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Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
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lunedì, 22 ottobre 2007 ore 20:07
Chiedo venia se ultimamente i miei diari si stanno un po' agglomerando sulla mia vita culinaria, ma come si potrà facilmente evincere da certi episodi, il mio rapporto coi fornelli è tutt'altro che rose e fiori.

Ne consegue che, ogniqualvolta cucino qualcosa e quel qualcosa non solo non si ribella generando sequele di eventi nefasti per l'altrui sicurtà, ma mi viene pure benino, capite: è un fatto degno di nota.

Ma bando alle cialde e veniamo alla ricetta che per Halloween dovrebbe interessare

Ingredienti: 100 grammi di zucca quella colla buccia verde, mezzo chilo di patate dolci, 25 grammi di zucchero, 30 grammi di farina, due uova, 50 grammi generosi di uva sultanina o meglio uvetta secca bionda. Tocco personale: un goccino di alchermès che ormai metto ovunque.

Preparazione.
patate dolci bollono
Dopo averle lavate bene, senza sbucciarle, fate lessare le patate dolci in una pentola con coperchio (lo so che non c'è nella foto, ma che dovevo metterci veramente una pentola col coperchio?) per una quantità smisurata di tempo - circa 40/45 minuti se siete fortunati, in ogni caso infilzando le patate con uno stecchino esse vi diranno se sono morbide dappertutto oppure no.
Occhio che le patate hanno una capacità termica impressionante, e se vi procurate ustioni di terzo grado sulle mani cercando di sbucciarle dopo una sbrigativa passata sotto l'acqua fredda... beh, non ditemi che non vi avevo avvertito.

zucca lessataDopo esservi fatti un Bartezzaghi, nell'attesa che le patate finiscano di lessare, occupatevi della zucca. Innanzitutto pelatela, che la buccia frega un sacco sul peso, e poi vedete che sia davvero un etto.
Lessate anche la zucca, ma per mantenerla più corposa mettetela in un cestello con due/tre centimetri d'acqua in una pentola a pressione (cioè in sostanza fatela lessare a vapore).
Quando l'ugello della pentola comincia a sfiatare, aspettate cinque minuti buoni, poi spegnete il fuoco, lasciate sfiatare per un'altra decina di minuti, dopodiché fate svaporare completamente (tirando su l'ugello finché non sbuffa più) et voilà.

(Le istruzioni sono un po' formato dummy, ma è così che ho bisogno che mi si spieghi la cucina...)

amalgama zucca patate e altroDicevamo? Ah sì. Mettere patate pelate e zucche mosce in un grilletto e schiacciatele insieme per bene finché i colori delle due specie (il tubero e la cucurbitacea) sono indistinguibili. Mi raccomando che i grumetti delle patate siano minimizzati, giacché la zucca si sfalda che è un piacere.

Poi, aggiungete gli altri ingredienti, ovverossia per chi fosse distratto, farina zucchero uova uvetta (e alchermès), e mescolate, anzi amalgamate - me la tiro anch'io con qualche termine tecnico - per bene il tutto. Notare come ho scelto il grilletto dello stesso colore dell'impasto dimodoché essenzialmente non si capisca nulla.

Ora, fatto ciò, se avete degli stampini, buon per voi, io personalmente non ne ho. Perciò, se volete ricalcare le mie orme, mettete un foglio unto di carta da forno su un tegame, e disponete l'amalgama di cui sopra in forme molto appiattite (danno più soddisfazione a mangiarsi), e infornate a 200 gradi per non più di 15 minuti, e se avete il forno con ventilazione non più di 10 (tempo doratura).

Non preoccupatevi se dentro i tortini rimangono morbidi, è inevitabile. Se proprio questa cosa vi turba, potete provare a bucarli con uno stecchino a metà cottura, ma non è che cambi granché, in compenso rischiate di scottarvi (cosa che comunque farete senz'altro in uno degli 8/10 cambi di tegame che si renderanno necessari).

tortini!
I tortini si mangiano freddi.
(by deceptionisland)
Categorie: cucina

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giovedì, 18 ottobre 2007 ore 17:11
Ovvero, come farsi recapitare dalla Scozia 50 bustine di tè che sembrano scamorza affumicata.
In corso di preparazione la mia seconda bustina, dopo lo shock della prima (in effetti, superata la perplessità dell'odore, il sapore è buono).



