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Istrionico 46% 43%
Narcisistico 41% 41%
Evitante 62% 39%
Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
*scores in gray are the average web score

Credits



domenica, 08 marzo 2009 ore 17:23
Siori creatori di Watchmen-film, ho solo un paio di domande da farvi.

- I traduttori in italiano, non li guardavano i cartoni da piccoli?
- A che serve metterci un Ozymandias che sembra una checca se manca la scena in cui Rorschach esprime i suoi dubbi sull'eterosessualità di Veidt?
- Per riprodurre Rorschach così fedelmente avete fatto un patto col diavolo o cosa?

Vi ringrazio.
(by deceptionisland)
Categorie: cinema

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giovedì, 05 marzo 2009 ore 14:12
Ahimé, alla fine questa perniciosa mania l'hanno attaccata anche a me...





(Ieri è passato di qui un tizio chiedendomi se sapevo nulla dello strano caso di Benjamin Burton. Gli ho detto che sicuramente a casa di Vin Diesel avrebbero saputo fornirgli esaurienti informazioni.)
(by deceptionisland)
Categorie: cinema

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lunedì, 16 febbraio 2009 ore 11:18
Sono stata spinta a vedere questo film, lo confesso, incuriosita dall'uso degli effetti speciali. Ed era un'aspettativa legittima. Lo testimonia il fatto che fra le prime parole pronunciate dal mio accompagnatore, dopo la visione, ci fosse quella che esprimeva il mio pensiero esatto in quel momento: cialtronata. Il curioso caso di Benjamin Button è un tentativo ben confezionato ma, per il resto, piatto e insipido di ricalcare le orme di un qualcosa che vorrebbe essere intermedio tra Big Fish e Forrest Gump; peccato che Fincher, che se la cava discretamente con l'azione e i tempi brevi, non riesca ad ammettere i suoi palesi limiti: non ha né lo spessore di Tim Burton, né la sublime leggerezza di Zemeckis. Il film parte bene, ma poi le cose che mostra e racconta non portano da nessuna parte e non comunicano neppure nulla, neanche una pura emozione visiva, perché sono nel complesso (a parte rari e isolati momenti) terribilmente fredde: né il regista né lo sceneggiatore hanno saputo farne altro che un grazioso album di diapositive corredate di belle frasi. In tutto questo, non c'è nemmeno il pregio dell'originalità: quasi tutto quello che si vede, è ripescato da qualcos'altro, neanche troppo remoto (la madre che racconta le sue vicende sul letto di morte è una sfacciata replica di Big Fish, le serie di combinazioni che porta all'incidente col taxi, mi dicono sia presa pari pari e nemmeno troppo bene da Il meraviglioso mondo di Amélie; e via dicendo). Il che in definitiva, se già lascia perplessi di per sé, diventa imperdonabile in un film che si dilata per tre ore tre. Simbolica di questo smarrimento è la chiosa finale, onestamente incomprensibile. Cate Blanchett trasmette la stessa sensualità di un osso di seppia (anche se nella parte finale recupera un po'), Brad Pitt non si sbilancia (bravo, sì, ma se proprio dobbiamo assegnare un Oscar, il Langella di Frost/Nixon se lo merita cento volte di più) e Julia Ormond conferma la mia impressione di attrice sopravvalutata e insignificante. Salvo di questo film tre cose: l'introduzione (e la piccola ma intensa parte di Elias Koteas), l'affresco di New Orleans degli anni Venti/Trenta, e la splendida interpretazione della madre-chioccia adottiva di Benjamin. Tre quadretti vivaci in una casa vuota.
(by deceptionisland)
Categorie: cinema

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martedì, 20 gennaio 2009 ore 14:52
Io non so come sia Twilight, anzi ho avuto a malapena coscienza che ci fosse un film che si chiamava così, oltre a quello del '98 con Paul Newmane e Susan Sarandon.
Non so nemmeno come mai, se è il cagatone che mi aspetto, molti si siano affrettati a definire Lasciami entrare come un fil horror "tipo Twilight".

