpetuarsi del medesimo errore: TUTTI (io compresa, maledizione) hanno pensato "può fare astrofisica, ergo DEVE farla".


Mi urta come TUTTI diano per scontato che dopo il dottorato ci dev'essere per forza il post-doc. Mi mette un'ansia che non riesco a dominare, come se non ci fosse realmente alcuna altra possibilità.
Mi porta a vacillare, a pensare che se esiste una via sicura tanto vale... mi porta a considerare i miei quasi 28 anni che improvvisamente mi sembrano un'enormità per tirare una virata.


Chissà, forse se non mi avessero lasciato col culo a Trieste troppe volte non mi sarei disamorata. Chissà...


Ma io so che tentenno perché questo è un periodo relativamente facile, in cui non ho a che fare con la programmazione.
So che la prossima volta che metterò mano seriamente a quella merda di F77 sarà pianto e stridore di denti. So anche che la mia creatività soffocata urlerà vendetta così forte da consumarmi lo stomaco...


So che ai prossimi buffet di astrofisici cercherò il primo passante qualsiasi pur di parlare di qualsiasi altra cosa.


E me ne batto il cazzo delle spallucce commiserevoli del mio capo e delle battute del collega anziano di turno (l'alternativa? tangenziale). Anche se ogni volta, mi rode essere presa per i fondelli.

D'altronde come posso dare credito a cose del tipo "non devi fare di testa tua, non devi prendere decisioni forti, devi fare quello che è più immediato in quel momento"? Oppure "Da gennaio a marzo (quando si terrà l'esame finale, NdR) sei senza borsa, ma che vuoi che sia? fatti mantenere dai tuoi..." (ma c'ho ventotto anni, diobono! e devo farmi mantenere dai miei??!?)


Non c'è via di ritorno... farò le domande di post-doc, così avrò messo a posto la coscienza (e avrò tappato quella fogna)...


Ma come dice Gide, c'est un devoir de se faire heureux.
(by deceptionisland)
Categorie: lavoro

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lunedì, 20 agosto 2007 ore 19:43
In fondo a un caroggio
de Zena antiga,
streito che ti ghe passi appenn-a appenn-a,
scûo, pin de ravatti, rûmenta, bottigge rotte,
gh'é 'na ciassetta
ch'a te spalanca o çê.
Lì gh'ëa 'na vegetta ûn pö arrensenïa,
con de gatti 'na côa
che appreuvo, davanti, in mëzo a-i pê
se davan da fâ
a domandaghe da mangiâ.
E lê, a vegetta, a ghe parlava:
"Me faiei cazze; staevene ûn pö ciû in là.
Ciû tardi, òua l'é fïto,
a neutte a l'é lunga
e poi aviei famme!
L'é mëgio se mangiei ciû tardi...
Sciû, stae bravi, no seggei testardi!"
E invece i gatti a gnaognâ,
a no dâsene inteisa: veuan mangiâ.
"Stae bravi, ho dïto,
vegniö da voî fra 'n pö..."
E quelli a ragnâ
intanto ch'a l'andava verso casa sò.
"Me conoscei, o sei che ve veuggio ben,
aspetaeme, vaddo in casa e vegno zû.
Ve porto quarcösa..."
A l'ëa 'na scena bella, delicâ...
A m'ha visto che amiavo i gatti
che stavan a aspetâ.
"Cöse sciâ veu, scignoro...
povie bestie, fan compascion..."
E, dixendo coscì
a s'é infiä in to seu porton.


Arrivederci Superba...
(by deceptionisland)
Categorie: viaggi, poesie libri fumetti

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venerdì, 10 agosto 2007 ore 12:30
Se vi aspettate che metta il solito blog carico di ringraziamenti e lacrime scenografiche... beh, beh, beh.

Vediamo un po' cos'è rimasto nel mio album... (foto vere non ne posso mettere... non perché non ne sia in grado, io, ma perché scrivo dalla postazione del munifico zio che pur di tenere lontano il figlio dai videogiochi mi ha dato in usucapione il computer per un'oretta al giorno. Giacché la maggior parte di suddette foto sono imbarazzanti in un contesto familiare, preferisco rimandare a un momento più opportuno...)

Dunque: si tenga conto che il sistema secondo cui Kobayashi parte quando vede la Tirrenia passare davanti a Villa Balorda non è affidabile. In primis perché Kobayashi non è affidabile.
Abbiamo visto l'unità cinofila venirci incontro allo sbarco, ma non era per la ganja, bensì, credo, per i taralli al peperoncino.
Ore otto e trenta. Cosa ci facciamo in un forno da pizza a quest'ora del mattino?
Si può anche provare a consumare coraggiosamente la suddetta pizza, ma oltre a suscitare i commenti finto-pudici di chi fa colazione, chi sta sopra rischia la disidratazione e chi sta sotto l'annegamento. (Sleeping? That's why you were dripping with sweat...)
Nessuno comunque che si degni di menzionare le mie strabilianti crêpes, l'unica cosa che mi elevi dal rango di nullafacente. Ci son rimasta male che non abbiano convertito la nònna al dolce, ma beh, beh, beh.
E nessuno che abbia ancora rimarcato come specialmente i primi tempi il Moccioso onde difendere il suo ruolo di conversatore implacabile anche in una lingua a lui non proprio familiare (non sto parlando dell'italiano bensì dell'inglese) parlasse essenzialmente per citazioni di canzoni e film.
Coraggioso il suo tentativo di spiegare la storia di Time Flies Like An Arrow. Quella volta l'ho visto sudare molto di più.
E non c'è niente di strabiliante nel fatto che di giorno io avessi caldissimo e di sera m'intabarrassi manco a dover scalare il Gennargentu innevato. Sono un animale a sangue freddo (nonché, nel mio piccolo, blu, tant'è che sono stata eletta Marchesa della Stalla), e che cacchio.

Ah, Signora®. Assieme allo shampoo dosato sulla capigliatura di Kobayashi e al residuo bellico di saponetta (per non parlare delle piattole che però sono ad usufrutto esclusivo di Zikk&Thusbe), Le ho lasciato non so dove un calzino bianco variamente impregnato di Tirrenia. Lo raccomando a lei, se vuole può darlo a Gu^Lk! come pegno in cambio della maglietta tribale (e ad uso analogo).

Sorry per DDT, ti leggo sempre, abbiamo parlato poco, sei una persona bellerrima, parleremo di più la prossima volta. And so on.

Minuetto. Quel trenino nuovo nuovo di due carrozze, unica pezza l'aria condizionata feroce e non sindacabile, per il resto pulito e confortevole ed efficiente (ritardo accumulato sette minuti, non per dire ma per come conosco la Sardegna è un piccolo miracolo), si chiamava Minuetto. Come la canzone di Mia Martini o come i balli concatenati di I Gioielli di Madame de...
Insomma, associazioni tristi.

(All'arrivo a Sassari mi trovo il faccione di mamma piantato al finestrino, lei che bussa tutta agitata, e un urlo di acutezza sovrumana che intima al capotreno di aspettare, di non far partire il treno, che io non sono ancora scesa. Ehm. Confesso, son rimasta seduta fino all'arrivo, ma sarebbe anche la stazione terminale. 'Ncominciamo bbene...)

E ora scusate, vado a iscrivermi al sito di couchsurfing. Ma prima mi gusto il primo melone bianco della stagione...
(by deceptionisland)
Categorie: viaggi, cucina, amici, lingue, deliri e sogni

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