Da segnalare la gradevole essenza fumosa che si spande dal mio sportello alimentari quando lo apro la mattina e che no, non ispira proprio l'idea della colazione. Sì, è un odore vagamente invasivo.
(by deceptionisland)
Categorie: cucina, consigli non richiesti

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mercoledì, 17 ottobre 2007 ore 12:48
Ieri notte mi è fisiologicamente venuta fame e ho messo su una padella con l'olio per farmi piselli & pancetta.

Faccio scaldare per benino mezzo dito d'olio a fuoco medio in padella e ci butto i piselli ancora surgelati, che immantinente pigliano fuoco.

Tempo di riprendermi dal panico e di fare due giri della casa di corsa con le mani nei capelli urlando, poi spengo la fiamma, faccio per tirare via la padella e il fuoco si spegne da solo.

Vittima collaterale di questo incidente è stato il filtro della mia ventola il cui rivestimento si è bruciato rilasciando sul fornello una miriade di pezzettini di sostanza filtrante.

Beh, tanto andava cambiato... non filtrava più tanto bene, e bla bla bla



ex-filtro
(by deceptionisland)
Categorie: cucina, idiozia umana

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martedì, 09 ottobre 2007 ore 17:24
Beh, sì, non c'è molto altro da dire, dacché il Redneck® ha esposto le fasi salienti dell'avventurosa ricerca della materia prima e della preparazione.
Giacché la documentazione fotografica tiennina andrà perduta dato il limitato numero di slot, mi sembra doveroso riportare qui le illustrazioni.


FOTO 1: Maki con salmone e avocado pre-arrotolamento.

CIMG2237

FOTO 2: Maki arrotolato.

Maki 2
FOTO 3: Taglio del Maki.

Maki 3
FOTO 4: Redneck® compiaciuto del taglio.

Redneck®
FOTO 5: Sushi (salmone e branzino) + Maki

CIMG2252
FOTO 6: Tavola imbandita (con vassoio di 24 maki in placida attesa poco distante)

Sushitavola
So bene che l'attrezzatura per mangiare il sushi è inadeguata, ma come dicevo dillà, se qualcuno tra quelli che leggono non sa proprio cosa regalarmi per il mio onomastico/compleanno/laurea del Redneck®...
(by deceptionisland)
Categorie: cucina

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giovedì, 06 settembre 2007 ore 02:03
MENU.

Antipasto: fagottini di bresaola ai formaggi.

Bresaola bella sottile ma che non si rompa, fiorello 1 confezione, robiola 3 confezioni. In realtà ne serve sempre una, ma una e mezza se la magna Tornasole® e mezza Trilli. Olio extravergine di oliva, origano pepe e peperoncino q.b., sale, limone.

Mescolare i formaggi con origano pepe e peperoncino.
Sbatacchiare olio limone e sale in modo da ottenere una specie di pinzimonio.
Aggiungere un cucchiaione di questo pinzimonio all'impasto e mescolare mescolare fino a ottenere un impasto vellulato.
Riempire la bresaola con l'impasto e arrotolarlo.

Primo piatto: carbonara che più colesterolo non si può.

Spaghetti, pepe, pancetta, uova, grana.

Pregasi riportare ricetta o in alternativa farlo fare direttamente a Tornasole®, o se si hanno a cuore (hem) le proprie coronarie passare direttamente al secondo piatto.

Secondo piatto: scaloppine di vitello.

Cipolla di tropea, tagliata sottile, tegame antiaderente, carne da scaloppa, sottile e magra, pezzi non grandi infarinata.
Far appassire la cipolla tagliata con burro, aggiungendo di volta in volta un pò d'acqua calda (preparare un pentolino con acqua già scaldata).
Quando la cipolla è morbidissima, aggiungere un po' d'olio d'oliva e le fettine di carne infarinate e cuocerle ogni lato per pochi minuti; poi aggiungere a scelta: vino bianco o whisky con un dado vegetale.
Coprire il tegame e finir di cuocere a fuoco lento.
(Attenzione: lasciare sempre un pò di sughetto)
Se si vuol cambiare gusto al posto del vino bianco o whisky provare con cognac-marsala, e comunque c'è sempre la mamma.