(Ah, attenzione agli spoiler, mi raccomando.)

Abbiamo discusso, io e Guappo, di come il clima scandinavo possa influenzare le forme espressive, e siamo giunti alla conclusione che se fanno un film, è molto più probabile che lo facciano perché ne hanno proprio voglia, e quindi hanno qualcosa che gli preme comunicare.
Lasciami entrare è, a conti fatti, soprattutto una storia d'amore bella e triste. L'intensità dei sentimenti portata alla luce (o al buio) da questo film raggiunge punte quasi laceranti, esasperate per ossimoro dal rigore (anche metereologico) delle immagini, dall'essenzialità e dalla compostezza della sceneggiatura e dalla quasi totale immobilità delle riprese, che si limitano a registrare quello che appare e a trasmetterlo integro, così com'è, senza orpelli. Infatti, benché non venga spiegato pressoché nulla a parole dei motivi di quello che succede, lo spettatore esce dalla sala senza la sgradevole impressione che qualcosa gli sia sfuggito.
In poche parole, la scelta stilistica di comunicare il massimo con la minima apparenza è stata più che mai felice. E vedere Guappo (schizzinoso per natura) che borbotta un "non capiscono un cazzo" contro chi manifesta espressioni di schifo durante la scena del bacio insanguinato... beh, son soddisfazioni.
(by deceptionisland)
Categorie: cinema

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martedì, 28 ottobre 2008 ore 19:40
Tempo addietro il Generale pubblicò un morphing dei visi di attrici, secondo un andamento pressappoco cronologico.

Oggi curiosando ho trovato l'analogo per gli uomini.

Salvo pochissime eccezioni di coda (giacché per gli ultimi si tende a scegliere tra i famosi, non avendo un metro di giudizio "storico"), anche coloro che non mi piacciono come attori si sono conquistati il loro posto nel Cinema.


(by deceptionisland)
Categorie: cinema, zapping

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giovedì, 23 ottobre 2008 ore 10:14
Giacché sono stufa di essere accorpata a una non meglio definita cerchia di intellettualoidi, contraddistinti con l'appellativo di sostenitori di Lynch, e caratterizzati dal fatto che appunto, Lynch li fa sentire così decisamente chic; giacché ciò mi scoccia, dicevo, ci tengo a chiarire la mia posizione riguardo a questo un tempo discusso e probabilmente ora sopravvalutato regista.

Dunque, come già dissi in qualche intervento, Lynch ha un suo linguaggio e una sua logica, che sono prevalentemente quelli del mondo onirico. In effetti in molte scene di film suoi si tende a incazzarsi perché sembra non evolvano da nessuna parte o evolvano in un modo che sembra negare tutte le premesse; questo, in effetti, spesso succede nei sogni.

Resta il fatto che, finché fai esercizi onirici senza fornire una chiave interpretativa accessibile almeno al 50% del pubblico, puoi chiamarli esercizi onirici, non farne dei film per la grande distribuzione. A mio avviso è un tipo di voyeurismo molto perverso quello che mette in atto Lynch con film come Strade perdute o Inland Empire (quest'ultimo non l'ho visto ma grazie a Stefano Disegni mi sono fatta un'idea della trama e beh, non credo che lo vedrò), vale a dire, sapere che dato che ti chiami Lynch c'è un sacco di gente che viene a vederti mentre, di fatto, ti masturbi.

Tuttavia qualche volta Lynch è ispirato (a dire il vero lo era molto di più agli esordi) e, in qualche modo, prende contatto col mondo. Quando questo succede, lascia un segno tutto suo in chi riesce a cogliere il *senso*. Il che non significa che, in questi film ispirati, un senso logico ci sia davvero, perché bisogna tener conto che i canali preferenziali sono quelli del sogno: tuttavia, in chi è predisposto a coglierla, esiste la possibilità di una comunicazione, che sia essa di contenuti narrativi in senso tradizionale (The Elephant Man), o di sensazioni non banali (Eraserhead), o di entrambi (The Straight Story).

