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Dipendente 10% 37%
Ossessivo-Compulsivo 50% 40%
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giovedì, 30 luglio 2009 ore 02:09
A distanza di un mese e passa, è difficile gestire i sentimenti scatenati dalla tua morte.
Il tam-tam mediatico è insopportabile. Una volta guardavo tutto e poi m'incazzavo, ora non voglio guardare. Mi sembra di conoscere cose che non sanno, di quella conoscenza soprannaturale che gli altri non potranno mai capire, che invece di essere distorta dall'amore ne è avvalorata, perché ad alcune persone l'amore permette di aprire gli occhi sull'abisso senza paura.
E' difficile capire se sto seguendo la mia onda emotiva o quella di tutti gli altri, e brucia quando sento parole come "adesso che è morto lo amano tutti". Mi sento colpevole per aver messo da parte quest'amore per tanti anni, senza degnarlo di uno sguardo, anche se so che, per preservare la mia salute mentale, non ho potuto far altro che dire addio.
Vorrei dirti che non ti ho abbandonato, che se tu fossi tornato da me a chiedere aiuto io ci sarei stata ma tu eri nella terra del mai e io finalmente stavo riuscendo a dare un senso alla mia vita reale. Quindi non è stata colpa mia se sei rimasto senza di me.
Me lo ripeto, ma non funziona, anche se un po' mi calma.
Vorrei tanto che mi tornassi a trovare con la stessa forza con cui ti immaginavo sempre lì intorno. Vorrei riuscire a materializzarti lì con la mia immaginazione come facevo allora. Adesso parlo un inglese più che decente e non ci sarebbe nemmeno quella forzatura di far finta che ci sia una specie di pesce babele a farci capire.
E' difficile avere a che fare con le persone sedicenti vicine a me, che non riescono, non riescono a capire come mai per me è un lutto personale che ho bisogno di elaborare come tale, e non fanno che ricordarmi che tu non sapevi manco chi ero, e che eri una cosa finta.
Non riescono a capire come la potenza evocativa di una tredicenne potesse renderti così reale, così vicino, da darti più concretezza di tutto ciò che succedeva veramente. Per due anni abbiamo passeggiato, dormito, parlato, fatto progetti assieme. Non era vero, ma per me era più reale del reale. Nel modo in cui si radica in una persona il sentimento anche quando è finito, questo dovrebbe contare.
Non che fossi proprio tu in quella zona di spazio dove la mia mente ti vedeva.
Forse più di tutti c'ha azzeccato mio padre quando scherzosamente ha chiesto cosa ci avevi lasciato.
In fondo io non chiedevo che di ricordarti, di parlare di te per un po', di versare due lacrime, di trovarti, benevolo e sorridente, in qualche sogno, un perfetto commiato. E così è stato, nonostante dicessero che non era normale, non era giusto così. Che stavo facendo di male? Che conseguenze poteva avere? Forse che una simil-psicosi isolata e non distruttiva danneggia qualcuno?
E mi vengono in mente cose stupide, tipo che l'unica persona in grado di capirlo saresti stato tu, di tutti i miei amori non infantili l'unico inventato.

E' anche difficile capire come devo ricordarti.
Perché qui, casca l'asino.
Credo alla malattia, credo all'innocenza, ma per esserti fatto segare le ossa a quel modo non hai scuse.
A quale dei tuoi volti devo rivolgere i miei patetici sospiri? Insomma, non sono più così pazza, e non ne ho abbastanza per tutti voi.
E che volto avrà colui che spero venga a trovarmi nuovamente, nei sogni a occhi più o meno aperti?
Mi manchi, Joe.
Se mi avessero chiesto come mi sarei sentita, avrei saputo dirlo, che mi saresti mancato.
Ma non me l'ha chiesto nessuno, Nessuno mi ci ha fatto pensare.
Mi dispiace.
(by deceptionisland)
Categorie: diario, disagio

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mercoledì, 29 luglio 2009 ore 14:58
Leggo oggi che la Lega, rappresentata dalla deputata Paola Goisis, vuole introdurre un esame per verificare la conoscenza del dialetto e delle tradizioni della regione in cui i docenti intendono insegnare.
Chiaramente è il classico provvedimento anti-sudista, ma non occorre che io vada così a Sud per trovare casi di gente che sarebbe fortemente penalizzata da certi criteri di valutazione.

Che so, ad esempio: me.