Dolce: crêpes all'alchermès.

Uova s.q., farina, latte, zucchero, alchermès (poco), olio extravergine (pochino), cannella pizzico, sale pizzichino, farcitura. (Li ho scritti TUTTI!!!)

Essenzialmente mescolare tutto ad eccezione della farcitura. I sorci verdi arriveranno con la padella.
Fuoco mediobasso, sottile non troppo.

Guarnire e pieghettare a piacimento.

(No, il tiramisù no, eh...)


(by deceptionisland)
Categorie: cucina

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venerdì, 10 agosto 2007 ore 12:30
Se vi aspettate che metta il solito blog carico di ringraziamenti e lacrime scenografiche... beh, beh, beh.

Vediamo un po' cos'è rimasto nel mio album... (foto vere non ne posso mettere... non perché non ne sia in grado, io, ma perché scrivo dalla postazione del munifico zio che pur di tenere lontano il figlio dai videogiochi mi ha dato in usucapione il computer per un'oretta al giorno. Giacché la maggior parte di suddette foto sono imbarazzanti in un contesto familiare, preferisco rimandare a un momento più opportuno...)

Dunque: si tenga conto che il sistema secondo cui Kobayashi parte quando vede la Tirrenia passare davanti a Villa Balorda non è affidabile. In primis perché Kobayashi non è affidabile.
Abbiamo visto l'unità cinofila venirci incontro allo sbarco, ma non era per la ganja, bensì, credo, per i taralli al peperoncino.
Ore otto e trenta. Cosa ci facciamo in un forno da pizza a quest'ora del mattino?
Si può anche provare a consumare coraggiosamente la suddetta pizza, ma oltre a suscitare i commenti finto-pudici di chi fa colazione, chi sta sopra rischia la disidratazione e chi sta sotto l'annegamento. (Sleeping? That's why you were dripping with sweat...)
Nessuno comunque che si degni di menzionare le mie strabilianti crêpes, l'unica cosa che mi elevi dal rango di nullafacente. Ci son rimasta male che non abbiano convertito la nònna al dolce, ma beh, beh, beh.
E nessuno che abbia ancora rimarcato come specialmente i primi tempi il Moccioso onde difendere il suo ruolo di conversatore implacabile anche in una lingua a lui non proprio familiare (non sto parlando dell'italiano bensì dell'inglese) parlasse essenzialmente per citazioni di canzoni e film.
Coraggioso il suo tentativo di spiegare la storia di Time Flies Like An Arrow. Quella volta l'ho visto sudare molto di più.
E non c'è niente di strabiliante nel fatto che di giorno io avessi caldissimo e di sera m'intabarrassi manco a dover scalare il Gennargentu innevato. Sono un animale a sangue freddo (nonché, nel mio piccolo, blu, tant'è che sono stata eletta Marchesa della Stalla), e che cacchio.

Ah, Signora®. Assieme allo shampoo dosato sulla capigliatura di Kobayashi e al residuo bellico di saponetta (per non parlare delle piattole che però sono ad usufrutto esclusivo di Zikk&Thusbe), Le ho lasciato non so dove un calzino bianco variamente impregnato di Tirrenia. Lo raccomando a lei, se vuole può darlo a Gu^Lk! come pegno in cambio della maglietta tribale (e ad uso analogo).

Sorry per DDT, ti leggo sempre, abbiamo parlato poco, sei una persona bellerrima, parleremo di più la prossima volta. And so on.

Minuetto. Quel trenino nuovo nuovo di due carrozze, unica pezza l'aria condizionata feroce e non sindacabile, per il resto pulito e confortevole ed efficiente (ritardo accumulato sette minuti, non per dire ma per come conosco la Sardegna è un piccolo miracolo), si chiamava Minuetto. Come la canzone di Mia Martini o come i balli concatenati di I Gioielli di Madame de...
Insomma, associazioni tristi.

(All'arrivo a Sassari mi trovo il faccione di mamma piantato al finestrino, lei che bussa tutta agitata, e un urlo di acutezza sovrumana che intima al capotreno di aspettare, di non far partire il treno, che io non sono ancora scesa. Ehm. Confesso, son rimasta seduta fino all'arrivo, ma sarebbe anche la stazione terminale. 'Ncominciamo bbene...)