Il film che sta al limite tra i due Lynch, quello masturbatorio e quello ispirato, è Mulholland Dr., la cui chiave di interpretazione è molto ardua da individuare, ma una volta scovata, permette una lettura del film ricca di sfaccettature anche personalizzabili (e quando dico che sta al limite intendo appunto questo: quando un film eccede in *personalizzabilità*, comincia a sentirsi puzza di presa per i fondelli). Resta comunque un film visivamente ed emotivamente bello, per chi riesce ad entrarci in empatia.

A questo proposito, fatti salvi i necessari distinguo, mi azzarderei a fare un "parallelo sghembo" tra Lynch e Dostojevskij, in questo senso: entrambi hanno una propria prospettiva della realtà, e bisogna essere predisposti per apprezzare il Lynch ispirato e (in questo ha ragione il Generale) intellettualoidi snob per apprezzare quello masturbatorio; e un po' sgamati per capire dove finisce l'uno e dove inizia l'altro.


(Generale, ora puoi sfottere su qualcos'altro? Che so, Banana Yoshimoto?)
(by deceptionisland)
Categorie: cinema, chissenefrega

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domenica, 28 settembre 2008 ore 21:39
Di solito non scrivo memoriali sulla morte di personaggi pubblici, anche perché sono decisamente una frana in questo tipo di discorsi; ma vedi, tu fai parte della mia memoria in modo speciale.

Ricordo che la tua immagine è sempre stata particolarmente familiare perché, fin da quand'ero piccolissima (quattro anni!) e mia madre non poteva permettersi la baby sitter, ho conosciuto i tuoi occhi blu in un gigantesco poster davanti alla sua scrivania, questo qui (però a colori).



E così sei diventato un'immagine della mia infanzia, non un idolo quanto una specie di zio d'America. Il tuo sorriso prima che essere sexy era forte, caldo, rassicurante. La tua bellezza, la tua immagine, era tutto fuorché banalmente costruita onde ottenere il classico obbiettivo di far impazzire le donne.

Perché prima di tutto eri un attore, un bravissimo attore, che tante cose rendono unico.

Le tue parti non erano mai banali, esprimevano una rabbia sotterranea che esplodeva solo a tratti, ma non eri l'archetipo del ribelle. Trasmettevi una forza incredibile dalla figura, dalle movenze, dal modo di parlare, ma non era mai tracotanza.

E, impensabile a dirsi per un bello del cinema, hai vissuto mezzo secolo con la stessa donna, senza scandali di sorta.

Beh, queste righe non possono ovviamente essere all'altezza di tutto quello che vorrei esprimere. Vorrei abbracciarti e darti un bacio sulla guancia come si fa con un caro amico di lunga data che parte per un viaggio lontano.

Ciao spaccone
(by deceptionisland)
Categorie: cinema

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giovedì, 24 luglio 2008 ore 10:04
Dopo una giovane notte di tre ore e mezza (le restanti quattro sono state votate al Cavaliere Oscuro e ad una salubre passeggiata da piazza XXIV maggio a Brenta) in questa mattina surreale le mie percezioni si colorano di qualche patch scorrelata.

La prima è che piuttosto che firmare una porcheria come il lodo Alfano, fossi stata presidente della repubblica io piuttosto mi sarei dimessa. Sarebbe stato un gesto che, quanto meno, non sarebbe passato inosservato. Tuttavia ho il dubbio che per quanto brav'uomo, Napolitano faccia parte di quella scorza della sinistra italiana che non abbandona la poltrona manco quando la nave affonda. Non nego che nell'esprimere questa mia opinione potrebbe giocare qualche ruolo una mancanza di nozioni sociopolitiche, nel qual caso ben venga qualcuno che mi riempia ste lacune.

