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"C'è qualcosa che non va nelle persone che evitano il vino, il gioco, la compagnia di belle donne, la buona conversazione. O sono gravemente malate, o sono afflitte da un odio segreto per tutto ciò che le circonda."

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Stanisław Lem - Solaris
Fëdor M. Dostoevskij - Umiliati e offesi
Douglas Adams - Dirk Gently: Agenzia di investigazione olistica
Daniel Pennac - La prosivendola
Franz Kafka - Il processo
Peter L. Wilson et al. - Strani attrattori
Raymond Queneau - Zazie nel metro
Daniel Defoe - La peste di Londra
Anthony Burgess - Arancia meccanica

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Aleksandr Sokurov - Arca russa
Fritz Lang - Il dottor Mabuse
Hayao Miyazaki - La città incantata
Akira Kurosawa - I sette samurai
Sergej M. Ejzenštejn - La corazzata Potëmkin
Alfred Hitchcock - Il pensionante
Arthur Penn - Piccolo grande uomo
Woody Allen - Io e Annie
Nicholas Ray - Gioventù bruciata
John S. Robertson - Il dottor Jekyll e Mr. Hyde

Disturbi di personalità

Paranoide 42% 49%
Schizoide 62% 53%
Schizotipico 58% 53%
Antisociale 54% 47%
Borderline 82% 47%
Istrionico 46% 43%
Narcisistico 41% 41%
Evitante 62% 39%
Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
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giovedì, 30 luglio 2009 ore 02:09
A distanza di un mese e passa, è difficile gestire i sentimenti scatenati dalla tua morte.
Il tam-tam mediatico è insopportabile. Una volta guardavo tutto e poi m'incazzavo, ora non voglio guardare. Mi sembra di conoscere cose che non sanno, di quella conoscenza soprannaturale che gli altri non potranno mai capire, che invece di essere distorta dall'amore ne è avvalorata, perché ad alcune persone l'amore permette di aprire gli occhi sull'abisso senza paura.
E' difficile capire se sto seguendo la mia onda emotiva o quella di tutti gli altri, e brucia quando sento parole come "adesso che è morto lo amano tutti". Mi sento colpevole per aver messo da parte quest'amore per tanti anni, senza degnarlo di uno sguardo, anche se so che, per preservare la mia salute mentale, non ho potuto far altro che dire addio.
Vorrei dirti che non ti ho abbandonato, che se tu fossi tornato da me a chiedere aiuto io ci sarei stata ma tu eri nella terra del mai e io finalmente stavo riuscendo a dare un senso alla mia vita reale. Quindi non è stata colpa mia se sei rimasto senza di me.
Me lo ripeto, ma non funziona, anche se un po' mi calma.
Vorrei tanto che mi tornassi a trovare con la stessa forza con cui ti immaginavo sempre lì intorno. Vorrei riuscire a materializzarti lì con la mia immaginazione come facevo allora. Adesso parlo un inglese più che decente e non ci sarebbe nemmeno quella forzatura di far finta che ci sia una specie di pesce babele a farci capire.
E' difficile avere a che fare con le persone sedicenti vicine a me, che non riescono, non riescono a capire come mai per me è un lutto personale che ho bisogno di elaborare come tale, e non fanno che ricordarmi che tu non sapevi manco chi ero, e che eri una cosa finta.
Non riescono a capire come la potenza evocativa di una tredicenne potesse renderti così reale, così vicino, da darti più concretezza di tutto ciò che succedeva veramente. Per due anni abbiamo passeggiato, dormito, parlato, fatto progetti assieme. Non era vero, ma per me era più reale del reale. Nel modo in cui si radica in una persona il sentimento anche quando è finito, questo dovrebbe contare.
Non che fossi proprio tu in quella zona di spazio dove la mia mente ti vedeva.
Forse più di tutti c'ha azzeccato mio padre quando scherzosamente ha chiesto cosa ci avevi lasciato.
In fondo io non chiedevo che di ricordarti, di parlare di te per un po', di versare due lacrime, di trovarti, benevolo e sorridente, in qualche sogno, un perfetto commiato. E così è stato, nonostante dicessero che non era normale, non era giusto così. Che stavo facendo di male? Che conseguenze poteva avere? Forse che una simil-psicosi isolata e non distruttiva danneggia qualcuno?
E mi vengono in mente cose stupide, tipo che l'unica persona in grado di capirlo saresti stato tu, di tutti i miei amori non infantili l'unico inventato.

