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"C'è qualcosa che non va nelle persone che evitano il vino, il gioco, la compagnia di belle donne, la buona conversazione. O sono gravemente malate, o sono afflitte da un odio segreto per tutto ciò che le circonda."

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"Lascia dormire il futuro come merita: se lo svegli prima del tempo, otterrai un presente assonnato."

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John O. Hobbes

"La politica è l'arte di impedire alla gente di impicciarsi di ciò che la riguarda."

Paul Valéry - Tal Quale

"Si cambia più facilmente religione che caffé."

Georges Courteline - Filosofia di G. Courteline

"Si vede chiaramente dalla guerra in corso che razza di animale sia un soldato. Si lascia utilizzare per instaurare la libertà, per opprimerla, per rovesciare i re, per mantenerli sul trono."

Georg C. Lichtenberg - Osservazioni e pensieri

"Quando si trova un coniuge ammazzato, la prima persona inquisita è l'altro coniuge: questo la dice lunga su quel che la gente pensa della famiglia."

George Orwell

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Fëdor M. Dostoevskij - Umiliati e offesi
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Franz Kafka - Il processo
Peter L. Wilson et al. - Strani attrattori
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Daniel Defoe - La peste di Londra
Anthony Burgess - Arancia meccanica

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Hayao Miyazaki - La città incantata
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Paranoide 42% 49%
Schizoide 62% 53%
Schizotipico 58% 53%
Antisociale 54% 47%
Borderline 82% 47%
Istrionico 46% 43%
Narcisistico 41% 41%
Evitante 62% 39%
Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
*scores in gray are the average web score

Credits



lunedì, 31 marzo 2008 ore 16:52
Di una scena forse abusata, ma sempre emozionante, mi approprio senza vergogna e senza indugio. D'altronde è il mio film preferito; e d'altronde il signor Darabont, che ha voluto traslare la storia originale su un piano più simbolico, non l'avrà fatto per nulla.
Forse non dovrei rappresentare un momento che ancora non ho conquistato (la redenzione), ma penso che la volontà con cui mi sto facendo pian piano strada attraverso la merda mi valga questo *piccolo* incoraggiamento.





"Andy crawled to freedom through five-hundred yards of shit smelling foulness I can't even imagine, or maybe I just don't want to. Five-Hundred yards... that's the length of five football fields, just shy of half a mile."
(by deceptionisland)
Categorie: cinema, diario

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domenica, 30 marzo 2008 ore 00:07
The way to a woman's heart is through your wallet.”  (Frank Dane)

Ho comprato un portafogli nuovo.
E chissenefrega, direte voi. Vi ricordo che siete venuti nel mio spazio, dirò io, e perdipiù il tag indica chiaramente l'argomento, appunto, chissenefrega. Al che voi farete clic da qualche altra parte e io sarò libera di spaziare sull'argomento portafogli.

Bene.

Trattasi di una delle mie frustrazioni più caratteristiche. Solitamente non sono una persona che foraggia il commercio frivolo, ma di portafogli ne cambio mediamente due o tre all'anno.
Il mio insoddisfabile anelito sarebbe quello di un portafogli di colore e dimensioni sobrie, con un portamonete, tantissime taschine per le tessere (diciamo una dozzina), tre o quattro tascone per i documenti più estesi e ovviamente spazio per i soldi di carta.
Tutto ciò ad un prezzo che, alla fin fine, sia tale da non vanificare l'utilità del portafogli stesso.
Eppure pare che tutti questi requisiti assieme costituiscano una richiesta particolarmente esosa, tanto che da quando questa stravagante ossessione si è sviluppata (diciamo da poco più di un lustro) non è mai stata soddisfatta.
Così mi accontento, almeno, di concedermi una variazione sul tema ogni tanto. Così faccio un trasloco in piccolo, dico.