La seconda è che per la prima volta dopo non so più quanto (ma si parla di qualcosa dell'ordine di un anno o più) stamattina ho ascoltato sull'autobus un signore anziano che parlava di argomenti correlati all'istruzione in modo pacato ed intelligente. Ero così colpita che avrei voluto parlargli, ma il mio tragitto è stato breve e non volevo interromperlo. Bene, sono arrivata a stupirmi anche di questo.

La terza è che mi sono un po' rotta dei nostri doppiatori professionisti. Non in genere, solo in certi casi, specie quando bisogna dare voce al male. Non ho la lucidità per dissertarne, dirò solo che mentre nel caso di Javier Bardem in Non è un paese per vecchi almeno notavo un certo impegno da parte di Pedicini, Boccanera mi ha francamente irritata. Urge versione nella lingua della violenza, presto.

=__=




Seconda tranche del mio mattino in trance. Mi sono sparata una lattina di Burn nel gargarozzo.
Dato che questa locandina mi piace, l'ho messa, e dato che l'ho messa, quasi quasi ci scappano due paroline sul film.

Ah-hem: bello.
Verso la fine ho perso colpi, era l'una passata perché ovviamente i primi due spettacoli erano già esauriti. Non direi che è troppo lungo, ma è un po' pesante da affrontare se si è stanchi.
Attori quanto meno impeccabili (su Heath Ledger non intendo pronunciarmi dato che, immagino, ne circoleranno già tante di opinioni).
Come ho già accennato piussù - con le fulgide eccezioni di Renato Mori e Dario Penne - doppiaggio tristemente inadeguato.
Maggie Gyllenhaal forse sopravvalutata in bellezza, ma personalmente non trovo importante che fosse bella. Come presenza nel film, sempre dieci volte meglio di quella irritante spina nel culo di Katie Holmes.
Effetti speciali usati con grande intelligenza, al servizio della narrazione, così come le scene di azione, di lotta, di inseguimento e compagnia bella.

(E altro non aggiungo che sennò vado nello spoiler.)
(by deceptionisland)
Categorie: cinema, politica religione società

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mercoledì, 04 giugno 2008 ore 09:12
L'altra notte ho oziosamente visto l'inutile versione del 1997 di Lolita.

*** OCCHIO AGLI SPOILER ***


Il libro è talmente pieno di sfaccetature, sia nello stile che nella psicologia, che Kubrick ha fatto una scelta sensata decidendo di fare, in definitiva, un film dal taglio quasi completamente diverso, onde evitare di renderlo monco.
Adrian Lyne ha voluto essere più fedele alla trama, ma ci voleva una maestria fuori del comune per cogliere quali dettagli e quali sfumature fossero importanti e quali sacrificabili. Invece da quel che ho visto sembra si sia mosso completamente a casaccio.

Gli attori se la cavano non male, a dire il vero, l'atmosfera rende bene il degrado, forse Melanie Griffith è troppo gnocca per fare la parte di Charlotte Haze (in questo senso Shelley Winters è stata la scelta definitiva). Tutto il resto fa pietosamente acqua.

Imperdonabile il riassunto dell'esperienza di Humbert quattrordicenne con Annabel. Dalle immagini sembra che i due abbiano consumato, e invece è proprio dal rapporto non goduto che nasce la struggente ossessione di Humbert per le ninfette.
Inconcepibile il modo in cui viene sbrigativamente raccontata la convivenza a casa Haze. L'insofferenza e il disgusto di Humbert per Charlotte affiorano in modo a dir poco sbiadito.
Incomprensibile la scelta di anticipare a prima delle nozze il dialogo in cui Charlotte dichiara che Lo andrà dritta dritta dal campo estivo al collegio. Per quale motivo, una volta presa questa decisione, Humbert avrebbe poi scelto di sposare Charlotte, se comunque non avrebbe più rivisto Lo?
L'atteggiamento di Lo verso Humbert muta in modo quasi istantaneo e senza la minima spiegazione. Le ambiguità nel rapporto tra i due personaggi vengono spazzate via da una rivisitazione superficiale e neanche troppo pruriginosa.

