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Schizotipico 58% 53%
Antisociale 54% 47%
Borderline 82% 47%
Istrionico 46% 43%
Narcisistico 41% 41%
Evitante 62% 39%
Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
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Credits



martedì, 19 febbraio 2008 ore 09:16
(Voglia scusarmi l'utenza per la narrazione che procederà giocoforza a puntate, non per questioni di marketing ma più banalmente di tempo.)

I DELITTI

Il 31 marzo 1924, Emma Giacobini, di quattro anni, si trovava nei giardini di Piazza Cavour con il fratellino minore. Poco distante, un uomo li stava osservando già da qualche minuto.
Giunto il momento opportuno, egli li avvicinò e chiese loro se volevano dei dolci. Mentre i tre camminavano, un'amica di Emma le chiese dove stessero andando e la piccola rispose ingenuamente che lo zio li stava portando in pasticceria. Prima di arrivare al locale, l'uomo lasciò il fratellino di Emma vicino a piazza Cola di Rienzo, dicendo ad Emma che così lei avrebbe avuto più dolci.
I due entrarono in un caffè dove l'uomo comprò delle caramelle, quindi proseguirono verso Monte Mario. Emma fu portata dietro una siepe, violentata e picchiata sul viso, poi il pedofilo con un fazzoletto cercò di strangolarla, ma l'avvicinarsi di un passante lo fece fuggire.
La bambina verrà trovata in stato di shock davanti ad un negozio, con ancora in mano le mutandine sporche di sangue. Gli investigatori, interrogando la vittima ed i testimoni, appresero che lo stupratore era d'aspetto signorile, viso scarno, costituzione magra, di mezza età con un abito scuro e un cappello nero. Non riuscirono però a rintracciare il colpevole.

Nel maggio dello stesso anno, Armanda Leopardi, di due anni, fu trascinata a forza in via Paola dallo stesso sconosciuto, che tentò di portarla in un luogo appartato, ma l'inaspettata reazione della piccola con urla e calci costrinse l'aggressore a fuggire prima di essere fermato dalle persone che si precipitarono in soccorso della bambina.
Nei giorni seguenti, ci furono altre tentate sevizie nei confronti di bambine. Il pedofilo cercò sempre di avvicinarle con offerte di caramelle o piccole somme in denaro, ma l'intervento di altre persone sventò i suoi propositi. Alla polizia lo descrissero come un signore sulla quarantina, elegante, altezza media, snello, baffi biondi e con in testa un cappello scuro.  Alcune discordanze sull'aspetto del maniaco depisteranno però le indagini.

Il 4 giugno 1924 avvenne il primo omicidio. Bianca Carlieri, di tre anni, stava giocando da sola sul marciapiede vicino al rione Ponte, quando lo sconosciuto le si avvicinò e la prese per mano, portandola su un prato nei pressi della basilica di San Paolo. Le strappò via il vestito, la graffiò su tutto il corpo, la violentò ripetutamente e la strangolò, lasciandola insanguinata dietro ad un cespuglio. Per la prima volta la polizia aveva a che fare con un delitto efferato. Diversi testimoni dichiararono che quella sera avevano visto un uomo alto con le guance infossate, baffi chiari, sulla quarantina, vestito bene, cappello nero che attraversava rapidamente via del Gonfalone con una bambina, ma gli investigatori ancora una volta si trovarono in un vicolo cieco.

Il 24 novembre del 1924, Rosina Pelli, di quattro anni, si trovava vicino a piazza San Pietro a giocare con la sorellina Olga. Nel tardo pomeriggio, l'assassino convinse la bambina a seguirlo con le solite promesse di dolciumi. Trovato un posto isolato (il "prataccio della Balduina"), la prese per il collo, la stuprò con violenza, lacerandole i genitali, e infine la soffocò. Il corpo straziato fu trovato sul prato da un muratore che andava al lavoro. Accanto al cadavere, un asciugamano bianco con due iniziali ricamate in filo rosso:
R. L.
Il giorno dopo il ritrovamento, la stampa scrisse nelle prime pagine quanto segue:
«Un altro delitto orrendo è stato compiuto, quest'essere inqualificabile che usurpa all'umanità la qualifica di uomo, di umano non ha nulla. Non ha luce d'intelletto, non ha anima, non ha cuore, codesto essere vivente che porta in giro morte, è un fantasma che si muove in mezzo a noi, un mostro insidioso che terrorizza le mamme e le bimbe. Questo miserabile lusinga le bambine regalando loro dei dolci, mentre nel pensiero del mostro non c'è altro che il gusto della tortura e della violenza. Avrà dormito stasera il bruto? Oggi che il mondo gli urla in faccia quanto possa essere vile e codardo, che si nasconde pauroso e tremante, in questo momento cosa sta facendo?»
Ma l'indubbia efficacia della retorica fascista non spingerà il mostro a desistere.