E' anche difficile capire come devo ricordarti.
Perché qui, casca l'asino.
Credo alla malattia, credo all'innocenza, ma per esserti fatto segare le ossa a quel modo non hai scuse.
A quale dei tuoi volti devo rivolgere i miei patetici sospiri? Insomma, non sono più così pazza, e non ne ho abbastanza per tutti voi.
E che volto avrà colui che spero venga a trovarmi nuovamente, nei sogni a occhi più o meno aperti?
Mi manchi, Joe.
Se mi avessero chiesto come mi sarei sentita, avrei saputo dirlo, che mi saresti mancato.
Ma non me l'ha chiesto nessuno, Nessuno mi ci ha fatto pensare.
Mi dispiace.
(by deceptionisland)
Categorie: diario, disagio

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mercoledì, 29 luglio 2009 ore 14:58
Leggo oggi che la Lega, rappresentata dalla deputata Paola Goisis, vuole introdurre un esame per verificare la conoscenza del dialetto e delle tradizioni della regione in cui i docenti intendono insegnare.
Chiaramente è il classico provvedimento anti-sudista, ma non occorre che io vada così a Sud per trovare casi di gente che sarebbe fortemente penalizzata da certi criteri di valutazione.

Che so, ad esempio: me.

Io sono figlia di madre genovese e padre sardo trapiantato a Genova da qualcosa come 45 e passa anni.
Mia madre a sua volta è figlia di un genovese e di una toscana.
Risultato prevedibile: il genovese non s'è mai parlato a casa e non essendo materia curricolare scolastica né delle elementari, né delle medie, né del liceo, per impararlo avrei dovuto o studiarlo per conto mio come hobby, o frequentare i besagnini e i maxelâ praesi o giù di lì, dato che a Genova centro tendono a non parlarti in genovese.

La prima opzione mi manca. Mea culpa, ho sempre pensato che gli interessi personali uno se li dovesse scegliere personalmente. (Lo stesso dicasi per le tradizioni liguri che, mi pento e mi dolgo, non hanno mai suscitato il mio fervido interesse.)
La seconda, giacché abitavo in centro (cioè a 15 km da Prà), mi riusciva difficile, specie in tenera età.
Senza contare il fatto che fino a qualche lustro fa parlare in dialetto in casa veniva considerato diseducativo. A scuola si parla italiano, eccetera.

Insomma, ecco, io... io il genovese non lo so. Capisco le canzoni di De Andrè perché amo De Andrè, ma è povera cosa, mi rendo conto. Non supererei un esame linguistico.
Ma mai avrei immaginato che tali mancanze, secondo alcuni, avrebbero potuto inficiare il mio futuro da insegnante.

Ma senza scendere troppo nel melodramma personale, prendiamo alcune regioni, tipo il Friuli Venezia Giulia o la Lombardia, in cui è difficile definire "il" dialetto.

Infatti, per un triestino d.o.c.g., non solo è probabile che non sappia il friulano, ma sarebbe anzi considerato una grave onta, da lavare nel sangue, che lo conoscesse.
Non so poi quali rapporti corrano tra Milanesi, Bergamaschi e Comaschi, ma non credo che i rispettivi dialetti siano esattamente intercambiabili.

