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Narcisistico 41% 41%
Evitante 62% 39%
Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
*scores in gray are the average web score

Credits



venerdì, 22 agosto 2008 ore 15:14
***WARNING***

(guarda se devo perdere tempo in inutili premesse)

Blog introspettivo; non c'è alcuna ragione particolare per leggerlo se non curiosità astratta, ergo non serve che mi facciate notare che è interess

Blog lungo; DDT è dispensato dal dire a sfrancy di ridarmi l'account, grazie.


*** *** ***

Ogni tanto gioco al tempo-molla: mi siedo o mi appoggio da qualche parte, do una strattonata alla mia percezione del tempo e lo lascio andare indietro e avanti come una molla.

Penso a quello che sono stata io da piccola e a quello che potrebbe essere una mia eventuale progenitura. Ai miei genitori e ai miei figli.
Penso alle scelte sbagliate del mio passato e a come saranno quelle future.

Passo dall'una all'altra cosa velocissimamente, cogliendo sprazzi di luce, sfumature, e ogni volta percorrendo l'asse temporale su un intervallo sempre meno ampio per giungere al presente e stabilizzarmi (più o meno) lì.

Penso che avrei voluto più tranquillità da piccola. Meno pessimismo. Avrei voluto che quando mi facevo male o stavo male, invece di arrabbiarsi e agitarsi, mi tranquillizzassero. Avrei voluto che non usassero ogni scusa per farmi restare sotto una campana di vetro.
Avrei voluto che non agissero come se potessi spezzarmi a ogni bava di vento.

Avrei voluto che quando prendevo un brutto voto non partisse in quarta pensando già alla macchia sul registro a fine anno e a fine scuola. Avrei voluto che la mia versione dei fatti venisse considerata ogni tanto. Avrei voluto che la visione dei rapporti familiari fosse un po' meno gerarchica. Avrei voluto che non facessero di me una *persona particolare*, per la quale era inaudita la possibilità di fare lavoretti estivi, di prendersi un motorino, e via discorrendo.

Avrei voluto che quando mi lamentavo perché a 14 anni non avevo ancora un ragazzo, mia madre mi dicesse che andava bene così, che sarebbero arrivati e che più avessi dovuto aspettare, più speciali sarebbero state le mie storie, invece di darmi consigli su stucchevoli strategie che forse andavano bene negli anni '60, non per le persone che mi interessavano, e comunque non si addicevano per nulla al mio carattere chiassoso e maschiaccio.

Penso a queste cose chiedendomi se sarò capace di evitarle a chi verrà dopo. Ma penso che tutto ciò ha contribuito a fare di me quello che sono, e quello che sono non mi dispiace poi tanto. Ci devo lavorare da matti, ma ho anche i mezzi per lavorarci.

Quindi cosa è giusto? Obbligare i propri figli a essere forti contro tutto e a imparare da soli a svincolarsi da certi condizionamenti oppure fornir loro quell'appoggio che serve fintantoché serve? Su questo punto, quando la molla tocca il futuro, permane un leggero panico. Via, indietro.

Poi penso alle mie scelte sbagliate.

Innanzitutto dal punto di vista dell'istruzione e carriera. Tutti mi dicono che avrei potuto fare qualsiasi cosa, quindi la conseguenza logica era che dovevo fare la cosa più difficile, dato che potevo. O comunque una cosa che facesse dire "cazzo!" ad amici e parenti. Qualcosa di serio e impegnativo; e così ho evitato di prendere in considerazione una miriade di possibilità che avrebbero non solo seguito più da presso le mie vere inclinazioni, ma mi avrebbero soddisfatto maggiormente.

E arriviamo a cosa mi hanno dato queste scelte: poco. Ma qualcosa. Perché se ad un certo punto della mia vita non avessi saturato, non avrei mai avuto il coraggio di spezzare. E se sei riuscito a spezzare una volta, puoi farlo anche più volte. Così, ora ho la consapevolezza che niente potrà tenermi legata troppo a lungo a un lavoro (o a una situazione) che non mi piace.

Dal punto di vista sentimentale, anche lì, tante scelte sbagliate. E tante motivazioni ridicole per queste scelte. Tante persone con cui non andrei a letto; tante altre con cui andrei a letto e basta. Ho imparato a fiutarli, ad andare oltre quella che può essere l'aura romantica del momento e a farmi le domande sbagliate, oltre che a quelle giuste. Il problema resta perché si è in due eventualmente a poter sbagliare; ma è già qualcosa. Magari in futuro potrò anche fare qualcosina per questa mia tendenza a farmi coinvolgere.