Il 29 maggio del 1925, il padre di Elsa Berni, di sei anni, chiese alla figlia di andare a prendere dell'acqua nella fontanella di fronte casa. La bambina uscì con un'amichetta di nome Anna ma, mentre si apprestava a riempire il fiasco, la avvicinò il mostro, spacciandosi per uno zio a lei sconosciuto, e la trascinò via con la forza. Spaventata, Anna corse a raccontare l'accaduto ai genitori che immediatamente si precipitarono in strada, ma di Elsa si erano ormai perse le tracce.
La polizia si mosse tempestivamente alla ricerca della piccola, perlustrando invano le strade del quartiere per tutta la notte. Il mostro stava compiendo il suo delitto sul
lungotevere Gianicolense: la bambina fu strangolata e poi violentata. Il giorno successivo, il corpo, martoriato dai pugni, fu trovato da uno spazzino, con un fazzoletto ancora legato intorno al collo.

La polizia brancolava nel buio. Fu messa una taglia che, prevedibilmente, portò all'accusa di molti innocenti. La situazione stava degenerando, la popolazione infuriata voleva assolutamente vedere in faccia il mostro.

Il 26 agosto del 1925, nel primo pomeriggio, viene rapita Celeste Tagliaferro, di un anno e mezzo, mentre dormiva nella sua camera. L'assassino aveva visto la bimba passando accanto alla finestra aperta di un appartamento al pianterreno e riuscì a prenderla senza essere notato da nessuno. L'uomo si diresse in via Tuscolana, dove la svestì, la violentò e tentò di strangolarla con il pannolino, ma l'arrivo di un passante gli impedì di ucciderla. La bambina fu portata all'ospedale e salvata. Anche in questa circostanza un testimone disse di aver visto l'uomo con la vittima, dandone una descrizione simile alle altre.

Il mostro, intuendo la concreta possibilità di essere catturato, tornò a colpire solo il 12 febbraio del 1926, quando Elvira Coletti, di sei anni, fu rapita sotto casa mentre giocava. La piccola fu portata lungo il Tevere, malmenata e stuprata; riuscì tuttavia a scappare e a chiedere aiuto. Purtroppo le informazioni che fornì non aggiunsero nulla di utile.

L'ultimo omicidio si consumò il 12 marzo del 1927. La vittima fu la stessa Armanda Leonardi che tre anni prima era sfuggita al mostro, e che fu rapita per una distrazione del fratellino maggiore. Il killer la portò sull'Aventino, dove la violentò ripetutamente, la ferì sul viso e sul torace, e infine la uccise soffocandola con un fazzoletto. Il corpo fu ritrovato il giorno successivo, in un prato.
(by deceptionisland)
Categorie: disagio, idiozia umana, politica religione società

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lunedì, 11 febbraio 2008 ore 11:16
Giornata strana oggi.

A parte che stasera mi °dovrebbero° chiamare per chiedermi se voglio far parte della giuria del festival di Sanremo e sottopormi a un interessante questionario sulla musica, a metà del quale probabilmente proromperò in un sonoro "Il festival di Sanremo è una cagata pazzesca!!!!"

Poi. Stamattina in via Roma, peraltro di fronte alla Prefettura, un tizio un po' attempato con un passamontagna rosso e un rasoio in mano si è piazzato di fronte a un 35 barrato sdraiandocisi addosso e bloccando così la circolazione di mezzi pubblici in direzione Principe. Rinuncio all'idea di avvicinarmi per farlo ragionare (va bene che sono abituata alle rasoiate di Trilli, ma questo tizio è un po' più grosso) e faccio una telefonata crumira (cioè chiamo i carabinieri).

Non me ne vogliano gli anarchici e i disperati, ma da quando viaggio in treno sto diventando un po' insofferente con chi per cause quantosivoglia giuste crea disagi a gente che non c'entra un piffero, che non ne può proprio nulla così come nulla può farci.

Arrivando in ufficio, faccio per sistemare le mie cose ma chinandomi in un modo insospettabile mi sale un globo acido dallo stomaco e sono costretta a correre scenicamente in bagno tossendo e sputacchiando e suscitando l'immotivata preoccupazione dei colleghi, dato che l'effetto grafico è stato molto più eclatante del problema in sé.

Tutto questo non sarà molto rassicurante per mia madre che oggi parte per Roma probabilmente convinta che, nelle sapienti mani di mio padre, di Trilli e mie, la casa esploderà.

(Ma deve stare tranquilla, mi sto imborghesizzando pure io, dato che mi sono perdutamente infatuata di una camicetta rossa da 55 euri cinquantacinque).

Eh, la vita di chi lavora.
(by deceptionisland)
Categorie: diario, imprevisti, chissenefrega

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martedì, 05 febbraio 2008 ore 18:06
Difficilissimo scrivere due righe proprio adesso che sarei piena di cose da sfogare. Però provateci voi a catturare delle particelle in moto browniano. Che poi sarebbero l'origine di ciò che dovrei scrivere: i miei pensieri.

Paura di non essere all'altezza del mio lavoro, e viceversa.

Una proposta di lavoro dal Cile, il lungamente agognato e idolatrato Cile, arrivata con qualche mese di ritardo.

Una serie di formalità e piccoli imprevisti, e relativi aggiustamenti che si agganciano e si concatenano a formare una teoria di cosedafareesistemare che si estende asintoticamente, e non muore mai.

Per alcune di queste cose non posso far altro che aspettare, senza protestare, perché poi è peggio.

E la paura che mi accompagna da una vita, di diventare quello che detesto.

(Esco, vado ad aggiungere un anellino alla teoria di cui sopra.)
(by deceptionisland)
Categorie: diario, disagio

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