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"C'è qualcosa che non va nelle persone che evitano il vino, il gioco, la compagnia di belle donne, la buona conversazione. O sono gravemente malate, o sono afflitte da un odio segreto per tutto ciò che le circonda."

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John O. Hobbes

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Paul Valéry - Tal Quale

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Georges Courteline - Filosofia di G. Courteline

"Si vede chiaramente dalla guerra in corso che razza di animale sia un soldato. Si lascia utilizzare per instaurare la libertà, per opprimerla, per rovesciare i re, per mantenerli sul trono."

Georg C. Lichtenberg - Osservazioni e pensieri

"Quando si trova un coniuge ammazzato, la prima persona inquisita è l'altro coniuge: questo la dice lunga su quel che la gente pensa della famiglia."

George Orwell

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Fëdor M. Dostoevskij - Umiliati e offesi
Douglas Adams - Dirk Gently: Agenzia di investigazione olistica
Daniel Pennac - La prosivendola
Franz Kafka - Il processo
Peter L. Wilson et al. - Strani attrattori
Raymond Queneau - Zazie nel metro
Daniel Defoe - La peste di Londra
Anthony Burgess - Arancia meccanica

Ciak!


Aleksandr Sokurov - Arca russa
Fritz Lang - Il dottor Mabuse
Hayao Miyazaki - La città incantata
Akira Kurosawa - I sette samurai
Sergej M. Ejzenštejn - La corazzata Potëmkin
Alfred Hitchcock - Il pensionante
Arthur Penn - Piccolo grande uomo
Woody Allen - Io e Annie
Nicholas Ray - Gioventù bruciata
John S. Robertson - Il dottor Jekyll e Mr. Hyde

Disturbi di personalità

Paranoide 42% 49%
Schizoide 62% 53%
Schizotipico 58% 53%
Antisociale 54% 47%
Borderline 82% 47%
Istrionico 46% 43%
Narcisistico 41% 41%
Evitante 62% 39%
Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
*scores in gray are the average web score

Credits



giovedì, 29 maggio 2008 ore 09:41
Undici (11) anni fa, un talentuoso cantante e chitarrista statunitense si stava recando all'aeroporto di Memphis per andare a prendere i membri della band; è in anticipo ed è l'ora del tramonto di un pomeriggio tranquillo. In compagnia di un amico si ferma presso le acque del fiume Wolf River, si immerge in acqua vestito e con le scarpe, e si allontana dalla riva.

Muore così Jeff Buckley.

Perché non ho fatto sto discorso per il decennale? Per due motivi: uno è che il numero 11 aveva delle strane ricorrenze nella mia vita nel periodo in cui ho metabolizzato Buckley. Il secondo è che l'anno scorso non c'ho pensato.

(by deceptionisland)
Categorie: musica

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mercoledì, 28 maggio 2008 ore 20:38
Oggi, per la prima volta in quasi nove anni che ci conosciamo, mi sono ricordata di fare gli auguri a Satyajit, altrimenti detto Satya (o Jit da sua moglie).

Curioso che dopo aver bestemmiato tanto gli ultimi giorni perché non ne potevo più, la saudade dell'India abbia colpito anche me. Ci sono tanti posti che non ho visto, e poi devo trovare un buon pretesto per indossare il pajama che mi hanno regalato.

Mi mancano i dolcetti indiani ricoperti da una strana polverina che lì per lì sembra carta stagnola.
Mi mancano i tender coconuts, il tè ai chiodi di garofano col latte, i pani tipici (roti, naan e chapati), il formaggio fritto al curry, i toast piccanti, il lassi che ti rinfresca a fine pasto.
MI mancano i tragitti impossibili con i moto-risciò e anche i bici-risciò con relativa strenua contrattazione.
Mi manca mettere alla prova la mia adattabilità nelle situazioni più problematiche.
Mi mancano le vivaci accozzaglie di colori dei sari per strada. Vorrei aver comprato un sari, anche se nemmeno in mille anni avrei imparato come metterlo.