Io sono figlia di madre genovese e padre sardo trapiantato a Genova da qualcosa come 45 e passa anni.
Mia madre a sua volta è figlia di un genovese e di una toscana.
Risultato prevedibile: il genovese non s'è mai parlato a casa e non essendo materia curricolare scolastica né delle elementari, né delle medie, né del liceo, per impararlo avrei dovuto o studiarlo per conto mio come hobby, o frequentare i besagnini e i maxelâ praesi o giù di lì, dato che a Genova centro tendono a non parlarti in genovese.

La prima opzione mi manca. Mea culpa, ho sempre pensato che gli interessi personali uno se li dovesse scegliere personalmente. (Lo stesso dicasi per le tradizioni liguri che, mi pento e mi dolgo, non hanno mai suscitato il mio fervido interesse.)
La seconda, giacché abitavo in centro (cioè a 15 km da Prà), mi riusciva difficile, specie in tenera età.
Senza contare il fatto che fino a qualche lustro fa parlare in dialetto in casa veniva considerato diseducativo. A scuola si parla italiano, eccetera.

Insomma, ecco, io... io il genovese non lo so. Capisco le canzoni di De Andrè perché amo De Andrè, ma è povera cosa, mi rendo conto. Non supererei un esame linguistico.
Ma mai avrei immaginato che tali mancanze, secondo alcuni, avrebbero potuto inficiare il mio futuro da insegnante.

Ma senza scendere troppo nel melodramma personale, prendiamo alcune regioni, tipo il Friuli Venezia Giulia o la Lombardia, in cui è difficile definire "il" dialetto.

Infatti, per un triestino d.o.c.g., non solo è probabile che non sappia il friulano, ma sarebbe anzi considerato una grave onta, da lavare nel sangue, che lo conoscesse.
Non so poi quali rapporti corrano tra Milanesi, Bergamaschi e Comaschi, ma non credo che i rispettivi dialetti siano esattamente intercambiabili.

Oppure si considerino alcune minoranze linguistiche del Trentino-Alto Adige, tipo il ladino, che ha notevoli variazioni da valle a valle. Coloro che sono cresciuti in Val Gardena devono anche dimostrare la conoscenza del ladino della Val di Fassa?
E i sardi di Alghero, che parlano una variante del catalano, devono anche mettersi a studiare la lingua sarda? Credo che non la prenderebbero affatto bene.

Probabilmente è solo la classica fumata nera che si dissolverà, e in effetti vedo che il grosso è già stato ritrattato. Tuttavia si parla ancora di test propedeutici, preselettivi per consentire l'accesso agli albi regionali degli insegnanti. E la Gelmini dichiara che sull'insegnameno della cultura locale e del dialetto si può ragionare.

(Serve davvero che io mi chieda come l'insegnamento del dialetto e delle tradizioni locali possa aiutare la crescita del paese?)

Anche se tutta questa marea di cazzate non dovesse passare, mi rende profondamente inquieta e pessimista il solo fatto che sia stata proposta.
(by deceptionisland)
Categorie: lavoro, lingue, disagio, idiozia umana, politica religione società, etnicamente

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giovedì, 14 maggio 2009 ore 17:11
Ci sono cose delle persone che pensi di conoscere che si vengono a sapere dopo molto tempo.
Ad esempio ieri Guappo è venuto a conoscere per la prima volta l'estensione del mio cognome.
(Ma sono sicura che se ne fosse semplicemente dimenticato.)

Un'altra cosa di me di cui non parlo molto volentieri è il mio periodo 1992-1994.
Quando ero fan - hem - ce la posso fare - respiro profondo - di Michael Jackson.
Ecco, l'ho detto.
E non una fan, così: una fan ossessiva e potenzialmente pericolosa.

Quando è scoppiata la bugna della pedofilia, non ci ho voluto credere manco per un istante.
E a tutt'oggi faccio una certa fatica a considerare la cosa come possibile.
Quando uno è un idolo, è un idolo: mica lo si abbandona per la prima stupidagginina che fa.

Per questo non mi stupisco che i consensi di Berlusconi non calino.
Non importa quello che dice.
Non importa nemmeno quello che fa (ma da anni, ormai).
E' l'idolo degli italiani, un personaggio ormai entrato a forza nella loro familiarità, la cui immagine si lucida mentalmente e se proprio ci sono delle chiazze scure... si coprono, o si mettono i modo che non si notino, o si fa in modo che ci stiano bene.

Se e quando l'Italia uscirà da questo delirio pop (probabilmente con la sua morte), gli irruducibili continueranno a pensare che l'avrebbe meritato, il nobel per la pace.

