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Narcisistico 41% 41%
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Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
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venerdì, 21 agosto 2009 ore 20:43
Oggi inizia il Ramadan.
Per cinque minuti ho pensato di provare a farlo pure io, prima di darmi dell'imbecille.
Non perché pensi che fare il Ramadan sia un'idea idiota in sé (i non musulmani che l'hanno provato ne dicono un gran bene), ma inaugurarlo in questo periodo, in pieno palleggio lavoro-scuola-caseditrici-ripetizioni-ricercaimmobile-querellesdamour è un'idea idiota.

Però mi sorge un dubbio: ma un musulmano che vive, che ne so, a Tromsø o a Murmansk*, come pensa di cavarsela in questo mese?
Attendo ragguagli.

(*località poste all'interno della calotta polare artica, zona nella quale in questo periodo si registra una certa carenza di ore notturne)
(by deceptionisland)
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lunedì, 17 agosto 2009 ore 19:22

AZERTY. Ho provato a giovarmi di una connessione internet locale, ma a parte l’essere abbastanza instabile, quantunque non lenta, occorre sapere che le tastiere in Marocco non sono QWERTY né QZERTY, bensì AZERTY . Chiaramente ciò implica una permutazione non banale di tutti i tasti. Insomma, se si vuole usare internet a pagamento negli hotel senza stare due ore a trovare i tasti giusti e pertanto spendere una fucilata, occorre un training specifico.

BEE SWEET. In Marocco vanno forti i dolci al miele. Api comprese. E sì, perché quando ho scovato le prime zlabia dal 2007, ho dovuto fare i conti con questo piccolo inconveniente: le pile di dolcetti al miele nei mercati sono completamente ricoperte di api. Ma ce l’ho fatta, sia messo agli atti. Anche perché come ho scoperto dopo si tratta di una varietà di api che, bontà loro, o non pungono oppure non hanno particolare interesse a farlo.

CHERCHEZ LA FEMME. Se siete una donna europea e volete andare in giro da sola, troverete molti corteggiatori, il che non è particolarmente lusinghiero, anzi è una seccatura dato che il marocchino di turno vi seguirà come un pezzo di chewingum attaccato alla suola. Se i vostri lineamenti lo permettono, potrete cercare di mimetizzarvi con un abbigliamento adeguato, purché abbiate la complicità di una donna locale che vi insegni  come acconciare correttamente il velo (il che è complicato quasi quanto indossare un sari indiano senza sembrare una caramella). Ma c’è il rischio che vi sgamino lo stesso perché, a differenza delle autoctone, con l’abbigliamento adeguato suderete come forme di pecorino messe a stagionare.

DOLENTI NOTE. È garantito che vi ammalerete. L’alimentazione è diversa, più speziata, e se già il caldo non aiuta, l’aria condizionata – solitamente usata in modo del tutto irresponsabile(vedasi più avanti) – vi darà il colpo di grazia. Non ve ne accorgerete subito, ma le coliche e la nausea vi assaliranno tipicamente il giorno in cui dovrete fare il tragitto più lungo in autobus, oppure il giorno in cui dovrete formicolare per qualche medina incasinatissima. Rassegnatevi a fare scorta di antispastici e a prenderne una razione doppia subito dopo colazione.

FES. Prendete il centro storico di Genova, quintuplicatelo in estensione, triplicate il numero di attività commerciali, quadruplicate la densità di popolazione, metteteci un asino ogni due abitanti e infine dimezzate la larghezza dei vicoli: avrete una vaga idea di cos’è la Medina di Fes. Roba che col filo di Arianna ci facevi giusto uno o due isolati.

GATTI. In Marocco ci sono tanti tanti gatti. Nella casa berbera che abbiamo visitato sono stata scelta come sofà dal gatto di casa, cosa che ha ovviamente giovato al mio orgoglio, salvo scoprire che non si sa come il pelo di quel gatto conteneva allergeni di razza sconosciuta e ferocissima. Ecciù.

HOLA. Non si capisce perché, ma i gruppi di italiani li riconoscono subito (ma questo non solo in Marocco). Ma se andavo in giro da sola lì per lì mi prendevano per spagnola o, un paio di volte, per inglese (?).