Oppure si considerino alcune minoranze linguistiche del Trentino-Alto Adige, tipo il ladino, che ha notevoli variazioni da valle a valle. Coloro che sono cresciuti in Val Gardena devono anche dimostrare la conoscenza del ladino della Val di Fassa?
E i sardi di Alghero, che parlano una variante del catalano, devono anche mettersi a studiare la lingua sarda? Credo che non la prenderebbero affatto bene.

Probabilmente è solo la classica fumata nera che si dissolverà, e in effetti vedo che il grosso è già stato ritrattato. Tuttavia si parla ancora di test propedeutici, preselettivi per consentire l'accesso agli albi regionali degli insegnanti. E la Gelmini dichiara che sull'insegnameno della cultura locale e del dialetto si può ragionare.

(Serve davvero che io mi chieda come l'insegnamento del dialetto e delle tradizioni locali possa aiutare la crescita del paese?)

Anche se tutta questa marea di cazzate non dovesse passare, mi rende profondamente inquieta e pessimista il solo fatto che sia stata proposta.
(by deceptionisland)
Categorie: lavoro, lingue, disagio, idiozia umana, politica religione società, etnicamente

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venerdì, 24 luglio 2009 ore 10:01
Ieri mattina è arrivata ai miei una lettera dalla RAI la quale dichiarava con baldanza che in base ad accertamenti eseguiti bla bla, mia madre non risulta appartenere allo stesso nucleo familiare di mio padre, ergo è necessario che ella stipuli un ulteriore contratto (o, in soldoni, che paghi un altro canone). A mo' di ulteriore persuasione, allegavano un bollettino precompilato.

Ciò è bizzarro, dato che mia madre e mio padre sono sposati, e risiedono (non solo nominalmente ma anche fisicamente) allo stesso indirizzo. Non mi viene in mente molto altro che due persone possano fare, per risultare nello stesso nucleo familiare.

Il che mi fa storcere il naso soprattutto perché alle università non importa che tu riceva uno stipendio che ti rende indipendente e sia effettivamente domiciliato altrove, basta che tu risieda nella stessa casa dei tuoi genitori e automaticamente siete un tutt'uno (o, in soldoni, più tasse).

Devo proprio metterci la morale?
(by deceptionisland)
Categorie: imprevisti

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mercoledì, 22 luglio 2009 ore 11:28
Vostro Onore, lo ammetto, sono preda di pericolose e sgradevoli derive brunettiane.
Ma vedete, Vostro Onore.
Stamattina sono andata a consegnare, già compilato in tutto, un foglio che mi aveva spedito l'INPDAP.
Mi avevano minacciato che, se non avessi portato quel foglio, non mi avrebbero dato il TFR per il Deledda.
E anche se non è proprio come vincere alla lotteria, su quelle poche decine di euri non me la sento proprio di sputarci su.
Sono arrivata lì alle 9:08, fa fede il numerino eliminacode, che mai come in questo caso ha suonato come immensa e smargiassa presa per il culo.
(Mi perdoni Vostro Onore, cercherò di moderare il linguaggio.)
Sarei arriva anche prima, ma avevo fatto il classico parcheggio acrobatico e ho dovuto tirar su quei due scooter che avevo abbattuto.
Ma torniamo all'INPDAP.
Dovevo consegnare questa dichiarazione in cui giuravo che insomma, non lavoravo più per la pubblica amministrazione.
Roba da tre minuti a volerci fare proprio tanta attenzione.
Sono arrivata, dicevo, alle 9:08 e ne avevo davanti due.
Haha!, ho pensato.
45 minuti dopo, quando mi hanno chiamata, non la pensavo più alla stessa maniera.
Ho provato a chiedere se veramente era necessario che facessi la coda per un modulo che volendo potevo giusto giusto depositare su una scrivania qualsiasi, per poi andarmene.
Niente da fare.
Quarantacinque minuti per un foglio, con due persone davanti, sono abbastanza per covare dei rancori simili a quelli del giudice di De Andrè.
Con tutto il rispetto parlando, eh, Vostro Onore.
Quando sei lì ti vengono in mente diecimila modi in cui la faccenda potrebbe essere gestita meglio.
Che ne so: avendo tre sportelli, invece di metterne due per i pensionati e uno per i non, fare il viceversa.
Dato che i pensionati, per definizione, non hanno tantissime cose da fare, o anche se le hanno, possono organizzarsi in modo da non averne per una mattinata.
O magari, invece di aprire alle nove, aprire alle otto e mezza, oppure, addirittura!, alle otto.
Non è carino dare per scontato che siccome tu non fai perlopiù una mazza, gli altri vivano la tua stessa situazione.
Quando mi son trovata davanti sta biondona vaporosa con la scollatura incartapecorita, ho capito che non avrei mai potuto prendermela con lei.
Non sembrava lavativa, solo che lo vedevi che non ci arrivava.
Nemmeno la soddisfazione di fare una sfuriatina piccola così.
Cionondimento non è che la mia pratica sia stata sbrigata in più di quattro minuti, anche contando gli handicap della signora.
E quando si è trattato di andarsene, pure gli ascensori mi hanno fatto aspettare.
Lei capisce, Vostro Onore, che è bene che la gente non si porti dietro abitualmente dei lanciafiamme...
(by deceptionisland)
Categorie: lavoro, politica religione società