(E in effetti pure Michael Jackson era stato candidato)
(by deceptionisland)
Categorie: musica, disagio, idiozia umana, politica religione società

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giovedì, 23 aprile 2009 ore 16:11
Vuoto idraulico in testa e nei vasi sanguigni, con una piccola congestione al sistema linfatico. La mia gola sembra un trucco di Copperfield finito un po' male.
Si badi bene. Il fatto che io abbia vuoto idraulico in testa non significa che io ce l'abbia vuota, solo che si è seccata.
Come quel personaggio di Saviano (mi perdoni Saviano, ma non ricordo il nome di tutti i suoi personaggi che personaggi non sono) avverto in me i preoccupanti sintomi di quel che si può definire chiusura, che è una cosa più semplice ma allo stesso tempo più irreversibile della depressione.
Ed è così che potrei mettermi a discutere di cose frivole giusto perché, se aumento il flusso di coinvolgimento emotivo, rischio il blocco totale, con conseguenze paragonabili a quelle dell'ipertensione portale.
(Ho in progetto di scrivere la pagina wiki in italiano, poi linkerò quella.)
Ed è così che può spiegarsi - oltre ovviamente alla mia insofferenza per ennesime inutili rivelazioni su Berlusconi e il suo entourage - la mia partecipazione per esempio a yahoo answer, che mi rilassa dandomi l'illusione di poter fare qualcosa per certi/e giovani che si chiedono se il diabete viene trasmesso sessualmente, o se vedersi col solare Gino che ti riempie di attenzioni piuttosto che col bel tenebroso, e anche un po' stronzo, Pino.
Mi metto anche a disquisire con molta calma sul perché la tavoletta (si badi bene ho detto tavoletta, non ciambella) del cesso è meglio che stia chiusa. Ossia per evitare che ci cadano dentro oggetti, animali e anche determinate persone. Che poi quando a Coso, a cui non ho ancora fatto questo preziosissimo discorso, cadrà il cellulare numero due nel cesso, non venga a piagnucolare da me.
(Anche se conoscendolo, partirà piuttosto qualche madonna)
Ma in giorni come oggi potrebbe andare a finire che m'incazzo per nulla.
Come per esempio il fatto che quelli di Feltrinelli ti propongono un megasconto del 30%, poi vai lì e non c'hanno un cazzo.
Facile così.

(Siate comprensivi, sono giorni un po' difficili)
(by deceptionisland)
Categorie: disagio

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venerdì, 03 aprile 2009 ore 14:22
e menomale, perché quelle me le sto perdendo.

I più già sapranno che il mio ginocchio destro è congenitamente fallace, è stato operato ma i suoi problemi sono tutt'altro che finiti. Infatti, prima dell'operazione la rotula poteva decidere di farsi un giro nei paraggi, ora non lo fa più ma in compenso le estensioni del ginocchio sono accompagnate da inquietanti scricchiolii.

Ma quello, era una cosa con cui avevo imparato a convivere.
Tanto c'era l'altro ginocchio. C'era.

Pochi giorni fa, mentre me ne scendevo belbel dalla mia briosc+succo di JeanPierre, l'unico bar che conosco che faccia ancora le briosc' a 80 citti :zena: mentre scendevo, dicevo, per via Bertani, che ha una discreta ma non eccessiva pendenza, qualcosina deve aver protestato nel mio ginocchio sinistro. Lo so che non è mai una bella cosa esser costretti a far coppia con un invalido, ma che diamine, mi aspettavo un'escalation di dolorini, non una cosa così, alla sprovvista, e tutto d'un botto.

Così, di punto in bianco, mi ritrovo inchiodata con questo ginocchio che se provi niente niente a molleggiartici su ti tira una stilettata. In qualche modo mi son trascinata giù fino a Corvetto, essenzialmente NON piegando più la gamba. Il che, una volta arrivati alla classica rampina stronza di QUALUNQUE edificio genovese ma anche non - con tanti saluti alla questione delle barriere architettoniche - ha assunto proporzioni grottesche.

Comunque dopo due giorni di sciopero il mio ginocchio sinistro si è bevuto la mia promessa di *fare qualcosa per lui*, e anche se non è del tutto indolore, quanto meno non boicotta più apertamente la mia deambulazione. Nondimeno resta il fatto che non posso mica più farci sempre affidamento.