INSCIALLAH. Una parentesi va dedicata all’Insciallah, termine di cui per loro ammissione i marocchini (e gli arabi in generale) fanno uso abbondante tutto il giorno. Tecnicamente, significa “se dio vuole” ed è espressione del tipico fatalismo dei paesi caldi. Ma spiegarla in questo modo è abbastanza riduttivo; in realtà è un modo abbastanza polivalente di rispondere, che non vuol dire né sì né no. Ad esempio, ho sentito la nostra guida dire alla signora cui avevano perso i bagagli “le valigie, insciallah, dovrebbero arrivare stasera” (cosa che chiaramente non è successa, by the way), ma si può anche dire ad esempio “ci vediamo stasera alle sei?” “insciallah!”, con questo sottintendendo “metti che mi capiti qualcosa, che mi addormenti, che mi scordi? Io ci provo, ma non ti prometto nulla…”. Pertanto, oltre al fatalismo, rappresenta anche quel pizzico di giocosa inaffidabilità araba.

LA SPEZIA. Il cibo non è, generalmente, piccante, ma comunque l’uso molto più variegato di spezie mi ha permesso di apprezzare alcune verdure che in Italia solitamente non degno di considerazione. Ciò peraltro, combinato probabilmente alla sudorazione tropicale, ha contribuito a debellare quella piantagione di brufolini che avevo in faccia prima di partire.

MONKEY PEE, MONKEY POO. Se vi viene in mente di fare una foto con un macaco, fate in modo di indossare capi altamente sacrificabili o, ancora meglio, munite il vostro braccio di qualcosa di impermeabile. Non è così raro che i macachi facciano i propri bisogni addosso ai turisti, i quali vengono rabboniti dicendo che porterà loro fortuna. Considerando che nella stessa giornata un uccello mi ha cacato sulla mano, forse dovrei cominciare a distribuire un po’ di numeri.

NOTTI CALIENTI. Devo ancora capire perché nelle camere d’albergo, tra il lenzuolo e il copriletto, ci fosse un plaid spesso due centimetri. L’ho già detto che non faceva proprio freschino, sì?

PAESE CHE VAI. Ogni paese ha le sue specialità artigiane: Meknes il damaschinato e il ricamo a punto doppio, Fes le concerie, i tappeti, la lavorazione della ceramica e quella dell’ottone, Marrakech l’argento, la seta e le spezie, ivi incluse le erbe officinali. Gli oggetti artigianali marocchini non sono così a buon mercato come si può credere, ma sono interamente fatti a mano (e parlo ad esempio, tra le altre cose, sia dei singoli pezzi, sia dell’assemblaggio dei mosaici che vanno a formare tavolini, fontane o superfici ampie come pareti) e di un materiale di qualità e resistenza decisamente superiore rispetto a quello che possiamo trovare allo stesso prezzo in Italia. Avendo soldi da spendere e spazio in valigia, è veramente un bonheur des dames, purché siate pronti alla più estenuante delle trattative. Infatti è una tradizione berbera saldamente radicata quella di trattare il prezzo su qualsiasi cosa, e di rimanerci male se vi fermate al primo prezzo. Tanto più che solitamente il primo prezzo è ridicolmente alto anche in base agli standard europei,  e quindi voi dovrete tirare ridicolmente in basso, tanto “un berbero non si offende mai”. Guardate gli italiani, tanto tempo fa: non hanno trattato e si sono trovati a scambiare un chilo di marmo di Carrara per ogni chilo di zucchero. Comunque sarete incentivati a “sostenere l’artigianato tradizionale” lasciando, in pratica, mezzo stipendio a ogni bottega. Cosa che voi non solo farete, ma farete con una certa ebbrezza.

ROAD TRIPPIN. I marocchini si vantano di avere un traffico turbolento e un codice della strada quanto mai vago. Diciamo che la maggior parte dei marocchini non è mai stata a Bombay; ma anche senza spingersi così a est, anche considerando il fatto che il casco è un optional, i segnali di stop sono giusto un ornamento per turisti, qui e là c'è un po' di congestione e spesso si fanno mosse azzardate, onestamente a Napoli ho visto molto di peggio.

SALAMELECCHI. Un marocchino si dimostrerà sempre esageratamente contento e compiaciuto se al saluto “Salam aleik” tu rispondi “aleik salam”. Inoltre è dimostrato empiricamente che un “lâ, sħukrân” fa desistere i venditori ambulanti con maggior efficacia di un “non, merci” o qualsiasi altra forma di rifiuto, anche se la capiscono benissimo.

TEATIME. Anche se non vi piace la menta, amerete il tè alla menta, la cui preparazione segue un cerimoniale ben preciso. Il tè alla menta viene consumato in quantità industriali dai marocchini e, a sentir loro, ha una miriade di proprietà officinali che lo rendono praticamente un elisir senza controindicazione alcuna.