Ho tradito più volte sistematicamente; ma non si può affermare che il lupo perda il pelo ma non il vizio. È vero che la parte lesa è il tradito, ma nemmeno il traditore ne esce indenne. Il che lo può portare a perdersi del tutto o, se ha un minimo di sincerità verso se stesso, a ripulirsi del tutto alla prima occasione.

Dopodiché al tradimento si diventa allergici, e si prova repulsione per tutti quei processi mentali e sotterfugi che ti ci portano: la tua testa dice no, comanda al corpo di dire no, ti appaiono le mille alternative che hai. A tutto ciò, se non l'avessi fatto, se finora non avessi mai messo le corna "perché non si deve", non ci sarei arrivata in modo così cristallino, e chissà, magari in futuro ci sarei cascata mettendo a repentaglio qualcosa di veramente importante.

E ogni volta che la molla si immerge nelle torbide acque del passato, e schizza via nella relativa parte di futuro, non si capisce bene cosa ci sarà; ma fin qui è andata via via sempre meglio. E sono sicura che, non so come ma andrà così, via via, sempre meglio.

Non dico nulla di nuovo, ma degli errori è inutile lamentarsi, farsi dei crucci o delle croci da portare per sempre, perché senza errori non c'è nulla che ci fa andare avanti veramente. Potrei dire che gli errori, quelli che subiamo e quelli che facciamo, sono come il cemento. Se li si affronta a viso aperto sono la materia su cui si basa la tua crescita, e ti possono portare in alto; se li si nega, se si adotta un atteggiamento vigliacco, sono la zavorra che ti porterà sempre più in basso.

*** *** ***
(by deceptionisland)
Categorie: diario, rapporti interpersonali, chissenefrega

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martedì, 19 agosto 2008 ore 13:09

E non c'è nulla da fare.

È assurdo arrivare a sfogliare un'enciclopedia medica come un catalogo, alla ricerca di una malattia il cui nome ti conferisca attenzioni e cure adeguate, benché la sua manifestazione possa in alcuni casi essere perfino meno invalidante di quello che hai tu.

Se non vomiti sangue, la gente non ti aiuta, e allora arrivi a vomitare veleno.
Metaforico, ma ti rende tossica lo stesso agli altri.

Giornate in cui basta che il gatto balzi via dal letto per farti piombare nella muta disperazione. Non hai nulla di rotto, nessun dolore, se non il solito ferro da stiro sul torace. Fai finta di parlare con qualcuno. A volte pensi di stare diventando del tutto pazza e peggio ancora, la cosa ti da sollievo. E invece poi torna tutto al solito vigile torpore.

Nessuna manifestazione fisica esteriore: una che sta fin troppo bene e che cerca di romanzarsi la vita.

E non vengano a dirmi che c'è chi sta peggio di me. Come se non lo sapessi, come se questo non causasse già sensi di colpa per loro, non solo nei miei confronti.

Non che non m'importi, nulla di più falso.

(by deceptionisland)
Categorie: disagio

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lunedì, 18 agosto 2008 ore 14:56

E va bene.

Oggi 18 agosto alle ore 13:50 circa ho commesso l'ennesimo atto di sbilanciamento economico internazionale comprando dei sandali dai cinesi (causa decomposizione precoce dei sandali precedenti).

Sì, ho cominciato a leggere Gomorra. Mi sento tanto in colpa.

Ma me lo spiegate che cacchio posso farci se – questioni pecuniarie a parte – i negozi qualsivoglia etnici (non i negozi di paccottiglia pseudoetnica, dico, intendo quelli gestiti da gente più o meno orientale) sono gli unici che mi vengono incontro con orari un po' meno snob dei negozi autoctoni, che in questo periodo se va bene si fan trovare aperti dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19?

Uffa.

E se pure, facendo la gnorri alle accuse di consumismo sfrenato, volessi rifornirmi in un onesto centro commerciale, innanzitutto non schiverei comunque il Made in FarEast... e poi a Genova i centri commerciali non sono a portata di pausa pranzo nemmeno per chi ha i mezzi.

(E pure in estremo occidente stan messi meglio, cacchio, perché nei vituperati States prima o poi un Safeway aperto 24/7 lo si trova)

(by deceptionisland)
Categorie: politica religione società, etnicamente

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venerdì, 15 agosto 2008 ore 21:11
La rete tace, così come Genova e i suoi centri trasfusionali che in barba alle emergenze che millantano si ostinano a rimanere  chiusi. Ergo la mia perplessità odierna è piuttosto frivola.

Supponiamo che io sia andata a mangiare in una trattria dell'entroterra ligure. Ok, ci sono andata.