Pensavo in ogni caso di poter ritornare alla mia normalissima vita un po' clumsy (ma tanto ho sempre camminato in modo sgraziato, quindi pazienza), quando stanotte, così, mi sveglio e mi vien voglia di stiracchiarmi. Ed ecco che il mio polpaccio (o popocio, come dicono a Trieste) destro si produce in un crampo che, per non usare iperboli, definirò "niente male" (niente male un cazzo, comunque).

Fu così che passai una delle mie risicatissime ore di sonno a massaggiare e coccolare questo muscolo, il quale probabilmente si era risentito per le promesse politiche fatte all'altra gamba. Ciò non toglie che dopo aver superato la fase acuta delle crisi ed aver ragranellato il restante sonno, stamattina mi sia svegliata con la netta sensazione di avere un tognolino al posto del polpaccio. Sensazione che non mi ha abbandonato.

Tenendo anche conto della sciatica che di quando in quando mi assale, così, sto meditando se finire di smontarmi le gambe da sola e procacciarmi una pensione d'invalidità. Credo che non lo farò solo perché mi sono appena trasferita in una casa a due piani.
(by deceptionisland)
Categorie: imprevisti, disagio

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venerdì, 27 marzo 2009 ore 10:06
Avete presente quella pubblicità in cui due tizi danno un passaggio a un pinguino nello sperduto Nebraska e si rendono conto che hanno bisogno di rinfrescarsi un po' le idee?

Ecco, la stessa impressione l'ho avuta leggendo, nella colonnina a lato di facebook, questo annuncio qua:



Solo che anche dopo tre kinder pinguì questo annuncio era ancora lì, uguale.
Sono preoccupata.
(by deceptionisland)
Categorie: zapping, disagio

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giovedì, 12 febbraio 2009 ore 18:16
Volevo fare un appunto per chi dice che faccio le cose per attirare l'attenzione o raccogliere consensi.
Io faccio le cose perché mi gira.
Se poi queste cose attirano l'attenzione o mi valgono consensi, non mi riguarda.
Perché sebbene sia possibile e anzi probabile che uno strano istinto esibizionista mi spinga inconsapevolmente a farne alcune, poi dell'attenzione e dei consensi io non sono assolutamente in grado di godere, e anzi, mi ci trovo a disagio.
Quindi, ecco.
(by deceptionisland)
Categorie: disagio, chissenefrega

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mercoledì, 07 gennaio 2009 ore 12:26
Avrei aggiornato molto prima, ma la stanza dove c'era il computer a Villa Famiglia-di-Moccioso aveva una temperatura di dieci gradi circa.
Il che va bene se sei bloccata in un paese in cui ci sia qualcosa da fare anche a piedi. Così si esce, si fa un giro per di qui e di là, ti ho preso questo, sono andata a vedere la tal cosa.

Ma esaurita l'unica attrazione, ossia le bancarelle di coccodrilli gommosi e marshmallows, e soddisfatta l'unica vanità (ossia comprare un paio di orecchini, così giusto per dire di aver approfittato dei saldi) non resta che prendere freddo a casa invece che fuori, e accumulare mal di testa e rancore per... beh, non avendo nemmeno qualcuno con cui sfogare il rancore, ti ci fai un cappotto.

Beh, ammetto che non fosse stato per alcune (altrui) valutazioni sbagliate, una bella mattina, non avrei avuto l'opportunità di svegliarmi con un'accurata dissertazione sulle radici della canzone napoletana risalenti al problema dell'identità dopo le guerre mondiali, e ai suoi legami con la chanson francese. Incredibile quanta cultura possa sfoggiare un partenopeo delirante di febbre, nel sonno.

D'altronde ne è valsa la pena, di stare per due ore in mezzo a gente completamente ferma e muta in trepida (o tiepida) attesa del nuovo anno, e poi passare il resto della notte ad aspettare che il resto della notte passasse fino al primo treno. Poco importa che per motivi legati probabilmente alle quotazioni del cincillà, abbiano annullato i primi due treni per napoli. Due. Un espresso da Torino e un regionale. Così, all'ultimo minuto.

A tale proposito. Io non sono per niente una persona vendicativa, per cui non vi dirò affatto di evitare a tutti i costi la Caffetteria Cavour al 289 di via (appunto) Cavour a Roma. Scemi noi ad esserci lamentati perché una birra da 33 cl costava 5 euro.

Ciò detto.

Primo proposito per l'anno nuovo è: mai più a Poggibbonzi per più di ventiquattr'ore cumulative (salvo, facciamo, periodi dal primo luglio al 31 agosto, in cui questo intervallo di tempo può estendersi fino a 48 ore).

Secondo proposito: sola o male accompagnata, cinque giorni all'estero.

