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martedì, 28 aprile 2009 ore 20:14
Insomma, via Gramsci è strana. È come tagliata in due dalla sopraelevata, non solo graficamente; insomma, è come se la sopraelevata fosse un enorme portale serpentino. Via di PrèDa una parte (la parte mare) c'è la facoltà di architettura, il museo del mare, la passeggiata con i locali che porta senza soluzione di continuità all'acquario e al porto antico per la gioia dei bambini e delle personcine perbene; dall'altra, vuoi per l'incombenza della subito parallela via di Prè (che a suo tempo fu definita la via più pericolosa di Genova, e che oggi a fatica si è forse forse riguadagnata il titolo, tanto che nemmeno la street view di google ci si avventura limitandosi a darci la sbirciata qui a destra), vuoi perché comunque per quasi tutto il tempo l'ombra della strada Aldo Moro pende da quella parte, ha un'aria del tutto estranea rispetto all'altra parte della strada, come fossero in due quartieri diversi. Difficile trovare un ariano che cammini da quella parte, o che addirittura si avventuri in un negozio. In effetti l'altro giorno ho deciso di andare da Mamacita (guappo, non ti arrabbiare, la volta prima erano senza quesadillas e son dovuta tornare) ma arrivandoci da fuori, dato che in effetti passare da via di Prè quando quasi tutti i negozi son chiusi qualche brividino lo dà pure a me.
Ora, soprassedendo sulla pioggia bastardissima che ha sfidato la mia cerata (perdendo, ma vendicandosi sulle braghe) ho adocchiato un negozio di roba non meglio identificata, gestito da due/tre appartenenti ad un'etnia non meglio definita (sia mai che quelle di parolerivelate s'incazzino se provo a dire che erano negri o indiani o arabi) che puzzava di stalla fin dalla strada. Chiaramente (ma non per fare l'alternativa, semplicemente perché è davvero insolito che un negozio puzzi così) mi ci son buttata dentro, peraltro sperando che magari avrei trovato la semola di miglio adatta per il thiacri, e ho notato che la struttura era la seguente: vicino all'ingresso (dove la puzza era tutto sommato dissimulabile), roba "occidentale", birre, biscotti, dolciumi eccetera, a prezzo leggermente maggiorato; pochino più in là, una riga di bevande di frutti esotici in lattina; poi, tutta una serie di granaglie, semenze e insomma, pacchetti di roba che mi sono arresa prima di capire cosa fosse, con diciture in alfabeto rigorosamente non latino, per poi concludersi negli ultimi anditi in una parete di scaffali colmi pacchi di riso di ogni tipo, dalle dimensioni adatte al carico di un mulo da soma. La gente lì dentro era tutta non-autoctona, e pur facendosi i fatti suoi ogni tanto mi lanciava di sbieco un'occhiata sbadatamente perplessa. Purtroppo non ho trovato la semola e al momento di chiederla ai commessi mi sono un po' intimidita per comprensibili ragioni (ossia, mettiamoci il mio timore dei commessi in generale più il fatto che probabilmente si sarebbe dovuto fare uno sforzo da ambo le parti per farsi capire).
Grosso modo, per quanto riguarda via Gramsci lato destro direzione ponente, oltre ai generi di prima necessità (banche, farmacie et cœtera) si possono aggiungere a questa appena esaminata tre tipologie di negozi: il negozio di abbigliamento sans-façon, dove i capi di abbigliamento sono appesi senza gran criterio in lunghe file all'interno di negozi approssivamente intonacati e illuminati in modo tutt'altro che accattivante, generalmente gestiti da cinesi che ti fissano tutto il tempo; i coloratissimi minibazar di arazzi/gonnelunghe/borse/copricuscini/paccottiglie gestiti da indiani la cui natia sorridente insistenza è appena appena velata dalla permanenza in terra europea (ma questi proliferano anche e meglio in zona San Luca - del Campo - Sottoripa); e i phone center, la cui insegna vira invariabilmente al giallo taxi.
(I kebabbari no, ma dopo una cert'ora di sera germoglia timidamente un altro tipo di commercio)
(by deceptionisland)
Categorie: diario, etnicamente