E ora scusate, vado a iscrivermi al sito di couchsurfing. Ma prima mi gusto il primo melone bianco della stagione...
(by deceptionisland)
Categorie: viaggi, cucina, amici, lingue, deliri e sogni

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mercoledì, 30 maggio 2007 ore 17:21
(Copiata dal blog del tiennino Pejote®. La volevo, adesso cellò)

Partiamo dal presupposto che il più delle volte ci hai messo mesi prima di riuscire ad uscire con la fantomatica. Perché, siamo onesti, quando di una non te ne frega un cazzo tutto è facile... ma quando una la vuoi davvero e senti un qualcosa diverso dal solito irrigidimento nei boxer... le cose si complicano in maniera esponenziale e tutto sembra collaborare per complicarti la vita: il lavoro, il tempo, gli eventi, i turni di chiusura, le mestruazioni, la salute, le stelle... tutti fattori riuniti con il solo scopo di rompere il cazzo!
Giunge al fine un momento in cui tutto apparentemente si risolve, le nebbie si diradano e tu sei pronto per giocarti la tua occasione: ti fai una doccia come era da tempo che non facevi (lavi anche in mezzo alle dita dei piedi ed arrivi a sciacquarti il pisello 2 o 3 volte per essere sicuro di non sfigurare) ti radi, ti sistemi i peli delle orecchie e del naso, perdi mezzo litro di sangue con il filo interdentale, ti tagli le unghie dei piedi rischiando di spaccare lo specchio con le schegge di quelle che una volta erano unghie ma che oggi avresti potuto ferrare. Indossi i tuoi boxer preferiti perché, diciamocelo, anche se la conosci appena e non hai idea né di chi sia né di a cosa stai andando incontro, dentro di te vive la speranza che dietro a quel sorriso fresco ed a quello sguardo attento che ti hanno tanto colpito si nasconda una novella Jenna Jameson che faccia del tuo pene carne da hamburger. E, ovviamente, vuoi essere preparato al meglio evitando con piccoli accorgimenti quelle due o tre cose che sarebbero in grado di richiudere la faglia di sant'Andrea, figuriamoci le cosce della agognata... tipo il calzino corto e/o bianco (peggio che mai gli spugnoni da ginnastica sulla timberland invernale, che sarebbero stati in grado di far passare la voglia a messalina) od i boxer larghi modello paracadute... che son tanto comodi, ma a vedersi son francamente ridicoli... specie se ti esce una palla o, dietro, mezzi ti si son infilati nel culo!
Lavi i denti tre volte, caramelline messe ovunque, macchina lavata... ok sei pronto e parti sicuro come un puma. Comincia la serata. La vai a prendere e non sono mai pronte, MAI! Solitamente l'attesa è direttamente proporzionale al tasso di fica della suddetta ma non è da sottovalutare la variabile abbigliamento (una bella fica perizomata e scollata può farti stare ad aspettare anche un'ora e mezza come se niente fosse con un semplice: "sono le otto e sei già qui? ma non era alle nove e mezza?" ed in questo lasso di tempo tu non puoi assolutamente fare niente perché se è estate e scendi dalla macchina il cambio di temperatura ti fa sudare come un Galeazzi qualsiasi e la camicia ti si pezza all'istante... e se è inverno rischi la congestione perché, ovviamente, per fare il guappo, sei in maniche di camicia anche se fuori il freddo ha sterminato ogni forma di vita.
Dopo un periodo che varia dai 20 ai 120 minuti per quanto spiegato, appare all'improvviso come la madonnina di Fatima e tu, pensando "stasera ti rompo", accenni un sorriso sornione e le apri la porta. Sale in macchina e se fumi storce il naso per l'odore ed apre all'istante tutti i finestrini portando la temperatura interna a -6º se inverno od a +38º se estate (rovinando un'ora di aria condizionata che tu hai sopportato senza fiatare per farle trovare il giusto ambiente al suo arrivo)... se non fumi e non hai mai fumato accende una marlboro light od una philip morris blu (fumano solo queste due marche) e te la spegne dopo 3 boccate dove tu, da sempre, tenevi gli spiccioli fino a 5 minuti prima... O lo stereo è troppo alto e lo spegne perché non riesce a parlare o la musica che ascolti non piace e, siccome sono moderne ed emancipate e quindi conoscono ogni tipo di stereo, si mette a spippolare cancellandoti immancabilmente tutte le stazioni pre-registrate.