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domenica, 19 luglio 2009 ore 22:48
Ho camminato un sacco. Ho anche fatto pace coi bus, ma perlopiù ho camminato. Ho camminato fino a farmi venire il mal di testa.
Solito mercatino di Brignole, solito miscuglio di banchi con motivatori in parte napoletani e in parte indiani, che proporzionati rispettivamente all'Italia e al mondo poi son la stessa cosa.
Non partivo dall'idea di comprare qualcosa, ma alla fine quando vedo tutte quelle strane mutande® accatastate lì come pesce fresco al mercato della boqueria, devo buttarmici (a pesce, appunto).
Il bottino, incentivato da un succulento 3x2, è di tre strane mutande® e tre reggiseni ordinari. Le acquirenti al banco erano spronate da un indiano che parlava napoletano. La crème de la crème, insomma.
C'è anche spazio per un paio di sandali di sughero che, per motivi logistici, ho deciso di sostituire a quelli che avevo ai piedi e che ora, a fine serata, mi hanno riempito i piedi di brillantini (oltre che di piaghe, chiaramente). Me le ha vendute l'unico sardo, che mi ha ispirato subitanea simpatia come tutte le minoranze.
L'innalzamento di umore è stato un po' smorzato dalla brillante idea di prendere il treno per andare alla Fiumara e farmi abbindolare dallo sgargiante mondo di Co.Import. Il mio entusiasmo non ha preso bene il fatto che per motivi non precisati il treno per Alessandria, un classico treno-speranza che alternava carrozze calde, carrozze pinguino e carrozze che puzzavano di piscio, abbia indugiato in silenzio dieci minuti oltre il dovuto. Cosa che su un tragitto che nei miei piani doveva essere di dieci minuti comincia a diventare seccante.
Ma Co.Import fa tornare il sorriso a tutte le casalinghe frustrate, alle adolescenti dal cuore spezzato e a me, che più o meno in un certo senso sono una via di mezzo tra le due categorie. E poi c'erano i saldi! Roba da non credere. Che se non fossi abbastanza smaliziata e pidocchiosa non mi sarei portata indietro un euro. Ma c'è scappato un dispenser (perché ho deciso che quello che già ho mi fa cagare) e un portachiavi a strascico (nel senso che è formato da una serie di pendagli di lunghezza più o meno di quindici centimetri, in modo che possa attorcigliarsi con le chiavi e le cuffie dell'ipod rendendo il tutto inservibile).