Quante volte, dico, l'ho vista sulla cartina e l'ho sottovalutata? [cit.]
(Che poi, io Satya l'ho conosciuto live a San Francisco, ecco. Tanti auguri! )


bollywood2
(by deceptionisland)
Categorie: viaggi, amici

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lunedì, 26 maggio 2008 ore 16:28
Quando sedici anni fa morì Falcone, io ci feci la figura della stupida, come spesso capitava.
Avevo dodici anni, andavo alle medie, ed era il periodo della mia massima imbecillità.
Sono capitata in salotto a dire qualche battutaccia e mia madre mi ha fulminata dicendomi "Oh, insomma, Silvia, è morto Giovanni Falcone!"
Sarà egoistico che ora io associ Falcone all'ennesima maternalata per farmi sentire sguaiata e inopportuna. Chiaramente non era premeditato, ma è un po' come le lavatrici: non sono nata con un manuale per l'uso stampato da qualche parte in testa. Falcone, io manco sapevo chi fosse, e della mafia avevo un'idea a dir poco vaga. D'altra parte tutto di me si può dire tranne che non fossi una bambina curiosa. Vabbè.
Comunque a partire da quell'episodio innanzitutto cominciai a capire che una coscienza sociopolitica avrei dovuto svilupparmela da me. I miei son brave persone e onesti lavoratori, ma come tanti ex comunisti quando devono spiegarti qualcosa tendono a parlare come libri stampati, a completare i discorsi con corollari ed esempi che, per quanto graphic, c'entrano poco o nulla; e soprattutto a perdere di vista il punto della questione. Inoltre parlano come se avessero la soluzione in tasca, come se sapessero tutto.
Così ho cominciato a fare qualche domanda precisa, e per qualche tempo mi sono illusa che il problema fosse in via di soluzione. Pensavo che gli assassini di Falcone e Borsellino fossero stati un passo falso, che l'avrebbero pagata. Quanti boss ci saranno, mi dicevo. Ne arresti uno, due, cinque. La storia di Libero Grassi. E mi stupivo che la gente non parlasse e non si ribellasse a questi prepotentoni. Beh, non c'è troppo da scandalizzarsi se nella mia adolescenza ragionavo con la mentalità di una bamboccia del nord (con un po' di tarluccaggine sarda).
E' solo da poco che ho capito che mafia, camorra, ndrangheta, sacra corona, sono un sussidio ad uno stato che non c'è. Che - soprattutto in Campania - la camorra è così integrata con la popolazione, che se gliela togli sono tutti nella merda fin sopra i capelli. Che nei comuni, la gente benedice la camorra perché ripulisce le strade dalla microcriminalità. E via discorrendo.
Non sto con questo esprimendo alcun giudizio di liceità, ovviamente.


By the way ora che ci penso, oltre ad aver visto Gomorra, ieri ho anche finito di leggere le Anime morte. Il motivo per cui menziono questo libro è il passo seguente:

«Presto a Čičikov si presentò un campo d'azione molto più vasto: si formò una commissione per la costruzione di non so che edificio statale assai importante. In quella commissione si sistemò anche lui, e ne fu uno dei membri più attivi. La commissione si mise all'opera immediatamente. Per sei anni si diede da fare per quell'edificio; ma, fosse colpa del clima ostile o del materiale scadente, fatto sta che l'edificio statale non andò mai oltre le fondamenta. E intanto agli altri capi della città a ogni membro della commissione spuntò una bella casa di architettura civile: si vede che là il fondo del terreno era migliore. Cominciavano già tutti a prosperare e a metter su famiglia.»