Il mio ultimo portafogli aveva suscitato una certa aspettativa. E' stato il primo portafogli  femminile che io comprassi dopo l'insorgenza della wallet-mania. Uno zippo beige chiaro simil-camosciato, o almeno tale è rimasto le prime due settimane, dopodiché si è impietosamente ingrigito con un pattern squadrato che, presumo, ha seguito la disposizione delle tessere al suo interno. Ha messo alla prova la mia pazienza più e più volte incastrandosi da qualsiasi parte e aprendosi goffamente anche se non richiesto.

E sia.

Tuttavia, di norma avrei aspettato che facesse il suo tempo (minimo una stagione) invece di cambiarlo dopo due mesi, senonché oggi è una giornata in cui ho deciso di corredare di gesti di per sé insignificanti, ma concreti, un'increspatura quantistica del mio umore che, adiopiacendo, potrebbe destabilizzare una situazione di melmosa abulia e, lavorando di sottecchi, procurarmi di qui a breve una serie di giornate all'insegna del più imprevedibile, sfrenatamente placido ottimismo.

E vallo a spiegare perché penso tutto ciò mentre guardo il mio portafogli multi-tasching, di un indefinito materiale lucido sedicente vera pelle, che si rifiuta ostinatamente di dirmi dove è stato fabbricato (come se fossi scema, neh), ancora puzzolente di nuovo e già bello gravido di tesserine da lamentarsene.

Sorrido di un sorriso che mi piace immaginare un po' creepy.
(by deceptionisland)
Categorie: manie, chissenefrega

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venerdì, 28 marzo 2008 ore 11:26
(Segue dai capitoli precedenti.)
 

GINO GIROLIMONI

Alto, capelli castani, leggermente stempiato, di aspetto distinto, Gino Girolimoni, classe 1889, si guadagnava da vivere facendo il mediatore di cause, cioè procurando un avvocato agli operai che erano vittime di infortuni sul lavoro. Dopo una infanzia difficile, segnata dal marchio del “figlio della colpa” (come si usava dire allora) e dopo aver svolto i più disparati mestieri, aveva raggiunto, grazie a questo suo ultimo lavoro, una discreta agiatezza che gli permetteva di ostentare una certa eleganza (nella sua casa gli furono trovati ben dodici vestiti). Disponeva anche di una automobile a due posti, una Peugeot verde targata 55-21033, cosa per quegli anni veramente insolita.

A Girolimoni toccò la sfortuna di suscitare l’attenzione di un ufficiale della Polizia, tale Giampaoli, “segugio dal fine odorato” secondo la definizione che ne diedero i giornali. Girolimoni non solo fu visto aggirarsi spesso nella zona in cui vivevano le bambine rapite, ma fu notato parlottare insistentemente, accanto alla sua vettura verde, con Olga Nardicchioni, una ragazzetta dodicenne a servizio presso la famiglia di un ingegnere. Alcuni agenti di Pubblica Sicurezza che facevano servizio in zona, vedendo questa scena, ebbero la certezza di assistere ad un tentativo di rapimento. Come sarà chiarito più tardi, tra le donne corteggiate dall’uomo c'era la signora che aveva al servizio la giovane domestica: Girolimoni l'aveva avvicinata per raggiungere la padrona.

L'uomo fu descritto come uno che aveva l'abitudine di guardare le bambine e di donar loro delle caramelle. Anche un suo ex commilitone confermò questo vizio di spiarle (questa testimonianza in seguito si rivelò falsa, dovuta al fatto che tra i due c'era stato dell'astio). Il resto lo fecero i testimoni, primo fra tutti un oste, tale Massacesi, che non esitò a puntare il dito accusatore contro il malcapitato Girolimoni. Fu soprattutto questa testimonianza (oltre alle discutibili affermazioni di suggestionabili bambini) a trasformare l’innocuo mediatore nel “mostro di Roma”.