Ho valutato anche l'ipotesi di fare un salto all'Ikea, ma grazie al cielo era un po' troppo tardi (non per me che farei acquisti anche alle due di notte, ma quelli dell'Ikea non la pensano allo stesso modo). Sono ritornata in me prima di lanciarmi nell'acquisto di un ipod nuovo bello arancione da Mediaworld, ma non ho pututo evitare un ultimo sussulto di mania compereccia che mi ha deviata da King Bijoux, dove mi sono - finalmente! - decisa per una lucertola® di legno indonesiana. Che poi, in realtà, sarebbe un Jacko.
E finalmente ho abbandonato la Fiumara con un biglietto a cui mestamente restavano solo dieci minuti di vita. Abbastanza comunque per portarmi in piazza Dinegro.
E da lì ho camminato.
Ho camminato per vie che non avevo mai percorso prima, il che è sempre gradevole sia che tu sappia dove stai andando, sia che tu ne abbia solo una vaghissima idea.
Ho visto l'ingresso decadente del Byron, dove la settimana scorsa ho mandato un curriculum che accantoneranno perché, ahimé, non sono abilitata.
Sono passata per via di Fassolo, una di quelle che farebbero accapponare la pelle alla Calippa (perché è larga due metri e mezzo).
Ho infilato via Gramsci quel tanto che bastava per incunearmi, lì dalla Commenda, in via Prè sul far del tramonto, con i pantaloncini corti e una t-shirt, e  uscirne cinque minuti dopo tutta intera; e poi attraversare Porta dei Vacca e ributtarmi in Via del Campo, e uscire intera anche da lì.
A Sottoripa, giacché avevo distrutto la mia trousse di ombretto, ne ho presa un'altra al volo al negozio delle scimmie, dove se si riescono a sopportare i cinesi appollaiati sulla tua spalla a controllarti (le scimmie, appunto) si fanno buoni affari perché la cassiera si sbaglia sempre a dare il resto.
Insieme ho preso una candela alla citronella perché mi son rotta il cazzo di essere il pasto preferito delle tigri®.
E a coronamento di questa giornata abbastanza etnica (che in barba ai provvedimenti xenofobi trasversali, mi lascia ben sperare riguardo al lussureggiamento degli ibridi cui fa riferimento il Generale®), due maâqouda e un samosa alle verdure, sebbene sia rimasta un po' delusa dalla scarsità di cumino.
Anche se poi per tornare da Trilli, ho dovuto scarpinare un altro po', e nel frattempo pensare, per ogni vico che imboccavo o incrociavo, che è lì che la mia casa dovrebbe essere, perché è così che sono fatta io. Chiusa, claustrofobica.
E ora che guardo il mio gatto che manifesta apprezzamento per quello che ho comprato (o perlomeno sta leccando tutti i sacchetti e anzi tirando fuori le strane mutande®) forse - forse - sto un po' meglio.
(by deceptionisland)
Categorie: viaggi, manie, chissenefrega, etnicamente