E poi uno dice, com'è piccolo il mondo.
(by deceptionisland)
Categorie: cinema, poesie libri fumetti, politica religione società

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venerdì, 23 maggio 2008 ore 17:30
Il Presidente del Consiglio decide di brutta forza che le discariche campane si faranno, che si faranno nei posti che già aveva deciso l'ex-governo, che saranno presidiate e che a chiunque ne ostacolerà la costruzione faranno un culo così.
E pare che l'Italia tornerà ad essere un paese nuclearizzato.





Ora, a parte la preoccupazione che l'italico modo di gestire le cose può generare nella sottoscritta, mi ritrovo ad essere di principio allineata a queste decisioni.

Nel primo caso perché ai napoletani, a quanto pare, le soluzioni bisogna imporle.

Nel secondo perché ne ho un po' piene le palle che alla parola nucleare si associ la parola Чорнобиль.

A Černobyl' il reattore RBMK aveva coefficiente di vuoto positivo; in tali reattori, con l'aumentare della temperatura, la reazione nucleare, anziché scemare, aumenta. Alle basse potenze un simile reattore diventa instabile; inoltre eventuali bolle d'aria presenti dell'acqua di raffreddamento danno il via a reazioni casuali. Tali reattori sono espressamente vietati in Europa occidentale.

A Černobyl' le barre di controllo del reattore RBMK avevano un'anomalia ignota agli operatori, che nelle condizioni critiche in cui furono attivate, provocò l'arresto delle barre stesse prima che potessero penetrare nel nocciolo.

A Černobyl' le tubature di acqua refrigerante scorrevano verticalmente nel reattore; questo creava differenze di temperatura lungo il tubo, il che rendeva il flusso turbolento ed inefficiente.

A Černobyl' gli operatori avevano commesso una serie di errori e violazioni della procedura, eseguendo manovre manuali un tanto al chilo per riparare ai guai che via via avevano causato.

A Černobyl', per ridurre i costi, l'impianto era stato costruito con un contenimento parziale, che escludeva la sommità del reattore; e questo ha consentito la dispersione dei contaminanti radioattivi nell'atmosfera.

E finora gli allarmisti l'hanno avuta facile perché tutte queste cose non sono immediate da capire, mentre le immagini delle città evacuate, gli anni di paura della contaminazione, l'essenza stessa del mostro radioattivo, fanno molta più presa nella mente della collettività.

Per quanto noi italiani siamo un po' pressappochisti, non siamo nella Russia degli anni '70, in disperata corsa energetica senza averne i mezzi.
(by deceptionisland)
Categorie: politica religione società

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giovedì, 22 maggio 2008 ore 12:05
Chissà quanto bianchetto han consumato...


(MUTO a wall-painted animation by BLU from blu on Vimeo.)
(by deceptionisland)
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mercoledì, 21 maggio 2008 ore 12:24
Stamattina mi si è aperta una bottiglietta contenente un analcolico moro.
La succitata bottiglietta trovavasi nel mio zaino; nulla ha potuto il sacchetto di plastica al cui interno trovavansi anche un contenitore a tenuta poco stagna il quale recava in sé due frittatine di asparagi, una fetta di pane e alcune gallette di riso soffiato. Le frittatine le ho potute sciacquare. Il resto no. Le gallette avrebbero dovuto tenermi in vita fino all'una.
Come già detto, il sacchetto ha svolto il suo compito protettivo in modo assai limitato. L'analcolico moro è percolato nell'ambito dello zainetto, e non si sa come, nella sua furia devastatrice, è riuscito a disinnescare un deposito di inchiostro da non si sa quale penna o foglio scritto.
Fatto sta che mi ritrovo con uno zaino fradicio appeso sopra il lavandino dello sgabuzzino, un quaderno degli appunti e una copia delle Anime Morte della buonanima Nikolaj V. Gogol' a essiccare fuori dalla finestra, entrambi decorati agli angoli d'intense e romantiche sfumature di colori che vanno dal blu notte al moro meticcio.
Ad essiccare nei pressi della finestra stanno anche il mio portafogli quasi nuovo , l'astuccio, le penne e una malcapitata sedia fortunatamente nera sulla quale, prima di accorgermi del disastro, avevo poggiato lo zainetto (anche lui per fortuna nero). Questa sedia, imbevuta a puntino, è stata opportunamente tappezzata di fazzoletti che ne segnalassero l'inagibilità, fazzoletti che hanno assunto delle tenui colorazioni analoghe a quelle del libro, e che potrebbero essere venduti al MoMA a prezzi sostenuti o quantomeno usati come test di Rorschach.