I tempi del servizio erano un po' quelli che erano, pochi cuochi e pochi camerieri, ma tutto ottimo, per cui le due ore e mezza di pasto sarebbero state un'ottima occasione di gustarsi le pietanze digerire con tutta calma; senonché la mia digestione è stata disturbata da un tizio due tavoli più in là che alla minima parvenza di battuta scoppiava a ridere come uno che ha trattenuto le risate nei secoli dei secoli, e verso la fine del pasto alle risate pure e semplici si era aggiunto il classico rantolo stridulo di chi non riesce a credere a quanto si sta divertendo, mammamia. Per giunta ho provato ad orecchiare la conversazione e ho anche intuìto che il tizio principalmente si autocompiaceva del proprio umorismo (umorismo?).

Premesso che forse è un po' una fissa mia, io soffro i volumi alti, o meglio, mal tollero quando qualche timbro, senza una particolare esigenza di comunicazione collettiva, s'impone sugli altri. Vale a dire, non ho nessun problema quando mi trovo in un'osteria, o nel locale dove si tiene una festa di compleanno un po' vivace, o in un paese dove tradizionalmente si urla, tipo la Turchia (o un quartiere etnico turco di una qualsiasi città, equivalentemente), ma mi rompo il cazzo a sentir qualcuno parlare trenta decibel più alto degli altri sull'autobus o sotto casa mia.

Forse è paradossale, ma sono molto più propensa a passar sopra a due che litigano sguaiatamente in mezzo alla strada piuttosto che a uno che in treno parla al cellulare come se dovesse coprire la distanza fisica che lo separa dall'interlocutore, perché nel primo caso so che è un evento occasionale, scatenato da particolari stati d'animo.

Insomma, è una delle cose che secondo me andrebbe fatta presente nel processo educativo, e cioè che bisognerebbe comportarsi, dal punto di vista acustico, in modo che le persone circostanti non solo possano seguire le proprie conversazioni senza essere costretti ad alzare il tono a loro volta; ma in modo che possano anche seguire indisturbate il corso dei propri pensieri. Le situazioni che ho elencato poco più sopra (osteria, festa di compleanno, paese o quartiere turco/arabo/vattelapesca) creano un background magari un po' più chiassoso, ma nel quale un pensiero può vivere e svilupparsi per i cavoli suoi. Un cazzone che ride continuamente, no.

Sembrerò una pazza dittatoriale quando dico questo, ma in realtà non voglio dire che fosse per me, metterei il bavaglio a chiunque vuole scoppiare a ridere, ci mancherebbe (metterei il bavaglio a me stessa, anche). Ma dev'essere un evento, non una cosa reiterata in modo così spudoratamente dimentico degli altri.

Insomma, sentire il tizio che rideva così spesso, così inutilmente, così fragorosamente mi ha davvero scombinato la digestione. (Mi consola comunque che anche la signora del tavolo accanto alzasse gli occhi al cielo a ogni scoppio d'ilarità.)

L'oziosa domanda è: ma sono davvero così rompicoglioni? (Se sì, frega cazzi.)

Peccato non essere stata io al tavolo accanto con qualcuno che mi reggesse la candela. Avrei a bella posta declamato la storiella di quello che rideva tanto e tanto forte, al tavolo vicino, e di quel mio amico che si era intrufolato là dove il cibo preparato passa nelle mani dei camerieri, e aveva versato un potente lassativo...
(by deceptionisland)
Categorie: diario, manie, disagio, chissenefrega

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martedì, 05 agosto 2008 ore 20:15
La notizia del giorno (per quanto mi riguarda, poi non so cosa faccia Ronaldinho che interesserà alla maggior parte degli italiani), fin quasi irreale nel carico allegorico che si trascina dietro, è la sobria scelta dello staff del premier di adottare il dipinto di Giambattista Tiepolo «La Verità svelata dal Tempo» come nuovo sfondo per la sala delle conferenze stampa di Palazzo Chigi, e di censurarne le nudità. Riporto un link del Corriere in modo che non mi si dica che leggo solo giornali comunisti.



Vogliate perdonare se i miei pensieri non sono stati particolarmente originali. Nella fattispecie:

1. Berlusconi che censura la Verità? Brrr... una vera doccia fredda.
2. Si vede che la Carfagna gli fa i pompini in camicetta.
3. Magari qualcuno nello staff ha voluto evitare che il nostro vulcanico presidente del consiglio si abbandonasse a una delle sue facezie in conferenza stampa?

(Tutto ciò è una sciocchezzuola estiva, me ne rendo conto.)
(by deceptionisland)
Categorie: idiozia umana, politica religione società

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lunedì, 04 agosto 2008 ore 11:06
Quanto sarebbe meglio se
Al momento di prendere decisioni fondamentali
O di dire cose importanti
Fossero tutti 'mbriachi persi.
(by deceptionisland)
Categorie:

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