Arrivi al ristorante e devi parcheggiare vicino, ed anche se a 3 metri dalla porta del ristorante c'è il parcheggio dell'ipercoop te la devi mettere in tripla fila ad altissimi rischio multa/moccini sul cofano/righi spregiasi sulle fiancate... O è vestita come una puttana e te passi fiero in mezzo alla sala gremita, perché tanto il tuo tavolo è sempre in fondo, e si girano tutti ma te prosegui indomito facendoti largo tra orde di silenziose risatine e subdoli "hai visto che popò di farda c'ha lì??", o è accollata come una suora e distrugge con occhiate sataniche il resto della sala spargendo invidia e disprezzo come nemmeno il fu Anconetani fece con il sale contro il Cesena.....
"Mmmh che famona che ho" è di solito la prima frase che pronuncia sbattendo le ciglia una volta che ha scelto il posto al tavolo lasciandoti di spalle e solitamente rivolto verso il cesso... e di conseguenza ordina sempre tutto quello che il cameriere propone, contorno di insalatina mista compreso. Assalta l'antipastino di mare con una voracità imbarazzante che ti fa pensare "se fa i pompini con la stessa voracità con cui divora la zuppetta di cozze, stasera me lo stacca!"... e poi ti ritrovi a scofanarti il tuo primo e più di metà del suo perché lei è già piena alla prima forchettata.
Poi si passa al fritto misto, un piatto che fino ai primi anni sessanta non esisteva e che è stato inventato appositamente dai tremendi ed espertissimi ristoratori durante gli anni d'oro di Capri solo ed esclusivamente per farlo ordinare dalle fighe: è solitamente il più caro della lista e quindi prediletto dalle suddette, ma c'è da dire che in questi ultimi anni sta prendendo piede in maniera preoccupante quello che senza timore possiamo definire la madre di tutte le inculate: l'astice alla Catalana, di cui, però, volutamente non voglio parlare perché mi commuovo pensando a quante e quante volte me lo hanno stirato nel culo con quei cazzo di ragni rossi con il guscio affogati in un mare di cipolle e carote crude!!!!! Quindi torniamo al nostro frittino: da notare che mangiano sempre ed esclusivamente i totanini ... le più sofisticate scartano anche quelli con "le gambine" e lasciano a te tutta la paranza e quei cazzo di famigerati gamberetti di merda che se li pulisci con la forchetta distruggi il gambero e se li pulisci con le mani ti entra sotto le unghie un puzzo di bidone dell'immondizia che ti porterai dietro per tutta la sera...
Ti fa di legge ordinare il vino, rigorosamente bianco e frizzante (!!!) e ne beve avida un bicchiere quando arriva, brindando alla serata che ci aspetta. Tutta la boccia restante ti tocca poi berla a te e di solito si tratta di quei cazzo di surrogati di prosecchi di mele gassati come una fanta! e poi, a fine pasto, quando manca un centilitro alla fine della boccia ed una forchettata a finire il piatto, vuole il secondo ed ultimo bicchiere di vino. Dentro di te pensi che certa gente non merita di respirare la tua stessa aria, ma quegli occhioni ti farebbero fare qualsiasi cosa e... taac, ne ordini un altra che puntualmente diluvi perché sei un alcolizzato, perché il cibo è salato come il Sinai e perché comunque costa 14 euri e ti gira il cazzo lasciare li la bottiglia mezza piena...
E siamo al dolce! La tua situazione è gia tragica: sei assaltato dal doppio primo che ti si ribella in pancia, stomacato dal puzzo del fritto, annebbiato dall'alcool del doppio proseccaccio, arrapato come un daino dalle cosce tornite del budellone che hai più volte sbirciato da sotto il tavolo... e dalle poppe giganti del troione del tavolo di fronte (che puntualmente se la tromba qualche vecchio bavoso con il bmw) i pantaloni ti premono in maniera imbarazzante contro quello che definire buzzo dell'ubriaco è un eufemismo e non sei in grado di mettere in bocca nemmeno uno stuzzicadenti... MA LA PANNA COTTA LEI LA PRETENDE!!! Magari ben smerdata da qualche salsina al mirtillo rosso o fragoline delle suorine monche del monastero di mazzanculo sul merda... Ecco, io vorrei parlare con quella merda che ha inventato la panna cotta e fargli una semplice domanda: o testa di cazzo, ma lo hai mai assaggiato uno sgroppino fatto a modo? Io sono convinto che alla 1ª riunione mondiale segreta dei ristoratori (la stessa in cui decretarono piatto femminile per antonomasia il fritto misto per le zone di mare e la tagliata rucola e parmigiano per quelle di terra), questi subdoli esserini, tutti piegati alla Enrico Cuccia e con la loro parola d'ordine segretissima (limoncello) si siano accordati per trovare l'ennesima inculata da propinare agli ignari avventori.