Il primo che mi chiede com'è andata oggi vince un gelato in fronte.
(by deceptionisland)
Categorie: imprevisti

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mercoledì, 14 maggio 2008 ore 09:44
Vorrei che la città fosse vuota.
Che rimanessero solo i gatti.
E che fosse notte per una settimana di fila.
Non per dormire.
Ma per girare indisturbata nella città sottovuoto.
Nel frescume di tarda primavera.
Nel brusio sovrannaturale delle notti cittadine.
Sdraiarmi su una vecchia panchina.
Annusare le umide mura.
Camminare, arrivare fino alla riva.
Farmi lambire le caviglie dall'acqua che non è poi così fredda.
Dormire, svegliarmi, fare cose senza darci peso.
Vedere tutto attraverso le luci stravolte dei lampioni.
E poi sopravvivere, naturalmente.
Vorrei almeno che fuori  fosse coerente con la triste, idiopatica solitudine che, a quanto pare, si è trasferita da me in questi giorni.
(by deceptionisland)
Categorie: diario, disagio, deliri e sogni

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lunedì, 12 maggio 2008 ore 19:28
...mi si chiede pure perché non ero così entusiasta delle alternative che avevo.

Più vado avanti e meno rimpiango quel viaggetto in FVG che mi son risparmiata.
(by deceptionisland)
Categorie: politica religione società

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mercoledì, 07 maggio 2008 ore 16:51
Riflettedoci, è curioso che io abbia fatto una (per quanto mini) recensione sul giocattolone dell'anno e non abbia speso una parola su un film, che ho visto un paio di settimane fa e che mi ha toccata un po' di più.
Diciamolo, anzi, mi ha scossa... ed in effetti questo è stato il motivo per cui non ne ho scritto, perché sarebbe stato lì per lì un po' doloroso.

Per cui stamattina ho pensato, megliotardichemai®.

Il film a cui mi riferisco è Tutta la vita davanti, di Paolo Virzì. Ormai è uscito dalle sale ed è entrato nel circuito della pirateria, ma se gli sparuti miei lettori non l'hanno ancora visto lo consiglio caldamente.

(Me ne vergogno un po', ma quello che segue non è tutta farina del mio pacco®, però a che cosa servirebbe il Prof® se non quando ha un po' di tempo, con la sua esimia proprietà di linguaggio, per scrivere una recenZione come si deve?)

Fare un film, anzi una commedia all'italiana, nella migliore tradizione del Belpaese, su un tema relegato ai dibattiti politici da terza serata o a quei relitti postleninisti di Telekabul non dev'essere stato semplice... beh, Virzì ce l'ha fatta.
La storia è quella di Marta (una Isabella Ragonese eccezionalmente in parte), studentessa siciliana fuori sede a Roma, laureata con lode e bacio accademico con una tesi in filosofia su Heidegger davanti a una commissione di mummie claudicanti, che si trova a scontrarsi col mondo del precariato armata solo della sua intelligenza e del suo sorriso disarmante (e disarmato).

Nella carriera accademica, Marta si vede passare davanti raccomandati che valgono cento volte meno di lei e scopra man mano che tutti i suoi ex-compagni di università, che non si sono laureati, hanno impieghi soddisfacenti e remunerativi.