Nei giorni a seguire la pubblica accusa disse:
"Le incessanti, laboriose indagini per la scoperta dell'autore degli assassini di Armanda Leonardi e di altre bambine, condotte silenziosamente, ma tenacemente, sotto la personale direzione del questore di Roma, sono state coronate da pieno successo. Dopo una lunga serie di appostamenti ed osservazioni, l'assassino, raggiunto da un cumulo di prove, che appaiono irrefragabili, è stato identificato ed arrestato. Egli è il mediatore Gino Girolimoni, nato a Roma il 1° ottobre del 1889, dove ha vari appartamenti; precedentemente, ha dimorato nei distretti di Borgo e di Ponte, vale a dire nella zona dei delitti. Vero tipo di degenerato, durante il periodo, durante il quale è stato sottoposto a costanti pedinamenti, si è potuto accertare che ha un'abilità davvero eccezionale nell'eclissarsi, dopo tentativi di adescamento, ricorrendo anche a travestimenti, come risulta da numerose fotografie, trovate in uno dei suoi appartamenti. Procedutosi al suo arresto, l'assassino, sottoposto a stringenti interrogatori, ha mostrato il più ributtante cinismo, negando sempre, e rivelando quell'audacia e quella scaltrezza che aveva già dimostrato nei suoi orribili delitti; ma, contro di lui stanno le prove schiaccianti raccolte, e particolarmente gli atti di ricognizione eseguiti con le numerose persone che lo avevano precedentemente veduto e che lo hanno riconosciuto, senza possibilità d'equivoco e d'inganno".

Ancor prima che iniziasse il processo, Girolimoni fu colpevolizzato dalla stampa e dalla popolazione, anche da parte del Vaticano che aveva aiutato la polizia nelle indagini.

Girolimoni in carcere continuava a negare “con ributtante ostinazione”, come scrivevano i giornali. Roma poteva finalmente dormire sonni tranquilli dal momento che “la malabestia non si aggirava sotto le ombre del bosco”. L’impegno del regime fascista e della Polizia era salvo.

Il castello di macroscopiche false prove cominciò a scricchiolare quando un operaio friulano, Domenico Maritutti, si riconobbe con assoluta sicurezza nell’uomo che si era recato in compagnia di una bambina (sua figlia!) nell’osteria di Massacesi la sera dell’assassinio della piccola Leonardi. Maritutti in un primo momento non fu considerato attendibile; dal canto suo l’oste si rifiutò ostentatamente di ritrattare, ancorché messo a confronto con Maritutti.

Le cosiddette indagini su Gino Girolimoni si rivelarono talmente falsate che il “mostro” dovette essere scarcerato. Anche perché, tra le altre falle dell’indagine, nessuno aveva notato che il giorno dell’uccisione di Armanda Leonardi, Girolimoni non si trovava a Roma.

La solerzia e l'onestà professionale del commissario di Pubblica Sicurezza Giuseppe Dosi riuscirono a smontare i fragili indizi. L'8 marzo del 1928, dopo numerose false testimonianze, le prove a carico di Girolimoni persero progressivamente di consistenza. Girolimoni, difeso dall'avvocato Ottavio Libotte, venne definitivamente prosciolto con formula piena dal giudice istruttore Rosario Marciano. Leggiamo sul quotidiano “La Tribuna” del 10 marzo 1928, a pagina 4, tra le notizie di cronaca, una di poche righe annunciante che presso la Cancelleria della Corte d’Appello era stata depositata la sentenza che chiudeva l’istruttoria di “tale Gino Girolimoni, assolto da ogni accusa, su conforme parere del pubblico ministero Marinangeli, per non aver commesso il fatto”. Si metteva in tal modo la parola fine ad un capitolo di cronaca giudiziaria gravissimo, fra l'indifferenza generale.
(by deceptionisland)
Categorie: idiozia umana, politica religione società

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lunedì, 17 marzo 2008 ore 14:02
Il mondo è un dirigibile che mi passa alto sopra la testa, così alto che c'è una cortina di nuvole e non ne vedo i colori.