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lunedì, 27 aprile 2009 ore 15:16
Questa riflessione è partita in sordina ieri sera. Ore undici circa, me ne torno dalla stazione Principe con un piccolo groppo d'ansia per le condizioni del mio felino che in giornata aveva deciso di farsi una passeggiata non out'o'rizzata.
A Genova, come in tutto il resto del mondo a me conosciuto, piove, anche se per fortuna è una pioggia timida. Tuttavia infilarsi la mantellina è d'uopo, e più nello specifico è necessario che anche il megazaino Fila (courtesy of Nastra) sia protetto dalle perfide goccioline, poiché trasporta dei compiti che mi sono portata a Milano per non correggerli. Molto meglio rincorrere tutto il giorno uno streaming zoppicante, d'altronde. Ma vabbé.
L'operazione di copertura me+zaino è tutt'altro che banale, tuttavia con una complicata serie di operazioni riesco a mettere in salvo entrambi. Per garantire maggiore asciuttezza, incastro il cappuccio della mantellina sotto il casco estivo (ché se mi ciulano quello mentre son via, mi rode un po' meno il culo rispetto a quello stile Darth Vader).
Insomma, una cosa, nel suo piccolo, del tutto a prova di umidità.
Ma non di municipale.
Ma lasciatemi prima fare un paio di incisi.
Primo, è matematico che quando piove il motore del Sym Cinderella entri in una specie di letargo da cui è impossibile svegliarlo con la pedalina, in quanto la pedalina, beh, non c'è. Di solito comunque basta farlo tossicchiare un po' (con questo po' che varia dai due ai venticinque minuti). Mi va bene, il Sym ingrana al terzo tentativo.
Il che non significa che poi vada come se niente fosse, si deve scaldare. E non è che puoi sperare (come succedeva col mio compianto Zip) che dandogli un paio di frustate di gas si aggiusti, no: quello se gli dai di gas chiama il sindacato degli scooter e si spegne.
E allora per un tempo che varia dai quattro ai venti minuti va alla velocità minima sindacale che decide lui, salvo volersi avventurare in qualche discesa senza fare uso dei freni. Operazione che, con quell'acquerugiola spruzzata per terra un po' ovunque ma soprattutto nelle curve ove l'asfalto è più sconnesso, non ho avuto cuore di fare.
Insomma, da Principe a via Gramsci, l'ho fatta a quindici all'ora e non perché sono pavida della pioggia. Ma un po' anche sì, diciamo: questo stramaledetto parabrezza che finora mi ha dato più guai che agio (ricordo quel bel giorno di tramontana in cui come una vela maestra mi portò non richiesto nella corsia degli out'o'bus) era cosparso di microgocce che come una palla da discoteca rifrangevano allegramente i fari di qualunque lampione o macchina. Risultato: visibilità prossima allo zero per il 90% del tempo.
Sta di fatto che, forse insospettiti dal mio andamento cauto, due pulotti della stradale decisero che era il caso di fermarmi, sotto la pioggia, alle undici di sera, in via Gramsci.
Chiaramente ho pensato di aver fatto qualche cazzata. Ma il faro l'avevo acceso qualche minuto prima, le luci c'erano tutte, non stavo andando nella corsia degli autobus, non avevo fatto mosse azzardate negli ultimi decàmetri, insomma, per mettere un po' di pathos ho accostato senza mettere la freccia, ma niente, non mi hanno detto nulla manco per quello.
Regolare controllo documenti.
E indovina? I documenti erano nello zaino così accuratamente riparato.
Per aprire il quale dovetti togliermi la mantellina.
Per togliermi la quale dovetti levarmi il casco.
Per poi guardare il pulotto numero uno che maneggiava i documenti per dieci minuti prima di trovare l'assicurazione di quest'anno, restituirmi tutto, salire in macchina dal pulotto numero due e, fiero di aver reso la città più sicura, lasciarmi lì.
In via Gramsci. Alle undici. Sotto la pioggia.
Sola con borsa e chiavi alla rinfusa, e uno zaino da riparare sotto una mantellina resa ancora più indisciplinata dal vento e - menzione d'onore - un braccio reso, non so manco io bene come, quasi inutilizzabile da un morso di bassotto napoletano.
Chiaramente quando capitano queste cose, poi diventa una sarabanda di piccoli eventi stronzissimi, tipo la cerniera della mantellina che ti s'incastra, i guanti che non si rinfilano causa umidità, il casco che non si chiude. Posso assicurarvi che tutto questo e altro è regolarmente successo prima che io riuscissi a ripartire con i poliziotti nel cuore.
Passi che non puoi aiutarmi a rimettere la mantellina perché se mi tocchi sei passibile di denuncia. E vabbé, avrete a che fare con le peggio persone, ma ero prontissima a firmare una dichiarazione che avrebbe manlevato il pulotto numero uno da qualsiasi responsabilità derivante dall'avermi aiutato a infilare il braccio sinistro nella corrispondente manica della mantella. No eh?
E vabbé.
Ma almeno star lì quei cinque minuti onde assicurarsi che quella tizia un po' imbranata riprendesse il largo senza spiacevoli inconvenienti?
E pazienza. Sono stati minuti di qualità, ma in fondo in via Gramsci ci passi spesso e volentieri.
Di giorno.

