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Nome: Kuna
"La piccola nave si inoltra nella baia cosparsa di croste nevose. Si arresta davanti alla falesia frontale del ghiacciaio. E’ un muro verde e azzurro alto una cinquantina di metri, una scogliera lucida e repulsiva, che corre a strapiombo per alcuni chilometri. Ogni tanto uno scricchiolio, uno schianto e un gigantesco scroscio. Spinti dal ghiaccio, i blocchi cadono in mare…â€
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...e comunque, se avete l'impressione che non faccia una pippa tutto il giorno oltre a vagabondare per i fora, andate a dare un'occhiata qui.
Sono stata spinta a vedere questo film, lo confesso, incuriosita dall'uso degli effetti speciali. Ed era un'aspettativa legittima. Lo testimonia il fatto che fra le prime parole pronunciate dal mio accompagnatore, dopo la visione, ci fosse quella che esprimeva il mio pensiero esatto in quel momento: cialtronata. Il curioso caso di Benjamin Button è un tentativo ben confezionato ma, per il resto, piatto e insipido di ricalcare le orme di un qualcosa che vorrebbe essere intermedio tra Big Fish e Forrest Gump; peccato che Fincher, che se la cava discretamente con l'azione e i tempi brevi, non riesca ad ammettere i suoi palesi limiti: non ha né lo spessore di Tim Burton, né la sublime leggerezza di Zemeckis. Il film parte bene, ma poi le cose che mostra e racconta non portano da nessuna parte e non comunicano neppure nulla, neanche una pura emozione visiva, perché sono nel complesso (a parte rari e isolati momenti) terribilmente fredde: né il regista né lo sceneggiatore hanno saputo farne altro che un grazioso album di diapositive corredate di belle frasi. In tutto questo, non c'è nemmeno il pregio dell'originalità: quasi tutto quello che si vede, è ripescato da qualcos'altro, neanche troppo remoto (la madre che racconta le sue vicende sul letto di morte è una sfacciata replica di Big Fish, le serie di combinazioni che porta all'incidente col taxi, mi dicono sia presa pari pari e nemmeno troppo bene da Il meraviglioso mondo di Amélie; e via dicendo). Il che in definitiva, se già lascia perplessi di per sé, diventa imperdonabile in un film che si dilata per tre ore tre. Simbolica di questo smarrimento è la chiosa finale, onestamente incomprensibile. Cate Blanchett trasmette la stessa sensualità di un osso di seppia (anche se nella parte finale recupera un po'), Brad Pitt non si sbilancia (bravo, sì, ma se proprio dobbiamo assegnare un Oscar, il Langella di Frost/Nixon se lo merita cento volte di più) e Julia Ormond conferma la mia impressione di attrice sopravvalutata e insignificante. Salvo di questo film tre cose: l'introduzione (e la piccola ma intensa parte di Elias Koteas), l'affresco di New Orleans degli anni Venti/Trenta, e la splendida interpretazione della madre-chioccia adottiva di Benjamin. Tre quadretti vivaci in una casa vuota.
Io non so come sia Twilight, anzi ho avuto a malapena coscienza che ci fosse un film che si chiamava così, oltre a quello del '98 con Paul Newmane e Susan Sarandon.Permalink | Leggi i commenti (9) | commenti (9) (popup)
Giacché sono stufa di essere accorpata a una non meglio definita cerchia di intellettualoidi, contraddistinti con l'appellativo di sostenitori di Lynch, e caratterizzati dal fatto che appunto, Lynch li fa sentire così decisamente chic; giacché ciò mi scoccia, dicevo, ci tengo a chiarire la mia posizione riguardo a questo un tempo discusso e probabilmente ora sopravvalutato regista.Permalink | Leggi i commenti (6) | commenti (6) (popup)


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L'altra notte ho oziosamente visto l'inutile versione del 1997 di Lolita.«Presto a ÄŒiÄikov si presentò un campo d'azione molto più vasto: si formò una commissione per la costruzione di non so che edificio statale assai importante. In quella commissione si sistemò anche lui, e ne fu uno dei membri più attivi. La commissione si mise all'opera immediatamente. Per sei anni si diede da fare per quell'edificio; ma, fosse colpa del clima ostile o del materiale scadente, fatto sta che l'edificio statale non andò mai oltre le fondamenta. E intanto agli altri capi della città a ogni membro della commissione spuntò una bella casa di architettura civile: si vede che là il fondo del terreno era migliore. Cominciavano già tutti a prosperare e a metter su famiglia.»
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