Vedo gente che si sbraccia e che saluta ma sono così lontani che non capisco se stanno salutando me, e se mi salutano perché ci tengono o solo perché sono lì e qualcuno devono pur salutare, e di alcuni non riesco a distinguere bene nemmeno il volto.

Così alla fine non saluto nessuno... e distolgo lo sguardo perché a stare col collo in su, poi mi vengono i crampi.

Guardo sotto e c'è una piana grigia, sassosa, senza sole, non mi dispiacerebbe andarci ma c'è qualcosa che mi tiene a mezz'aria. Muoversi qui, attraverso l'aria, è difficilissimo, mi sbraccio ma mi muovo di pochi centimetri, c'è poco ossigeno e sono sempre stanca, la luce del sole arriva troppo diretta e fredda e ho male agli occhi, e se provo a tirarmi un ceffone arriva sulla faccia così debole che non mi faccio nulla.

Ho come l'impressione di avere un gancio che mi tiena ancorata, ma non lo vedo, non vedo la fune, non vedo il punto di ancoraggio, ho solo questo pizzico che mi brucia dentro.

Vorrei arrabbiarmi, ma non m'importa neanche di quello.
(by deceptionisland)
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giovedì, 13 marzo 2008 ore 14:26
(Il dottorato è fatto, la maggior parte di paturnie passate... possiamo procedere.)

LE INDAGINI

Dopo l’omicidio di Bianca Carlieri, i giornali si fecero interpreti dell'angoscia popolare sollecitando la cattura dell'efferato criminale. Lo stesso Benito Mussolini, indispettito per gli insuccessi delle indagini e non volendo che il regime fosse ritenuto incapace di assicurare l'ordine, convocò il capo della polizia Arturo Bocchini e lo sollecitò ad assicurare al più presto l'omicida alla giustizia. I giornali si buttano a capofitto nella vicenda, senza risparmiare al lettore particolari orribili sulle sevizie subite da Bianca.

E cominciò così la caccia al mostro, con sospetti su questo o quel personaggio. Qualche psicopatico si autocalunnia (uno di questi, nel confessarsi autore dell’infanticidio, si uccide ingerendo acido muriatico).
Le autorità di Polizia, al cui vertice siede il quadrumviro della marcia su Roma Emilio De Bono, svolgono “febbrili indagini” ma, come spesso accade, non si giunge a nessun risultato. Il questore della Capitale offrì il fianco a numerose critiche quando decise di rivolgersi ad un veggente che si esibiva in quei giorni al teatro Salone Margherita di via due Macelli.

All’epoca dell’assassinio di Rosina Pelli, al ministero dell’Interno si era insediato come capo del dicastero Luigi Federzoni, fascista della prima ora. Le indagini seguitano a non dare esito. La polizia arrestò un sacrestano, con fama di pedofilo, ed un vetturino, ma ambedue risultarono estranei ai fatti. Il vetturino, sopraffatto dalla vergogna, si uccise avvelenandosi.

Infine, dopo il ritrovamento di Armanda Leonardi, le indagini si fecero più serrate e la pressione dell'opinione pubblica sulla polizia divenne intollerabile. Ormai era chiaro che bisognava a tutti i costi trovare il colpevole. Fece sentire la sua voce addirittura Mussolini in persona che (come scrissero i giornali dell’epoca) “rabbrividendo nelle più profonde fibre del suo tenerissimo cuore di padre”, decide che, una volta per tutte, una così mostruosa serie di delitti non poteva rimanere impunita. Tra questa dichiarazione e l’arresto del mostro, il passo fu breve.

I sospetti, per una serie di circostanze, tra le quali la testimonianza di un oste e l'abbordaggio di una servetta dodicenne, conversero su un giovane uomo di trentotto anni, scapolo, corteggiatore di signore, proprietario di una Peugeot verde, con la quale amava girare per la città in cerca di avventure: Gino Girolimoni.