E mi ritrovai, stamattina, a ripensare a via Gramsci.

(continua)
(by deceptionisland)
Categorie: diario, imprevisti, chissenefrega

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giovedì, 23 aprile 2009 ore 16:11
Vuoto idraulico in testa e nei vasi sanguigni, con una piccola congestione al sistema linfatico. La mia gola sembra un trucco di Copperfield finito un po' male.
Si badi bene. Il fatto che io abbia vuoto idraulico in testa non significa che io ce l'abbia vuota, solo che si è seccata.
Come quel personaggio di Saviano (mi perdoni Saviano, ma non ricordo il nome di tutti i suoi personaggi che personaggi non sono) avverto in me i preoccupanti sintomi di quel che si può definire chiusura, che è una cosa più semplice ma allo stesso tempo più irreversibile della depressione.
Ed è così che potrei mettermi a discutere di cose frivole giusto perché, se aumento il flusso di coinvolgimento emotivo, rischio il blocco totale, con conseguenze paragonabili a quelle dell'ipertensione portale.
(Ho in progetto di scrivere la pagina wiki in italiano, poi linkerò quella.)
Ed è così che può spiegarsi - oltre ovviamente alla mia insofferenza per ennesime inutili rivelazioni su Berlusconi e il suo entourage - la mia partecipazione per esempio a yahoo answer, che mi rilassa dandomi l'illusione di poter fare qualcosa per certi/e giovani che si chiedono se il diabete viene trasmesso sessualmente, o se vedersi col solare Gino che ti riempie di attenzioni piuttosto che col bel tenebroso, e anche un po' stronzo, Pino.
Mi metto anche a disquisire con molta calma sul perché la tavoletta (si badi bene ho detto tavoletta, non ciambella) del cesso è meglio che stia chiusa. Ossia per evitare che ci cadano dentro oggetti, animali e anche determinate persone. Che poi quando a Coso, a cui non ho ancora fatto questo preziosissimo discorso, cadrà il cellulare numero due nel cesso, non venga a piagnucolare da me.
(Anche se conoscendolo, partirà piuttosto qualche madonna)
Ma in giorni come oggi potrebbe andare a finire che m'incazzo per nulla.
Come per esempio il fatto che quelli di Feltrinelli ti propongono un megasconto del 30%, poi vai lì e non c'hanno un cazzo.
Facile così.

(Siate comprensivi, sono giorni un po' difficili)
(by deceptionisland)
Categorie: disagio

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giovedì, 16 aprile 2009 ore 14:10
Credo sia il motivo principale per cui metterò qui questa vignetta.
Ché sul resto c'è fin troppo da commentare e lo hanno già fatto persone molto più adeguate di me.