USANZE CHE TROVI. Mi stupisce sempre (ma sempre di meno) come un paese che consideriamo di secondo mondo sia più libero e più avanti di noi su diverse cose. Infatti ricordo che nel tragitto albergo-Suq si trovava una clinica per la riproduzione assistita dall’insegna che pur non essendo né particolarmente vivace né pacchiana, riusciva a farsi notare; e mi rendevo conto che in Italia una clinica per la riproduzione assistita avrebbe dovuto inserirsi nell’architettura cittadina in punta di piedi, se non con vergogna. Inoltre il Marocco, pur essendo a maggioranza musulmana, non è uno stato confessionale, e infatti chiese e moschee convivono tranquillamente, in alcuni casi porta a porta. Questo la dice lunga sulla profonda ignoranza di coloro che fanno un pastrocchio tra Islam e integralismo islamico e si oppongono alla costruzione di moschee in Italia in nome di una travisata difesa delle tradizioni (qualcuno può forse dire che il Marocco non sia fedele alle proprie tradizioni?) o ribadendo che siccome *loro* non ci permettono di costruire chiese nei *loro* paesi, noi non dobbiamo permettere *loro* di costruire moschee. Poco importa che questi *loro* non rappresentino affatto la totalità dei paesi a maggioranza islamica, e con la fondamentale differenza che mentre da una parte abbiamo stati confessionali, l’Italia è uno stato laico, che può e dovrebbe garantire la pluralità religiosa. O almeno così avevo letto sulla Costituzione un po’ di tempo fa. Detto per inciso, la proibizione, vigente in Marocco, di entrare nelle moschee per i non musulmani è una legge coloniale, istituita dai francesi per tutelare la tranquillità delle funzioni religiose del popolo soggetto (o meglio, per non farlo troppo incazzare).

VENTICELLO. Per dare un’idea di come venga usata l’aria condizionata in paesi come questo, racconterò la mia esperienza con la ceretta berbera. Ossia, la ceretta berbera in sé è tale e quale a una ceretta ligure; ma andiamo per ordine. Avendo il pomeriggio libero, la più parte delle donne del gruppo espresse l’intenzione di provare l’hammam, cosa che avrei gradito anche io, ma la mia pressione sanguigna mi stava dando segnali a dir poco preoccupanti da un paio di giorni. Così, avendo adocchiato un salone di estetica affacciato sulla piazza del Suq di Marrakech, decido di approfittarne, anche perché la mia estetista è in vacanza e sto seriamente cominciando a valutare l’acquisto di una fornitura di napalm. Comunque, con un gesto tanto ammirevole quanto stupido, decido di andare a piedi dall’albergo al Suq. Alle quattro del pomeriggio. Per un tragitto di 45 minuti solo parzialmente ombreggiato. Con una temperatura che, scoprirò dopo, si aggira sui 50 gradi. Non ci sono adeguati paragoni acquatici per descrivere il mio aspetto all’arrivo. Magari potrei dire che aspiravo al titolo di miss Caffetano Bagnato, ma sarebbe riduttivo. Comunque, una volta che son lì, mi scuso per la profusione di liquidi. Senza scomporsi l’estetista, una volta che mi son stesa sul lettino, mi fa “non ti preoccupare” e mi piazza addosso il getto del condizionatore dicendo “così ti asciughi!” con un candore tale che non ho avuto il coraggio di dirle nulla. Pazienza che poi mi si sono asciugati anche i polmoni.

ZENA. Vengo a sapere che genovesi e marocchini sono stati a lungo in contatto nei secoli passati. Ecco perché i genovesi sono così diffidenti in generale.

Una parentesi per il raffinato sadismo dei tedeschi. Che c’entrano i tedeschi, direte voi? Beh, il volo di ritorno era così strutturato: partenza tonica all’1.45 ora di Casablanca (cioè 2.45 CET) e scalo a Francoforte. Soprassedendo sul delirio che si è impossessato dell’aeroporto di Casablanca a causa dello sciopero della Royal Air Maroc, che gestisce i voli in code share con tutte le compagnie ad eccezione di Lufthansa e Jet4you (e, vivaddio, noi avevamo il volo Lufthansa), siamo arrivati a Francoforte al gate A24. Guardo il mio biglietto e, considerata la ragguardevole estensione dell’aeroporto di Francoforte, penso: che culo, ho il volo per Milano al gate A21. Frattanto ci annunciano che devono farci il controllo passaporti (ma non ce l’avevano già fatto a Casablanca? no? e quella mezzoretta di coda che era?), e indovina? Arriva un pullman che ci porta precisi precisi all’altra estremità dell’aeroporto. Fuck!

(by deceptionisland)
Categorie: viaggi

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