Messa alle strette, trova lavoro come baby sitter presso Sonia (Micaela Ramazzotti in disabbigliè), una ragazza madre che la mette in contatto con la Multiple, società che vende robottini da cucina a domicilio a prezzi da rapina. Inizia così la sua surreale esperienza nel call-center. Surreale nemmeno troppo....
Mi piacerebbe poter credere che le scenette motivazionali con jingle e riti tribali di caricamento sono una esagerazione macchiettistica, ma purtroppo è tutto vero (basterebbe sostituire Multiple con Kirby, per dirne una*).

Di episodio in episodio, la storia mette crudelmente a nudo le contraddizioni di un modo di vivere (e lavorare) che pare votato senza possibilità di ritorno all'autodistruzione e all'annichilimento dell'individuo, dall'ex-moglie leopardata e rifatta dell'arrivista manager Claudio (Massimo Ghini), all'amante (Sabrina Ferrilli, indimenticabile quando si produce in un "Vorrei che ci sei anche tu") che festeggia in totale solitudine il successo della scalata sociale, nella sua casa nuova fiammante e altrettanto leopardata negli arredi, alla giovanissima ragazza madre che, licenziata perché sospetta di essere collusa coi sindacalisti, sta per prostituirsi e travolgere così nella sua spirale di annientamento anche la figlioletta di pochi anni.

Un film che ruota tutto intorno alle figure femminili, nel bene e nel male, dall'infanzia alla vecchiaia, mentre gli uomini, anche il sindacalista (Valerio Mastrandrea) impegnato per i precari e costretto a un'improba lotta contro la cultura di Amici e del GF, ne vengono fuori (quando va bene) ammaccati.

Ben scritto, ben recitato, ben diretto.

Dalla locandina in cui un nuovo quarto stato straccione ammicca alle telecamere con i vestiti migliori, alla voce narrante di Laura Morante, alla scena finale di un pranzo casuale di sole donne in un giardino della periferia romana sulle note di "que sera sera", un pugno dello stomaco col guanto di velluto [cit.].

Ciaaaak!



(*dimenticavo: mettiamoci anche questo, già che ci siamo)
(by deceptionisland)
Categorie: cinema, lavoro, idiozia umana

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martedì, 06 maggio 2008 ore 11:30

La passione quasi fisica per il libro intonso e violabile è una cosa che non mi abbandonerà mai, temo. Dico "temo" perché non mi risolverò mai a scaricarli, al contrario di quanto mi sono romai risolta a fare coi film (ma non ditelo a nessuno, eh).

Quindi ci spenderò.

Deposito qui la mia lista di desideri bibliotecari, casomai a qualcuno venisse in mente di sollevarmi parzialmente da cotanta onerosa spesa. (Ma in realtà, come al solito, lo faccio più che altro come promemoria aggiornabile.)


  1. Philip K. Dick - Un oscuro scrutare
  2. Anthony Burgess - Arancia meccanica
  3. Arthur C. Clarke - La sentinella (antologia)
  4. Patrick Süskind - Il profumo
  5. Kit Pedler & Gerry Davis - Lebbra antiplastica
  6. Arthur Schnitzler - Doppio sogno
  7. Brian Aldiss - A.I. (antologia)
  8. Chuck Palahniuk - Cavie
  9. William M. Thackeray - Le memorie di Barry Lyndon
  10. Peter George - Allarme rosso
  11. Michael Crichton - Andromeda
  12. Lionel White - Rapina a mano armata
  13. Muriel Barbery - L'eleganza del riccio
  14. Kurt Vonnegut - La colazione dei campioni
  15. Humphrey Cobb - Orizzonti di gloria
  16. Daniel Pennac - La fata carabina
  17. Daphne du Maurier - Rebecca

(e adesso aspetterò il mio compleanno, o natale, o una promozione...)

EDIT: Barrati quelli che, in data 10 maggio, ho acquistato approfittando dello sconto Feltrinelli
(by deceptionisland)
Categorie: chissenefrega, poesie libri fumetti

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