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(Solidarietà a Vauro, ovviamente.)
(by deceptionisland)
Categorie: poesie libri fumetti, politica religione società

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martedì, 14 aprile 2009 ore 18:51
''Sciacallo - afferma il ministro Calderoli - è chi specula sui morti, sugli sfollati e sulla tragedia dell'Abruzzo per ottenere un incostituzionale, e mai verificatosi prima, accorpamento di un referendum abrogativo con un'elezione a suffragio universale diretto". (Fonte adnkronos)

Ora, sul mai verificatosi prima, magari avrà anche ragione, ma anche il cinema prima di esistere, non esisteva.
Sull'incostituzionale francamente non so, ma mi sembra, se c'è, che si possa trattare di un'incostituzionalità di forma e non di principio. Quindi, raggirabile ancor meno vistosamente di quanto la sua coalizione abbia fatto tante volte.

Ma vorrei sapere: sciacallo è chi dalla speculazione trae vantaggio personale.
Non mi è chiaro che vantaggio personale ne trarrebbe chi propone l'accorpamento dei due referendum.
Se non quello di tornare prima dal mare una sola domenica invece che due.


...


(Oddio, trattandosi di italiani, potrebbe anche essere)
(by deceptionisland)
Categorie: ipse dixit, zapping, politica religione società

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mercoledì, 08 aprile 2009 ore 19:33
Intenderà prendere provvedimenti anche contro la stampa inglese?
(by deceptionisland)
Categorie: ipse dixit, zapping, idiozia umana, politica religione società

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venerdì, 03 aprile 2009 ore 14:22
e menomale, perché quelle me le sto perdendo.

I più già sapranno che il mio ginocchio destro è congenitamente fallace, è stato operato ma i suoi problemi sono tutt'altro che finiti. Infatti, prima dell'operazione la rotula poteva decidere di farsi un giro nei paraggi, ora non lo fa più ma in compenso le estensioni del ginocchio sono accompagnate da inquietanti scricchiolii.

Ma quello, era una cosa con cui avevo imparato a convivere.
Tanto c'era l'altro ginocchio. C'era.

Pochi giorni fa, mentre me ne scendevo belbel dalla mia briosc+succo di JeanPierre, l'unico bar che conosco che faccia ancora le briosc' a 80 citti :zena: mentre scendevo, dicevo, per via Bertani, che ha una discreta ma non eccessiva pendenza, qualcosina deve aver protestato nel mio ginocchio sinistro. Lo so che non è mai una bella cosa esser costretti a far coppia con un invalido, ma che diamine, mi aspettavo un'escalation di dolorini, non una cosa così, alla sprovvista, e tutto d'un botto.

Così, di punto in bianco, mi ritrovo inchiodata con questo ginocchio che se provi niente niente a molleggiartici su ti tira una stilettata. In qualche modo mi son trascinata giù fino a Corvetto, essenzialmente NON piegando più la gamba. Il che, una volta arrivati alla classica rampina stronza di QUALUNQUE edificio genovese ma anche non - con tanti saluti alla questione delle barriere architettoniche - ha assunto proporzioni grottesche.

Comunque dopo due giorni di sciopero il mio ginocchio sinistro si è bevuto la mia promessa di *fare qualcosa per lui*, e anche se non è del tutto indolore, quanto meno non boicotta più apertamente la mia deambulazione. Nondimeno resta il fatto che non posso mica più farci sempre affidamento.

Pensavo in ogni caso di poter ritornare alla mia normalissima vita un po' clumsy (ma tanto ho sempre camminato in modo sgraziato, quindi pazienza), quando stanotte, così, mi sveglio e mi vien voglia di stiracchiarmi. Ed ecco che il mio polpaccio (o popocio, come dicono a Trieste) destro si produce in un crampo che, per non usare iperboli, definirò "niente male" (niente male un cazzo, comunque).

Fu così che passai una delle mie risicatissime ore di sonno a massaggiare e coccolare questo muscolo, il quale probabilmente si era risentito per le promesse politiche fatte all'altra gamba. Ciò non toglie che dopo aver superato la fase acuta delle crisi ed aver ragranellato il restante sonno, stamattina mi sia svegliata con la netta sensazione di avere un tognolino al posto del polpaccio. Sensazione che non mi ha abbandonato.

Tenendo anche conto della sciatica che di quando in quando mi assale, così, sto meditando se finire di smontarmi le gambe da sola e procacciarmi una pensione d'invalidità. Credo che non lo farò solo perché mi sono appena trasferita in una casa a due piani.
(by deceptionisland)
Categorie: imprevisti, disagio

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