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mercoledì, 15 luglio 2009 ore 15:19
Giacché sono disordinata, li metto qui.
  1. Io, Robot, di Isaac Asimov
  2. Neuromante, di William Gibson
  3. Cronache marziane, di Ray Bradbury
  4. L'invasione degli ultracorpi, di Jack Finney
  5. Nascita del superuomo, di Theodore Sturgeon
  6. I figli di Matusalemme, di Robert A. Heinlein
  7. Mai toccato da mani umane, di Robert Sheckley
  8. Slan, di Alfred Elton van Vogt
  9. Mirrorshades, a cura di Bruce Sterling
  10. Guerra eterna, di Joe Haldeman
  11. La casa dalle finestre nere, di Clifford D. Simak
  12. I mercanti dello spazio, di Frederik Pohl & Cyril M. Kornbluth
  13. Universo, di Robert A. Heinlein
  14. La città e le stelle, di Arthur C. Clarke
  15. Venere sulla conchiglia, di Philip José Farmer
  16. Assurdo universo, di Fredric Brown
  17. Fanteria dello spazio, di Robert A. Heinlein
  18. I figli di Medusa, di Theodore Sturgeon
  19. Quoziente 1000, di Poul Anderson
  20. Le armi di Isher, di Alfred Elton van Vogt
  21. Il secondo libro dei robot, di Isaac Asimov
  22. Guida galattica per gli autostoppisti, di Douglas Adams
  23. Venere più X, di Theodore Sturgeon
  24. Solaris, di Stanislaw Lem
  25. Galassia che vai, di Eric Frank Russell
  26. La pattuglia del tempo - vol. 1, di Poul Anderson
  27. Cittadino della galassia, di Robert A. Heinlein
  28. Cristalli sognanti, di Theodore Sturgeon
  29. Camminavano come noi, di Clifford D. Simak
  30. La pattuglia del tempo - vol. 2, di Poul Anderson
  31. Stella doppia, di Robert A. Heinlein
  32. La matrice spezzata, di Bruce Sterling
  33. Progetto Quatermass, di Nigel Kneale
  34. Gli orrori di Omega, di Robert Sheckley
  35. Il pianeta proibito, di W. J. Stuart
  36. Ed egli maledisse lo scandalo, di Mack Reynolds
  37. La Luna è una severa maestra, di Robert A. Heinlein
  38. Il pianeta dei superstiti, di Damon Knight
  39. Lo scudo del tempo, di Poul Anderson
  40. Lord Kalvan d'Altroquando, di H. Beam Piper
  41. Le grandi storie della fantascienza - vol. 1, a cura di Isaac Asimov e Martin H. Greenberg
  42. L'uomo disintegrato, di Alfred Bester
  43. Morte dell'erba, di John Christopher
  44. Eclissi 2000, di Lino Aldani
  45. Signore della luce, di Roger Zelazny
  46. Hedrock l'immortale, di Alfred Elton van Vogt
  47. Il fabbricante di universi, di Philip José Farmer
  48. Il figlio della notte, di Jack Williamson
  49. Le grandi storie della fantascienza - vol. 2, a cura di Isaac Asimov e Martin H. Greenberg
  50. Largo! Largo!, di Harry Harrison
  51. I creatori di mostri, di Roberta Rambelli
  52. Notte di luce, di Philip José Farmer
  53. Un ponte tra le stelle, di James Gunn e Jack Williamson
  54. L'anno del sole quieto, di Wilson Tucker
  55. Io, l'immortale, di Roger Zelazny
  56. Babel-17, di Samuel R. Delany
  57. Livello 7, di Mordecai Roshwald
  58. Novilunio, di Fritz Leiber
  59. Ritorno al domani, di Ron Hubbard
  60. Clone, di Theodore L. Thomas & Kate Wilhelm
  61. Ragnarok, di Tom Godwin
  62. Diluvio di fuoco, di René Barjavel
  63. Gli amanti di Siddo, di Philip José Farmer
  64. Il sistema riproduttivo, di John Sladek
  65. L'anello intorno al sole, di Clifford D. Simak
  66. L'odissea del Glystra, di Jack Vance
  67. Stanotte il cielo cadrà, di Daniel F. Galouye
  68. Gli ascoltatori, di James Gunn
  69. Il grande tempo, di Fritz Leiber
  70. Caino dello spazio, di Sandro Sandrelli
  71. Spedizione di soccorso, di Arthur C. Clarke
  72. Il grande contagio, di Charles Eric Maine
  73. Segnali dal sole, di Jacques Spitz
  74. I fabbricanti di felicità, di James Gunn
  75. Il Tenente, di Ron Hubbard
  76. Missione eterna, di Joe Haldeman
  77. Come ladro di notte, di Mauro Antonio Miglieruolo
  78. Il mondo degli showboat, di Jack Vance
  79. La fortezza di Farnham, di Robert A. Heinlein
(by deceptionisland)
Categorie: chissenefrega, poesie libri fumetti

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