Perché, parliamoci chiaro, quando porti fori una figa a cena, anche se lei ordina spiedini di panda e te sei socio fondatore del WWF, non una sola smorfia di disappunto apparirà mai sul tuo impavido viso. E questo i ristoratori lo sanno... se lo tramandano di padre in figlio come la partita iva ed il libro della contabilità in nero... e tu sei solo una inerme vittima nelle loro mani, uno scemo a cui chiedere qualsiasi sacrificio e qualsiasi cifra. Un ristoratore, anche se padrone della peggio bettola, è automaticamente autorizzato a chiederti QUALSIASI cifra come conto a patto che vengano rispettate le seguenti condizioni:
   a) presenza sul tavolo di almeno 1 (una) boccia del più improbabile prosecco di chissà quale cazzo di valle
   b) presenza nel menù del famigerato frittino e di primi piatti abbelliti da nomi a prima vista incomprensibili, ma che nascondono cazzate di una semplicità disarmante (io una volta ho mangiato una piattata di penne "tramonto estivo" fingendo di conoscere già quella particolare pietanza, salvo poi ritrovarmi a combattere con la più tremenda delle arrabbiate)
   c) presenza nel menù della odiata panna cotta (il tocco di classe sono gli intingoli che questi bastardi ti ci infilano sopra... lì non son mai parchi ed anzi ti ricoprono la già merdosa mappazza con questi sciroppi di foca... succhi di pinoli e ghiande... ghiaia macinata ma fine fine)
d) pronunciare le 2 frasi storiche del ristoratore: 1) posso offrirvi un limoncello? 2) serve la fattura o faccio io? frasi che dopo dipaneremo.
Amaro (taac), caffè (corretto allo stravecchio per te, decaffeinato per lei... e non mi dilungo oltre sui mille tipi di caffè che possono chiedere le fighe perché sennò non basta word)... e... CONTO PREGO!
Se fai tanto di provare solo per finta ad ordinare un montenegro, vieni squadrato come un lebbroso e come se non bastasse vieni esposto al pubblico lubridio perché qualcuno dai tavoli vicini ti guarda e sorride come a dire "oh demente, ti offrono il limoncello... cosa ordini il montenegro a fà?" Allora te provi a rifugiarti in corner dicendo... sai, per digerire qualcosa di forte è l'ideale... che so... tipo la grappa (e lo dici ammiccando al cameriere quella bella boccia di prime uve che hanno in bella vista vicino alla macchina del caffè)... al solo pronunciare la parola grappa alla divina si inumidiscono gli occhi e ti stende con "io non sopporto neppure l'odore, mi da la nausea!" A quel punto bestemmiando il Cristo Creatore sorridi annuendo ed accampi il classico... "anche io non capisco come facciano a berla, stavo scherzando ... figurati mi vengono i brividi se penso a quanto tempo mi ci vorrebbe per digerirla... non l'ho mai bevuta, sia chiaro, ma mi dà l'idea di pesannnteeee". Non è rimasto altro da fare se non versarsi una bicchierata di quella merda di limoncello che tutti fanno in casa con i loro limoni... e che fino a che qualcuno non si alzerà in piedi urlando "QUESTO LIMONCELLO FA CAGARE!!!!!" continueranno a propinarci come novella ambrosia.
Ed ora vengano le risa (od i cazzi)! Visto che la maiala è praticamente nuda te ti chiedi "o ha un innesto sotto pelle con il portafoglio o non ha portato mille lire!"... e puntualmente ti frughi come una banca... il che, di per sè, non è né una novità né un problema... ma è il principio del darlo per scontato che ti fa girare il cazzo... ma sei infoiato e mezzo ubriaco e, ovviamente, passi oltre. Nemmeno leggi la distinta scritta a mano da un semianalfabeta che ha appena comprato l'attico in centro, e ti accartocci in tasca il sanguinoso foglietto a quadretti da cui spicca solo la cifra 110,00... lasci anche 5 euro di mancia a quel pulcioso cameriere con le unghie sporche, il quale magari oltre ad averti trombato la figa con gli occhi ti ha anche scaracchiato nelle vongole!!!!! E dentro di te pensi... meno male ha fatto lui e mi ha fatto lo sconto, perché ho solo 120 euri in tasca e mi toccava pagà con il bancomat che è 10 giorni che l'ho finito... sai che figura di merda... ma andate in culo, speriamo bruci stanotte questo covo di satana.
Il copione vuole che a questo punto l'infame gestore domandi la classica di rito: posso offrire qualcheccosa? un "uiskino"? E mentre te pensi di sgollarti un bel chevas (che ti fa venire la cappella come un riccio dell'antica gelateria del corso), come ciliegina sulla torta della sbornia presa che hai ma devi fingere di non avere... lei finalmente rivolge per la prima ed unica volta parola alla servitù con un laconico "no, grazie". Tu sai che la madonnina piangerà per le cose terribili che stai pensando del suo santo figliolo ed a te, non importa.