Girolimoni venne arrestato il 7 maggio 1927. La notizia fu ripresa dai giornali che la pubblicarono con grande rilievo. Il 9 maggio 1927 uscirono i titoli a tutta pagina: “Gino Girolimoni l’osceno martoriatore di bambine è stato arrestato. Il cuore generoso del popolo esulta per l’arresto del turpe assassino, per il Mostro di Roma è la fine”. L'Agenzia Stefani, scrisse che, dopo “laboriose indagini”, erano state raccolte “prove irrefutabili” contro di lui. Anche il criminologo Samuele Ottolenghi, seguace delle teorie lombrosiane, pretese di ravvisare nei tratti somatici dell'arrestato i segni caratteristici del criminale.

Ma chi era quest’uomo nel quale i cronisti si affrettarono a riconoscere i “tratti del tipico degenerato, con gli occhi stranissimi, dal taglio quasi mongoloide, lo sguardo obliquo, falso, sfuggente” e come si era arrivati al suo arresto?


(by deceptionisland)
Categorie: idiozia umana, politica religione società

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mercoledì, 12 marzo 2008 ore 12:57
Ehi, Redneck®, penserai mica di cavartela così, vero?

Premessa: ringrazio tutti quelli che hanno dimostrato interessamento, anche simulando, apprezzo lo sforzo
Ne approfitto per ringraziare qui anche quelli dell'inutile® blog del moccioso, così gli sottraggo un po' di audiens

Non ho potuto rispondere a tutti perché ho esaurito il credito telefonico in una conversazione con la mia ex-capa nella quale ho scoperto di aver dimenticato a Trieste il caricabatterie del MAC

Seguono risposte personalizzate et precisazioni.


  1. Per Martino: bene
  2. Per K®: il voto è segreto ecco, diciamo che ufficialmente non c'è una valutazione, la sanno solo i commissari ma non viene divulgata. Voi direte, e accheccazzo serve? ehr... quando lo so, ve lo dico...
  3. Per Alberto C. I: grazie dei caffè
  4. Per Alberto C. II: guarda, non ti sei perso nulla, mi hanno detto che ho un accento americano
  5. Per Moana: Ottimamente, grazie La combriccola triestina (a few good men) mi ha regalato un casco ultrafico e sarebbe andato tutto liscio se non fosse che mentre me lo provavo facendo l'idiota mia madre guastafeste ha offerto al posto mio
  6. Per sfrancy: ricordo che mi avevi scritto, ma non ricordo più a che proposito beh, un grazie ci scappa sempre.


Da segnalare:

  1. L'exploit del Redneck® che, mentre ci preparavamo per uscire, mi ha afferrata per le spalle urlando "TI SODOMIZZO!!!!" nell'istante preciso in cui la ragazza che ci ospitava usciva da camera sua;
  2. La sistematica frantumazione di palle da parte della mia ex-capa che continua a pigliarmi per il culo per il mio nuovo lavoro. Si riporta stralcio di conversazione:
    - Questo pomeriggio c'è un wine & cheese (specie di meeting scientifico informale dove la gente si ubriaca masticando formaggio) alle quattro, vieni? dai dai
    - Non so, forse dovrei partire, vedo i treni
    - E come mai devi partire?
    - Eh, sai, domani lavoro
    - HAHA, sono cavoli tuoi, hehe!
    - ... (trad: Appunto, perché non provi a fartene un po' di tuoi in padella?)

  3. Mia madre è una simulatrice eccezionale. Sembrava che capisse tutto, e sì che non conosce una parola d'inglese. Ha provato poi a chiedermi cos'è il redshift, ma si è arenata quando ho provato a farle l'esempio dell'ambulanza e dell'effetto Doppler.
  4. Chiaramente i treni sono stati tutti presi all'ultimissimo minuto causa aggiustatura capelli del mio Uomo DapperDan °°°( )


Infine, questo fine settimana non so bene quando penso di fare qualcosina di poco ambizioso, ovviamente a Milano. Brunch? Codadicazzo (=cocktail)? Pranzetto? Crepes per tutti? Non ne ho idea.
(by deceptionisland)
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