Insomma, un disastro totale (e annunciato).

Quello che mi domando è: con questo materiale a disposizione, come cacchio ha fatto Morricone a comporre della musica così bella?

Mi dico: Morricone is Morricone. Sarà per quello.
(by deceptionisland)
Categorie: cinema

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lunedì, 26 maggio 2008 ore 16:28
Quando sedici anni fa morì Falcone, io ci feci la figura della stupida, come spesso capitava.
Avevo dodici anni, andavo alle medie, ed era il periodo della mia massima imbecillità.
Sono capitata in salotto a dire qualche battutaccia e mia madre mi ha fulminata dicendomi "Oh, insomma, Silvia, è morto Giovanni Falcone!"
Sarà egoistico che ora io associ Falcone all'ennesima maternalata per farmi sentire sguaiata e inopportuna. Chiaramente non era premeditato, ma è un po' come le lavatrici: non sono nata con un manuale per l'uso stampato da qualche parte in testa. Falcone, io manco sapevo chi fosse, e della mafia avevo un'idea a dir poco vaga. D'altra parte tutto di me si può dire tranne che non fossi una bambina curiosa. Vabbè.
Comunque a partire da quell'episodio innanzitutto cominciai a capire che una coscienza sociopolitica avrei dovuto svilupparmela da me. I miei son brave persone e onesti lavoratori, ma come tanti ex comunisti quando devono spiegarti qualcosa tendono a parlare come libri stampati, a completare i discorsi con corollari ed esempi che, per quanto graphic, c'entrano poco o nulla; e soprattutto a perdere di vista il punto della questione. Inoltre parlano come se avessero la soluzione in tasca, come se sapessero tutto.
Così ho cominciato a fare qualche domanda precisa, e per qualche tempo mi sono illusa che il problema fosse in via di soluzione. Pensavo che gli assassini di Falcone e Borsellino fossero stati un passo falso, che l'avrebbero pagata. Quanti boss ci saranno, mi dicevo. Ne arresti uno, due, cinque. La storia di Libero Grassi. E mi stupivo che la gente non parlasse e non si ribellasse a questi prepotentoni. Beh, non c'è troppo da scandalizzarsi se nella mia adolescenza ragionavo con la mentalità di una bamboccia del nord (con un po' di tarluccaggine sarda).
E' solo da poco che ho capito che mafia, camorra, ndrangheta, sacra corona, sono un sussidio ad uno stato che non c'è. Che - soprattutto in Campania - la camorra è così integrata con la popolazione, che se gliela togli sono tutti nella merda fin sopra i capelli. Che nei comuni, la gente benedice la camorra perché ripulisce le strade dalla microcriminalità. E via discorrendo.
Non sto con questo esprimendo alcun giudizio di liceità, ovviamente.


By the way ora che ci penso, oltre ad aver visto Gomorra, ieri ho anche finito di leggere le Anime morte. Il motivo per cui menziono questo libro è il passo seguente:

«Presto a ÄŒiÄikov si presentò un campo d'azione molto più vasto: si formò una commissione per la costruzione di non so che edificio statale assai importante. In quella commissione si sistemò anche lui, e ne fu uno dei membri più attivi. La commissione si mise all'opera immediatamente. Per sei anni si diede da fare per quell'edificio; ma, fosse colpa del clima ostile o del materiale scadente, fatto sta che l'edificio statale non andò mai oltre le fondamenta. E intanto agli altri capi della città a ogni membro della commissione spuntò una bella casa di architettura civile: si vede che là il fondo del terreno era migliore. Cominciavano già tutti a prosperare e a metter su famiglia.»

E poi uno dice, com'è piccolo il mondo.
(by deceptionisland)
Categorie: cinema, poesie libri fumetti, politica religione società

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