Esci barcollante dal ristorante, con una fava che non ti sta nei pantaloni, ma cerchi di mantenere qualche metro di distanza perchè devi scoreggiare... visto che non lo fai da più di due ore ed hai la vescica piena del fantomatico prosecco che preme come le fans dei take that all'apertura dei cancelli dell'unico concerto del 2000 in europa... fingi allora di esserti dimenticato il bigliettino da visita per consigliare quel posto a chi ti sta veramente a cuore (o, meglio, sul cazzo, puttanadellaeva 110 euri! me lo hanno fatto piccolo il culo!) guadagni spazio ed espleti! Annusando il tremendo petone giuri di metterti a dieta e di darti una regolata, raggiungi la tua lei che è già davanti alla portiera manco fosse sua, monti in macchina che nel frattempo è rimasta l'unica a visione di uomo, rigorosamente in mezzo alla strada e semiricoperta da uno stuolo di moccini... Togli con indifferenza la multa, sbirci appena i 45 euro della cifra prima di accartocciarla pensando a come fosse bello al tempo dei romani, quando i santi invece che venerarli li bruciavano vivi o li mangiavano i leoni... ti volti verso di lei, le sbirci le cosce e poi noti che le scarpe che la maialona indossa non le hai mai viste nemmeno nei migliori porno di tele+ con cui in passato ti sei sfilato di seghe.
Accenni un sorriso e scatta una delle domande più brutte che una figa possa fare ad un uomo dopo "mi ami?", ossia: cosa facciamo? Ma cazzo, come cosa facciamo... ma non lo leggi nei miei occhi che ho bisogno di strapparti le mutande e di penetrarti prima che sopraggiunga l'orchite????... "sai, mi sono venute oggi le mestruazioni e sono un po' stanca... sono stata benissimo... grazie della serata... chiamami domani... grazie di avere offerto te... la prossima volta pago io non si discute... sei proprio divertentissimo... piripì... piripà..." Sono in questi momenti che cominci a capire Donato Bilancia, e pensi che in fin dei conti lui, in carcere, con 2 pasti al giorno e la televisione a colori, non se la passa poi male... fantastichi con la mente sognando di uno stato anarchico in cui l'omicidio sia finalmente depenalizzato e pensi a dove hai messo la chiave inglese del 24... poi l'attimo di follia svanisce e te provi il gesto della disperazione, tipo quei calci d'angolo in cui sale anche il portiere e che tanto appassionano il pubblico perché stringono il cuore... Hai 2 possibilità ma non puoi giocartele tutte e due, una esclude l'altra
a) ci beviamo una cosa in quel localino vicino a casa tua?
b) facciamo due chiacchiere sotto casa?
Il 99% dei casi la risposta alla domanda a) è sempre negativa... anche perché non potrebbe essere altrimenti. Solo gli alcolizzati come te ed i tuoi amici, dopo un americano come aperitivo, 2 bocce di sidro spacciato per nettare "proseccaccio", un corretto allo stravecchio e diverse bicchierate del fetido limoncello avrebbero il coraggio di mettersi altro liquido alcolico in corpo. Ti butti quindi a corpo morto sulla b)... ma vieni liquidato con la merdosa frase di circostanza: "era tanto che non passavo una serata così... sei davvero un ragazzo straordinario... è successo tutto così in fretta... meglio che salga altrimenti chissà cosa potrebbe succedere..." sorride, ti passa una mano tra i capelli, ti sfiora le labbra con le sue ed esce dalla macchina come se la stessa stesse precipitando da una scarpata. Mentre tu sei ancora incantato sul suo culo sbavando sui contorni di quel malizioso perizoma... si gira di scatto, ti sgama in pieno, sorride e ti dice "ti chiamo!" sparendo irrimediabilmente nel portone.
Parti, fai dieci metri, ti sganci la cintura ed accendi il cellulare, dove ti arrivano 16 messaggi di quei coglioni dei tuoi amici in cui il più fine ti ha scritto "slabbrala!!!". Ti avvii zigzagando verso casa e sei perfettamente conscio che l'invocare il maligno ti farà solo finire all'inferno... ma l'unica cosa che placa la tua ira sembra essere quella!!!
Ti accendi una sigaretta, scorreggi ed arriva un SMS... è lei! "non riesco a dormire, vorrei tu fossi qui vicino a me. A prestissimo". Inchiodi la macchina in mezzo al viale, mentre fai manovra per l'inversione ad U ritorni in te, ridi, bestemmi, rinunci e prosegui verso casa.
Scorreggi.
Fai un rutto che è tutto un programma.
Scorreggi.
Ridi.
Hai sete.
Che ore sono? mezzanotte e cinquanta... forse se mi muovo 2 canne in piazza le trovo ancora!!!!!