Terzo proposito: giacché le mie unghie reggono dal giorno 29, contro le ironiche previsioni funeste di mia cugina (tiè), facciamole reggere per altri otto giorni.

Quarto proposito: evitare se possibile di avere a che fare con l'UPS. È gente un po' confusa.

Quinto proposito: spedire due o tre mail al mese per fare gli auguri di buon anno, un po' in ritardo ma conta il gesto.
(by deceptionisland)
Categorie: viaggi, imprevisti, disagio

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martedì, 16 dicembre 2008 ore 12:49
A casa mia c'è innegabilmente umido.
Complice probabilmente il fatto che a Genova piove pressoché ininterrottamente da diciamo tre settimane.
Dico pressoché, ma non so se le mezze ore di pausa possano considerarsi tanto più asciutte della pioggia.
A casa mia il riscaldamento non c'è, né out'o'nomo né centralizzato.
Essendo piccola e incastonata tra case riscaldate, ha retto più che egregiamente fino a metà novembre circa, ma nulla ha potuto quando ha iniziato questa pioggia che sembra creata appositamente dagli ingegneri della compagnia bananifera di Macondo.
E così, i panni stesi in casa non asciugano.
I panni messi nei cassetti s'impregnano.
La lettiera del gatto non agglutina, e il gatto viene a pisciarmi sul piumone.
Il pane, che una volta si limitava a seccarsi nell'attesa che mi ricordassi di lui, ammuffisce.
Per quanto riguarda la Zibro, faticosamente ricaricata di quattro litri alla volta, lascio che spanda il suo aroma di cherosene in camera mia, ché è il punto in cui ho più bisogno di lei.

Cosa più inquietante, da qualche tempo se cammino sulle piastrelle di cucina sento il classico frrrch frrrrch di quando stai camminando con un paio di scarpe da tennis con le quali hai appena finito di guadare, che so, il Bisagno (e sto parlando del Bisagno di questi giorni).
Sulle prime ho pensato: ho le ciabatte bagnate.
Poi, quando sono passata con un paio di ciabatte sicuramente non bagnate, ho pensato: cavolo, dovrei proprio pulirle queste piastrelle.
Quello che non pensavo è che ci fosse da pulire *sotto* le piastrelle.
Infatti domenica tra pomeriggio e sera - una domenica in cui grazie ai turni di Pronto Soccorso Pubblicitario del Guappo mi ero sentita motivata a tornare a casa anzitempo - bussa alla mia porta la classica signora di seconda età e mezza che si profonde nelle più umili e reiterate scuse per avermi disturbata, caracolla giù dai sei gradini d'ingresso e mi chiede a fagiuolo se per caso ho delle perdite in cucina.
Dopo aver esaminato la mia modesta chiazza e aver convenuto che non è la mia lavatrice la responsabile, mi invita umilmente a dare un'occhiata alle macchie che ha a casa sua.
Vengo così a fare conoscenza con una specie di opera di arte astratta a prevalenza di toni marroni/grigi/neri la cui estensione copre i soffitti e i muri di bagno, cucina, e parte del corridoio, e dalla quale irriverentemente si staccano a tratti alcuni pezzi di calce e intonaco.
La luce in bagno è saltata, probabilmente per preservare la bellezza dell'opera nei toni chiaroscuri, cosa a cui la signora ovvia con una lampada da speleologo (il che mi pare appropriato, dato che stalattiti e stalagmiti non dovrebbero tardare ad arrivare), nei brevi tempi in cui le necessità fisiologiche hanno la meglio sulla sua paura di entrare in una stanza a rischio smottamenti.

Depressa e umidiccia, faccio ritorno a casa mia pensando che, poiché si tratta di tubi, se la smazzeranno il padrone di casa e l'amministrazione.

Cioè a dire: (tre)cento di questi giorni.
(by deceptionisland)
Categorie: casa, imprevisti, disagio, chissenefrega

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mercoledì, 10 dicembre 2008 ore 17:18
Sembra che avessero ingerito alcolici di ogni tipo quando, ad un certo punto, colpiti anche dalla noia, hanno deciso di riversare quello che molti giornali definiscono oggi “rabbia” devastando parte della stazione torinese di Avigliana.
Sono l'unica a cui lo stile di queste tre righe del mininotiziario FS online ha causato un'ilarità così irresistibile da indurmi a riportarle ad imperituriam memoriam sul blog?
(by deceptionisland)
Categorie: viaggi, disagio, idiozia umana, politica religione società

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