(Eh, quanti ricordi... )
(by deceptionisland)
Categorie: cucina, zapping, uomini e donne

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mercoledì, 25 ottobre 2006 ore 15:18
Ieri sera sono entrata in una brasserie sperando che mi facessero un croque-monsieur (una specie di toast con burro e formaggio che oltre a trovarsi dentro, sono anche all'infuori e formano una deliziosa patina croccante... SBAV - e forse anche qualcosa dippiù sopra, ma non ricordo). Ma, a parte che il croque-monsieur non c'era, ha cominciato a prendermi nausea alla lettura di qualsiasi cosa fosse nel menu.
Insomma, mi sa che mi è venuta in soli 3 giorni la prima sindrome gastrointestinale del viaggiatore, con tutte le sue spiacevoli conseguenze. Di solito sono abbastanza fiduciosa sulla tenuta del mio stomaco, ma dopo i fasti di qualche settimana fa non me la son più sentita di tentare la fortuna nemmeno con una niçoise.
Così, avvicinandomi mogia al (cameriere? proprietario?) gli ho detto (incartandomi su tutte le r mosce, come mi succede quando sono un po' imbarazzata e tento di sembrare disinvolta in questa lingua segretamente isterica) che mi sentivo male e dovevo andare a casa. Mi ha squadrata con aria giustamente sospetta (come si fa a sentirsi male così, dopo quattro minuti e guarda caso subito dopo la lettura del menu?) e anche un po' schifata, come solo i francesi sanno fare, e ha sputato un laconico: oché.
Ero sincera, miseria ladra, ma credo che alla mia buona fede crederemo solo io e il cesso del pianerottolo.
Fortunatamente stavolta non ho abbisognato di un catino.
(by deceptionisland)
Categorie: viaggi, cucina, imprevisti

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